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Disastro ferroviario di Viareggio: la sentenza

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Stragi d'Italia

31 gennaio 2017 - Condanna a sette anni per gli ex ad di Fs e Rfi Moretti ed Elia al processo per la strage di Viareggio in cui persero la vita 32 persone nel giugno del 2009. Per i 33 imputati, come persone fisiche, e 9 società, le accuse erano a vario titolo di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo, incendio colposo e lesioni colpose. Dieci le assoluzioni. Una sanzione da 700.000 euro ciascuna per Rfi e Trenitalia e di 480.000 ciascuna per le società Gatx Rail Austria, Gatx Rail Germania, Officina Jugenthal Waggon è tra le condanne pronunciate oggi dal tribunale di Lucca per la strage alla stazione ferroviaria di Viareggio.

Alle stesse società, per le quali è stata riconosciuta la responsabilità dell'illecito amministrativo, applicata anche la sanzione interdittiva per un periodo di tre mesi. I giudici del tribunale di Lucca hanno assolto 10 dei 33 imputati per non aver commesso il fatto che sono Andreas Barth dell'Officina Jungenthal di Hannover, Andreas Carlsson, sempre della Jungenthal di Hannover, Joachim Lehmann, supervisore esterno della Jungenthal, Massimo Vighini, Calogero Di Venuta, responsabile della Direzione compartimentale di Firenze Movimento Infrastrutture, Giuseppe Farneti, sindaco revisore di Fs prima e poi di Italferr, Gilberto Galloni, ad di Fs Logistica, Angelo Pezzati, predecessore di Di Venuta, Stefano Rossi e Mario Testa.

Assolto anche Moretti dai reati a lui ascritti come ad di Ferrovie e Vincenzo Soprano, limitatamente ai reati ascritti come ex dirigente di Fs. Esclusa la responsabilità per illecito  amministrativo anche di Ferrovie dello Stato Spa, di Fs Logistica, di Cima Riparazione. Sul processo - in questa pagina - l'analisi dell'avvocato Gloria Canestrini, legale del Codacons che fece notare il sorprendente iter di alcune carriere degli imputati: premiati, nonostante l'inchiesta.

www.giornalesentire.it - 2017

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Scandalo al sole
di Gloria Canestrini

Sono 32 le persone che hanno perso la vita nel disastro del 29 giugno 2009, quando, al passaggio dalla stazione ferroviaria di Viareggio, un picchetto di regolazione  spezzato fece deragliare un convoglio di passaggio, carico di GPL: il gas uscì ed esplose, radendo al suolo un’intera via. Via Ponchielli, costeggiata da case improvvisamente ghermite da un inferno di fuoco, case abitate da persone che stavano riposando nelle abitazioni e che mai avrebbero potuto aspettarsi una simile sciagura.
Gli imputati a giudizio (33) però hanno avuto un incredibile iter di carriera.
Innanzitutto, Mauro Moretti, allora amministratore delegato  di Ferrovie dello Stato ( oggi è ad e direttore generale del gruppo Finmeccanica). Altri balzi di carriera si registrano per Michele Maria Elia, Vincenzo Soprano, Giulio Margarita ( che è passato nientemeno che all’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria!). Imputati quindi i vertici di Trenitalia, ma anche i funzionari delle società del gruppo Fs e della Gatax, che era la proprietaria del convoglio deragliato. Sul banco degli imputati anche i responsabili dell’officina tedesca Jugenthal e della ditta italiana Cima: la prima revisionò e la seconda montò l’asse che, spezzandosi, fece deragliare il convoglio.
In questo tipo di processi hanno un ruolo centrale anche le perizie. Il Giudice per le indagini preliminari ha atteso ben cinque mesi la relazione dei consulenti di Ferrovie dello stato. Una relazione di parte non condivisa con le altre parti nel corso delle operazioni peritali: lo ha dichiarato a chiare lettere il prof. Paolo Toni, consulente della Procura di Lucca,che ha contestato punto per punto la relazione dei consulenti di Ferrovie e che esclude il fatto che a squarciare la cisterna carica di GPL sarebbe stato un pezzo di scambio ( detto “zampa di lepre”), invece che un picchetto di regolazione curve.
Questo di Viareggio non è stato uno spiacevole incidente. Non è stata, soprattutto, una tragica fatalità: è già emerso , infatti, che Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana non hanno fatto una valutazione coordinata e globale per mitigare i rischi connessi al trasporto di merci pericolose in zone densamente abitate. Rimedi ben conosciuti come la riduzione di velocità, l’installazione di rilevatori di svio, il controllo rigoroso della manutenzione dei carri  anche non appartenenti alle ferrovie, l’installazione di barriere protettive non sembrano comparire nei documenti di valutazione dei rischi.
Ecco perché ad alcuni imputati sono state contestate, oltre alle  altre ipotesi di reato, anche le violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro.

www.giornalesentire.it - 2016
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