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Persone e idee

Peter Huta, storia di un disertore

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Sci di alta sartoria

Due sono le parole chiave che caratterizzano la sua vita: fuga e sopravvivenza. Se non ci si dà la pazienza di ascoltare la sua storia, non se ne viene a capo. Boemo di nascita (di etnia Sudeti), Peter Huta, potrebbe sembrare il gatto dalle sette vite.

Nei suoi 47 anni ci sono esperienze di un uomo del doppio dei suoi anni. Nato in una famiglia benestante, a 13 è campione di karate a Brno, a 16 diventa allenatore e il regime se lo contende come istruttore di arti marziali.

A 18 anni è arruolato, ma comincia a capire di essere dentro un sistema orientato alla violenza e scappa: da chi cerca di ingabbiarlo militarmente e da un'ideologia che ha azzerato ogni libertà individuale.

Prende la via della Jugoslavia, poi approda in Germania dove chiede asilo politico, Canada dove negli anni '90 costruisce i primi snowboard (Ross Rebagliati vincerà alle Olimpiadi di Nagano con uno dei suoi manufatti). Quindi rientra in Europa: alla Nordica Ski lavora ai prototipi.

Dovesse definirsi, non ha dubbi. Alza lo sguardo fiero e dice con un mezzo sorriso “Io sono un disertore”. Lo sibila strizzando gli occhi, fiero, con l'aria di chi ha fregato, orgoglioso di essere scappato al regime comunista tacendo la fuga persino ai suoi stessi genitori per non metterli in pericolo. Ma la vera vittoria è essere scampato - per tre volte -  alla morte: la prima passando la frontiera, le altre due superando due ictus.

Parla di sé senza problemi: “Sono anche dislessico”. Gli facciamo notare che lo erano anche Einstein e Leonardo e nell'incontro fiume, vita e lavoro sono un tutt'uno. Ma le sorprese non sono tutte: è anche un rabdomante. Trova l'acqua, la sente.

La sua grande idea? Gli sci on-demand sfornati nel laboratorio di Calliano. Il cliente fornisce i dati fisici precisi del proprio corpo (peso e altezza) e lui costruisce sci che dureranno almeno 24 stagioni. Hanno punta tonda e coda stretta, una nicchia di mercato che con il passa-parola arriva anche al Principe Alberto di Monaco e ad Alessandro Benetton. 

E' dunque un sarto degli sci: pezzi unici, fatti a mano, realizzati con macchinari “inventati” da lui stesso. “Peter non usa stampi” dice. “Voi italiani dite che è artigiano chi crea con le mani. Ed anche in tedesco si parla di lavoratore con le mani. In Boemia artigiano significa invece sopravvivenza. Ecco io sopravvivo con le mie mani”.

Né banche, né soci nel suo cammino di imprenditore. Vive in un capannone messo a disposizione da un amico dove mette in moto ogni giorno quel favoloso marchingegno che è la sua mente. Tra le macchine ci mostra un pezzo pensato per la Nasa (top-secret il progetto).

Usa un esilarante ossimoro per le sue invenzioni. “Ho scoperto qualcosina di mega” sussurra. Si tratta di un tutore da applicare al ginocchio che aiuti lo sciatore a molleggiarsi sugli sci e a ritornare in piedi senza fatica. Sogna di trovare il mecenate che glielo metta in produzione.

Ha chiamato “becca-cliente” il modello che - una volta provato - porta il cliente all'acquisto. Nessuno resiste. Si tratta di sci che costano almeno 1500 euro di partenza, ma dovrebbero costarne il doppio. “In questo modo riuscirei a guadagnare 50 euro netti all'ora perché oggi, con il lavoro che ci metto, tolte le tasse ne guadagno 7”.

Recentemente ha ricevuto un premio di 6.000 euro come maestro artigiano. Non sanno che lui meriterebbe la laurea in ingegneria ad honorem e bisognerebbe studiarne il cervello. Una specie unica: che non merita l'estinzione.
(Corona Perer - luglio 2013)

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