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Ambiente

Rispamiare terra, conviene

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Il progetto Biomasfor

Ridurre le emissioni di anidride carbonica di 300 mila tonnellate entro il 2020: è uno degli obiettivi che si cerca di perseguire in Trentino. Tra le misure messe in campo per raggiungere questo obiettivo figurano, accanto alle caldaie a massima efficienza, ai collettori solari, agli edifici a basso consumo, anche le centrali di teleriscaldamento a biomassa.

Ne sono state costruite quattro di grandi dimensioni a Cavalese, Predazzo, San Martino di Castrozza e Fondo. Si tratta di impianti che utilizzano prevalentemente il “cippato” di origine industriale , derivato dagli scarti delle segherie, ma l’obiettivo della Provincia è arrivare ad impiegare anche il cippato forestale.

Il termine “cippato” deriva dal processo di “sminuzzatura" a cui viene sottoposto il legno ridotto meccanicamente in piccoli frammenti detti "particelle" (o "chips") di dimensioni uniformi. Questa massa di piccole "schegge" prende appunto il nome di "cippato" .

La situazione del Trentino è particolare nei riguardi di energia da biomassa nel contesto nazionale. Infatti, la superficie forestale è in fase di aumento a partire dagli anni Sessanta su terreni agricoli abbandonati e dove la produzione di legname si  è assestata su un valore di circa 520 mila metri cubi/anno. La produzione di biomassa forestale (ramaglie, cimaglie, legna da ardere, ecc..) ammonta invece a circa 480 mila metri cubi, di cui il 30 per cento viene utilizzato come legna da ardere. Ma nel bosco rimangono almeno 350 mila metri cubi di cippato: il 70% viene mantenuto in loco per motivi di costo o per mantenere la fertilità del terreno, ma un 30% potrebbe essere utilizzato a fini energetici: ci sono dunque 100 mila metri cubi di ramaglie e cimali da utilizzare. In realtà accade che neanche il 10 % viene prelevato per produrre energia, solo perché ci sono difficoltà per poter captare questo materiale a costi contenuti e compatibili con i prezzi offerti dalle centrali a biomassa.

Per studiare e analizzare le potenzialità e le innovazioni tecnologiche ed energetiche per l’uso sostenibile delle biomasse forestali trentine, è stato messo a punto il progetto Biomasfor, cofinanziato da Fondazione Caritro e Fondazione Edmund Mach. I partner scientifici (nel team studiosi italiani, austriaci, tedeschi e finlandesi) hanno messo a fuoco quattro aspetti determinanti: anzitutto la valutazione delle potenzialità produttive delle biomasse forestali trentine, quindi la sperimentazione di una nuova macchina cippatrice sviluppata nel Centro-Nord Europa per verificarne l’efficienza ed adattarla alle problematiche di accesso e di utilizzo delle biomasse forestali disponibili in Trentino.

Quindi si è studiato l’approccio energetico con le nuove tecnologie (tra queste la gassificazione delle biomasse) ai fini di sviluppare processi per una maggiore efficienza sia energetica che di trasporto ai fini della utilizzazione in impianti termici. Altro aspetto, non meno importante, lo studio sulla sostenibilità ecologica ed economica delle biomasse, sia in termini di perdita di fertilità dei suoli, impoverimento della flora microbica e delle altre componenti biologiche naturali. Il tutto per avere un quadro economico sui limiti e le ricadute in termini di efficienza energetica.

Il team di lavoro è stato costituito tra esperti dell’Università degli studi di Trento, del Consorzio per il Monitoraggio e la Pianificazione Forestale del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, dell’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del Cnr, del   Seinäjoki University of Applied Sciences della Finlandia; dell’Institutt für Forsttechnik di Vienna e del Forstbenutzung und Forstliche Arbeitswissenschaft  dell’Università di Friburgo (Germania).

I principali risultati del progetto Biomasfor possono costituire importanti elementi per gestire le scelte di pianificazione territoriale la cui applicabilità oltre ad essere particolarmente legata al territorio trentino può essere, almeno metodologicamente, estendibile ad analoghi contesti alpini.
Gli scenari economici sono di indubbio interesse per chi deve programmare il territorio da ente pubblico (Demanio, Servizio Foreste, Provincia, Comuni e Comunità), ma saranno utilizzati anche come base per pianificare le future scelte strategiche e la realizzazione di iniziative di sviluppo delle imprese, in particolare quelle afferenti al Distretto Tecnologico Trentino.
 

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