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Foibe, tragedia orfana

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di Arianna Bazzanella

Se si cerca la definizione di Foiba sul dizionario Treccani, si può leggere "In geografia fisica, tipo di dolina; in particolare, nella regione istriana, grande conca chiusa (derivante da doline fuse assieme) sul cui fondo si apre un inghiottitoio. Vedi anche infoibare".

Per la geografia le foibe sono una forma particolare del territorio, per certi aspetti una caratteristica imperfezione, niente di più. Ma la storia, invece, ha assegnato loro un altro compito: quello di silenziose e, loro malgrado, conniventi custodi di un passato di sangue ancora senza riconoscimento. Di un oblio, forse voluto per l'incapacità di fare i conti con gli errori e le tragedie di un passato troppo recente e troppo vicino.

Perché se ci si addentra nel verbo derivato, "infoibare", si scopre che qualcosa comincia a parlare d’altro: "Gettare in una foiba, e più in particolare ammazzare una persona e gettarne il cadavere in una foiba, o farla morire gettandola in una foiba (il verbo è nato e si è diffuso alla fine della seconda guerra mondiale)." Ecco, ci siamo. Quelle parentesi, quasi nascondessero qualcosa di minore e insignificante, sono invece un segno, pesante e potente, della Storia.

Per molte persone, intere città, quel verbo e quelle parentesi richiamano a dolorosa e imperitura memoria soprattutto questo: il simbolo tragico di un genocidio, il ...


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