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Polesine, storie di teatro (e di coraggio)

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Nel rodigino nessuno dimentica la pagina di storia del '900 più tragico, quando alla fine della seconda guerra mondiale vennero compiuti eccidi nazifascisti dopo rallestramenti. Ma la tradizione teatrale è fortunatamente molto forte e ha sepolto questo tragico capitolo di storia. Al sacrario in memoria dell'eccidio del 1944 di Villamarzana, si ricordano 43 martiri che furono rinchiusi nella casina del Barbiere della città ed uccisi a colpi di pistola di fronte al muro che riportava la scritta “Primo Esempio”. Una tragedia di una violenza inaudita che ha segnato irrimediabilmente la sensibilità polesana. I sommari interrogatori spesso si tenevano nei teatri del territorio, dove i camerini offrivano spazi per camere di tortura e il proscenio il palco per processi improvvisati. Lo racconta un video disponibile nella Casina del Barbiere.

A Rovigo il Teatro Sociale venne eretto fra il 1817 ed il 1819, rispecchiando la convinzione dell’epoca che considerava il melodramma come il genere di spettacolo meritevole della massima considerazione. All’epoca della costruzione  Rovigo aveva già una tradizione più che secolare. Il primo documento di un melodramma allestito a Rovigo risale al 1683.

Ma a Lendinara piccolo paese sulle rive dell'Adigetto si cominciò addirittura prima: nel novembre 1812 Girolamo Ballarin in società  con Giovanni Maria Bertazzi acquistò il "Granarazzo", un imponente deposito di vettovaglie lungo e stretto, per farne un teatro.

I lavori di riadattamento dell'edificio affacciato sulla piazzetta che fiancheggia il corso dell'Adigetto, furono affidati ad uno degli architetti più rinomati del ferrarese, Antonio Foschini. L' inaugurazione avvenne il 3 settembre 1814. E in questo 2014 ricorrono i 200 anni dall’apertura del Teatro Ballarin rinato come Teatro Comunale e con una dotazione complessiva di 453 posti a sedere.

Il golfo mistico, la cui conformazione esalta la possibilità di eseguire musiche dal '700 in avanti, può ospitare fino a 25 elementi; il palcoscenico è funzionale e di buona ampiezza.

A Badia Polesine  pochi chilometri più in là, stesso fermento, negli stessi anni. Nel 1812 per volontà e a spese del badiese Bartolomeo Dente, l'architetto Sante Baseggio (1749-1822) di Rovigo disegna il teatro. Nel 1836 l'immobile viene edificato, passa in proprietà di una Società di Palchettisti e assume il nome di Teatro Sociale.

Nel 1855 il teatro viene restaurato e ampliato: si aggiungono i palchi di proscenio e il paliotto con le Muse. Lo arricchiscono fregi in rilievo e a foglia d'oro, da sempre è definito "scatola d'oro" o "la piccola Fenice" per la somiglianza con il grande teatro veneziano.

Oggi è un gioiello che ospita al suo interno la prestigiosa collezione dell'uomo a cui il teatro è stato intitolato: sono i dipinti della collezione Balzan, uomo di punta del Corriere della Sera, del quale fu giornalista e amministratore, nato proprio nella bella e nobile Badia.
C.Perer - novembre 2014

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