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Persone e idee

Segantini, storia di un apolide

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Mostra a Palazzo Reale

Alla sua morte nel 1903, D'Annunzio vergò d'impeto una poesia. "Spenti sono gli occhi umili e degni, ove s'accolse l'infinita bellezza" scrisse il Vate. E' con questi versi che si apre il bellissimo catalogo edito da Skira in collaborazione con Mazzotta, dove arte e vita si danno la mano. E dove sin dalle prime pagine con foto di grande impatto e suggestione si entra nel suo mondo magico, agitato, eppure ...pervaso dalla Bellezza.

Annie Paule Quinsac, massima studiosa del genio arcense, accompagna il lettore di sezione in sezione. In ogni pagina aleggia il genio e l'uomo. Introdotto da una utilissima cronologia e dai saggi della Quinsac e di Diana Segantini, pronipote del pittore, il catalogo allinea oltre 120 opere tra disegni e dipinti provenienti dai vari musei che hanno collaborato all'esposizione di Palazzo Reale, articolata in otto sezioni.

Si narra ovviamente la storia del grande pittore Giovanni Segantini dagli esordi all’Accademia  di Brera, dove approdò povero e analfabeta nel 1877, fino al grande successo dei quadri più celebri. E poi una vita fuori dalle convenzioni di fine Ottocento, segnata dall’amore indistruttibile per la compagna Luigia Bugatti, la donna adorata che lo accompagnò nella genesi e nello svolgersi appassionante della sua grande arte e che con lui viaggiò tra l’Italia e la Svizzera, fino al trasferimento in Engadina.

Infine la morte prematura dell’artista, a soli 41 anni con ancora tante ferite dell’anima aperte. La monografia ripercorre l'itinerario artistico ed anche la storia di quella corrente culturale che si sviluppò tra l'Italia e la Svizzera all'inizio del secolo scorso. Le 312 pagine (euro 40,00) si aprono con una sequenza di magnifiche foto che subito restituiscono l'uomo, e con l'uomo anche le sue molte ferite.

Gioconda Segantini-Leykauf, discendente del grande pittore, padre del divisionismo italiano, raccontò in diverse interviste la sua specificità di "apolide". Trentino di  Arco, nato all’epoca in cui la regione faceva ancora parte dell’Impero austroungarico si era trasferito a Milano, al momento di rinunciare alla cittadinanza austriaca, per un disguido burocratico ci si dimenticò di assegnargli quella italiana. Rimase perciò per sempre senza documenti e mai poté sposare l’amatissima sua compagna Bice dalla quale ebbe quattro figli: in più, fu costretto di continuo a cambiare residenza a causa delle autorità, sia italiane sia svizzere, che con particolare malocchio vedevano un senza patria che non frequentava la chiesa e viveva con una donna in libera unione.

Giovanni Segantini tentò di guarirle lavorando freneticamente, dipingendo quadri sempre più grandi, per stupire e colpire il pubblico. Non manca l'altro tratto, quello di un Segantini scialacquatore che guadagnava tanto e tanto gettava al vento con il tratto tipico di chi, nato povero e diventato ricco, si trova impreparato davanti all’improvvisa fortuna.

E il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia, ricorda che Palazzo Reale da tempo sognava una mostra come quella inaugurata lo scorso 17 settembre.

Prezioso per gli estimatori e gli studiosi di Segantini, il catalogo di Skira offre uno squarcio sugli anni sospesi tra Scapigliatura, divisionismo, simbolismo e Liberty. "Era tutto ciò che agitava il panorama artistico in Europa" segnala in prefazione il sindaco di Milano che dichiara: "Segantini è un ottimo testimone per Milano nel cammino verso l'Esposizione Universale. Un artista appartenuto a diverse patrie, un innovatore, un innamorato della natura capace di parlare a tutti".

Ha ragione. Uomini così ne nascono uno per secolo.
Corona Perer




 

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