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Arte e cultura

Jazzit Club, nuovo modo di fare cultura

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...e nuovi spazi per il jazz

di Corona Perer - In Italia il jazz è una cenerentola, ma soprattutto da noi si promuove (e si ascolta) solo ciò che già si conosce. C'è carenza di luoghi di ascolto e di produzione musicale, crisi di pubblico, eppure il paese pullula di una creatività di gran qualità che fatica ad emergere.

E' un dato di fatto che produrre musica oggi in Italia è un percorso ad ostacoli. I musicisti, soprattutto gli emergenti, hanno pochi spazi per far ascoltare le loro idee. I promoter si trovano spesso costretti a sospendere la programmazione di musica dal vivo di qualità per gli alti costi di produzione di un concerto (dal cachet alla Siae dai contributi Enpals all'Inail, dai rimborsi all'Iva sui biglietti, dall'ospitalità ai musicisti al lavoro di fonici, dalle spese di promozione a quelle di comunicazione).

I produttori discografici dal canto loro chiedono eventi dal vivo per promuovere i loro prodotti e se il circuito dei festival nazionali vacilla, quali occasioni restano agli appassionati di buona musica, per conoscere nuove frontiere, nuovi gruppi e la tanta ricerca che si fa nel nostro paese specie in provincia? Quali occasioni hanno i gruppi musicali di emergere? Poche molto poche.

Da questa constatazione l'editore musicale Luciano Vanni ha pensato di far fare alla propria testata Jazzit un salto di qualità e una svolta che inaugura di fatto un nuovo modo di produrre cultura: condividendo beni e servizi. E magari anche i ricavi.

Il progetto pilota ideato dalla casa editrice ha portato nel corso di questo primo quadrimestre alla nascita di sei Jazzit Club nelle città di Roma, Milano, Montefalco e Cascia (in provincia di Perugia), Matera ed ora anche a Rovereto. In queste realtà una rete solidale tra testata, promoter, musicisti, service, fotografi, uffici stampa, provvede a far sì che la musica "viaggi" geograficamente lungo lo stivale consentendo ai musicisti che la producono la giusta remunerazione.

Il Jazzit Club non è un luogo fisico, ma una programmazione concertistica di qualità, una sorta di software innestata su hardware diversi (i Club) per far sì che nascano spazi per musica jazz dal vivo. Tutte le figure coinvolte nella programmazione musicale da chi suona a chi mixa, da chi ospita a chi comunica, fino al catering  mettono  a disposizione la propria specificità e i ricavi - se ci sono - vengono condivisi. Ma attenzione: questo sistema di co-working esclude a priori l'uso o il dispendio di denaro pubblico.

"Ero stufo di stare alla finestra anche perchè il mondo musicale nel frattempo è cambiato. C'è tanta qualità in giro per l'Italia, ascolto da tempo cose bellissime" ha detto oggi in conferenza stampa Luciano Vanni presentando con Mirko Pedrotti, musicista e compositore (e in questo caso) promoter locale, le attività che veranno svolte allo Jazzit Club di Rovereto. Mirko Pedrotti, vibrafonista e fondatore di un quintetto jazz (che ha già al suo attivo un cd ben accolto dalla critica musicale italiana), in questa veste è il promoter.

"E' finito il tempo di pensare solo a sè stessi, occorre pensare anche al territorio. Ringrazio Pedrotti perchè si è fatto carico di un "io" collettivo" ha detto Vanni che ha spiegato anche i rischi di questa operazione, in realtà minimi. "Non esistendo il cachet, i musicisti che suonano sono consapevoli di questo atto di condivisione". Vale a dire (aspetto questo assolutamente inedito questo nel panorama musicale), che  partiranno per il concerto da volontari, senza aver fissato un centesimo di costo vivo a priori.

Questa formula inaugura davvero un nuvo modo di lavorare. Lo ha detto Vanni con parole efficaci.

"Cultura deriva da 'colere' che significa coltivare. Vogliamo coltivare la musica, farla conoscere, ma lo vogliamo fare senza denaro pubblico, a impatto zero, superando la soglia dell'entertainment e degli eventi temporanei per creare una comunità capace di ascolto, e quindi l'interesse ricadrà sugli stessi musicisti" ha detto Vanni che su questi nuovi princìpi produttivi e organizzativi inaugura una prassi coraggiosa e sostenibile.

La sua è una direzione artistica di tipo “open source”, ovvero generata direttamente dalla comunità dei musicisti che hanno inviato le proprie candidature artistiche e sono stati scelti. "Scelgo i gruppi che suonano non in base al mio gusto, ma alla loro professionalità. Non faremo serate di dilettanti, ma porteremo concertistica di qualità. A sostenere il tutto è il pubblico che deve imparare a pagare gli eventi come forma di sostentamento sia dello spazio che li ospita sia dei musicisti che producono".

I ricavi generati dalla vendita dei biglietti (5 euro a concerto per i soci dello Smart Lab che hanno pagato la tessera di 10 euro), sono condivisi equamente al 50% tra la struttura ospitante e i musicisti in programma, mentre i ricavi generati da una eventuale sponsorizzazione di società private saranno condivisi al 33% tra struttura ospitante, musicisti e Jazzit.

Un coraggio che chiede ora il sostegno del pubblico e partecipazione attiva. Iniziative come queste sono segno di grande creatività e di una professionalità che con poco non rinuncia al molto. Questo "molto" si chiama Cultura.
Corona Perer,  maggio 2014 - Rovereto

 

GIANMARCO SCAGLIA TRIO
| venerdì 16 maggio, ore 21.00
Fabrizio Mocata | pianoforte
Gianmarco Scaglia| contrabbasso
Giovanni Paolo Liguori | batteria - See more at: http://www.giornalesentire.it/article/jazzit-club-rovereto-eventi.html#sthash.hvzLvPBz.dpuf





> Mirko Pedrotti sul Wall Street International




 

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