Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Attualità

Disastro ferroviario di Viareggio

Disastro ferroviario di Viareggiodida-new.jpgDisastro_ferroviario_di_Viareggio_4.jpgviareggio_4.jpgviareggio.jpg
Stragi d'Italia

«In questa tabella possiamo osservare il bollettino prezzi della macelleria Era». E' il pubblico ministero Salvatore Giannino al Polo fieristico di Lucca, a parlare al processo per la strage di Viareggio. In sostanza l’Era (Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria) non ha ancora oggi dichiarato obbligatorio sui carri che trasportano merci pericolose. Installare o meno il sistema che si accorge che il treno sta deragliando e ne arresta la marcia è ancora lasciato all’adozione volontaria delle singole imprese ferroviarie. "Mai processo di tali dimensioni fu così nascosto agli occhi dell’opinione pubblica" affermano i famigliari delle vittime. In aula c’è chi ha testimoniato, senza nulla omettere, che c’era un progetto al quale dentro Trenitalia - la stessa società di Fs che oggi sta sperimentando l’adozione dell’anti svio - si è lavorato per valutare se attrezzare o meno i carri merci che l’azienda avrebbe dovuto acquistare se avesse deciso di investire nel settore del trasporto merci e merci pericolose su rotaia. Finì che non se ne fece di niente, dopo l’analisi del rapporto tra costi e benefici, illustrata in aula da Giannino. Sul processo l'analisi dell'avvocato Gloria Canestrini, legale del Codacons.

**

 

Scandalo al sole - di Gloria Canestrini

Sono 32 le persone che hanno perso la vita nel disastro del 29 giugno 2009, quando, al passaggio dalla stazione ferroviaria di Viareggio, un picchetto di regolazione  spezzato fece deragliare un convoglio di passaggio, carico di GPL: il gas uscì ed esplose, radendo al suolo un’intera via. Via Ponchielli, costeggiata da case improvvisamente ghermite da un inferno di fuoco, case abitate da persone che stavano riposando nelle abitazioni e che mai avrebbero potuto aspettarsi una simile sciagura.

Gli imputati a giudizio sono 33. Per molti di loro, nel frattempo, si è registrato un incredibile iter di carriera!
Innanzitutto, Mauro Moretti, allora amministratore delegato  di Ferrovie dello Stato ( oggi è ad e direttore generale del gruppo Finmeccanica). Altri balzi di carriera si registrano per Michele Maria Elia, Vincenzo Soprano, Giulio Margarita ( che è passato nientemeno che all’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria!). Imputati quindi i vertici di Trenitalia, ma anche i funzionari delle società del gruppo Fs e della Gatax, che era la proprietaria del convoglio deragliato. Sul banco degli imputati anche i responsabili dell’officina tedesca Jugenthal e della ditta italiana Cima: la prima revisionò e la seconda montò l’asse che, spezzandosi, fece deragliare il convoglio.

La Procura di Lucca, durante l’ultima udienza del processo ha modificato i capi di imputazione per l’amministratore delegato Moretti: la sua posizione processuale si aggrava. Secondo l’accusa, infatti, Moretti aveva  “poteri apicali di indirizzo che, di fatto, esercitava con atti di concreta ingerenza nella gestione”. E’ una buona notizia: generalmente chi detiene tali poteri “apicali” ( e lautissimi stipendi) si difende adducendo una mancanza di responsabilità dovuta alla posizione puramente formale del ruolo che riveste.

Non è così. Gli avvocati di parte civile continuano a sostenere nel processo per la strage di Viareggio che, al di là dei ruoli ufficiali, Moretti è stato l’ad di fatto anche delle altre società del gruppo coinvolte nel processo. Risulterebbe infatti che Moretti avrebbe avuto più potere decisionale nelle scelte della holding di quello che finora gli è stato attribuito.
I reati contestati rimangono gli stessi, ma questa nuova imputazione mette in evidenza il ruolo centrale di un amministratore come Moretti.

In questo tipo di processi hanno un ruolo centrale anche le perizie. Il Giudice per le indagini preliminari ha atteso ben cinque mesi la relazione dei consulenti di Ferrovie dello stato. Una relazione di parte non condivisa con le altre parti nel corso delle operazioni peritali: lo ha dichiarato a chiare lettere il prof. Paolo Toni, consulente della Procura di Lucca,che ha contestato punto per punto la relazione dei consulenti di Ferrovie e che esclude il fatto che a squarciare la cisterna carica di GPL sarebbe stato un pezzo di scambio ( detto “zampa di lepre”), invece che un picchetto di regolazione curve.

Mentre i periti combattono ( si sa che le conseguenze causali attribuiscono enormi responsabilità a soggetti diversi), il processo rischia la prescrizione. Questo di Viareggio non è stato uno spiacevole incidente. Non è stata, soprattutto, una tragica fatalità: è già emerso , infatti, che Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana non hanno fatto una valutazione coordinata e globale per mitigare i rischi connessi al trasporto di merci pericolose in zone densamente abitate. Rimedi ben conosciuti come la riduzione di velocità, l’installazione di rilevatori di svio, il controllo rigoroso della manutenzione dei carri  anche non appartenenti alle ferrovie, l’installazione di barriere protettive non sembrano comparire nei documenti di valutazione dei rischi.

Ecco perché ad alcuni imputati sono state contestate, oltre alle  altre ipotesi di reato, anche le violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro.
Le fiamme hanno sterminato intere famiglie: solo il processo, a questo punto, può dirci il perché.

riproduzione riservata

Attualità

Attualità

colore_rosso.jpg boccetta_gucci_bamboo_spot_2.jpg photo.jpg banner_GIF_Sentire.gif