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Arte e cultura

Raccontare la donna senza far retorica

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Palazzo Fortuny

di Corona Perer - E' possibile raccontare la donna senza far retorica? Sì, è possibile. L'ha dimostrato Palazzo Fortuny  e il cammino onirico "sulla donna" organizzato con tre mostre: dalle "amazzoni" della fotografia della magnifica collezione Trevisan (e quindi dal buio insondabile del mistero femminile e delle sue stagioni) fino alla casa-anima abitata da un essere meraviglioso e sofferente quale fu Dora Maar per giungere alla radiosa sperimentazione della donna contemporanea con le opere di Anne Karin Furunes, fotografa norvegese.

Dentro il piano nobile del Fortuny, con il suo rosso di viscontiana memoria, abita la tragica storia d'amore tra lei e Picasso. Sembra di entrare nell'anima-casa del sognatore di cui troviamo traccia nell"Interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud.
Un'anima ricca e sofferente, abitata da un talento creativo di assoluta modernità. L'intelligente direzione di Gabriella Belli e il tocco di Daniela Ferretti, "maga" di tutti gli allestimenti conferisce al pacchetto-mostre un taglio assolutamente originale.

Di immagine in immagine, percorrendo la tragica-rinascita di questa donna, mediata da fotografia, arte e fede, si prosegue all'ultimo piano del palazzo (con la vetrata stagliata su una Venezia mozzafiato), lavora ad alcuni negativi fotografici ritrovati negli archivi di Mariano Fortuny e ricompone con un "puntinismo fotografico" le immagini della donna.

Nei dipinti di "Shadows" l’artista norvegese Anne-Karin Furunes (1961) utilizza foto di volti anonimi per indagare sulla personalità e l’identità della persona ritratta. Attraverso un minuzioso lavoro sull’immagine ridotta in scala di pixel, il soggetto si dissolve in un ordine astratto di punti, divenendo ai nostri occhi una presenza-fantasma, incorporea, quasi immateriale, dipendente dai movimenti dell’osservatore e dal gioco della luce.

Con "Shadows" l’artista prende spunto dai ritratti di alcune figure femminili che hanno popolato i saloni di Palazzo Pesaro degli Orfei e più volte sono state fotografate da Mariano Fortuny. Liberate dall’oblio del passato le “anonime” immagini ci accolgono nello spazio della casa museo.

Tre mostre-tre chicche al Fortuny...più una. Perchè al Fortuny sono esposte anche le spille d'autore di Barbara Paganin (> foto in alto). Pazienza femminile che dice costanza, precisione, creatività e una capacità di re-inventare le cose.

E non è questo il genio femminile? Di chi sceglie, di chi allestisce, di chi crea, di chi soffre e rinasce da sè stessa, di chi dando vita attraversa il dolore.
Le mostre sono state promosse per l'8 marzo 2014, una ricorrenza di senso, al di fuori di ogni retorica
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(Corona Perer - 9 marzo 2014)

 

 

 

> Dora Maar, nonostante Picasso
> Anne Karin Furunes, "Shadows"
> Le Amazzoni della Fotografia
 

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