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Scuola musicale Zandonai addio - di Filippo Bulfamante

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La lettera

E' stato Direttore della della Civica scuola musicale “R. Zandonai” di Rovereto dal 4 marzo 2002 ma oggi lascia, al termine di una vicenda professionale che non gli ha lesinato amarezze. Nei giorni scorsi avevamo pubblicato lo sfogo dei genitori e degli allievi sui timori per il futuro delle attività e sulla burocrazia che aveva affossato le ipotesi di una Fondazione. Al termine di questa difficile fase decisionale Filippo Bulfamante, apprezzato musicista, ci ha inviato il suo amaro cenno di saluto alla scuola che è intitolata al grande musicista Zandonai. Lo pubblichiamo integralmente.

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E' sempre amaro il sapore di un distacco, anche quando lo si vive per scelta.
Quando corrisponde alla fine di un percorso di impegno e di passione.
Lo è soprattutto quando ci sono persone, oltre le cose.
Quando in questo percorso ci sono volti, e gesti, e pensieri, e cuori.

Ho avuto il privilegio di partecipare a un tracciato di storia; un frammento in un solco più grande che, semplicemente, permette a noi uomini e donne di riconoscerci come appartenenti a qualcosa.Qualcosa che ci racconta di un passato. Nostro. Qualcosa che ci proietta in un futuro.

Ho sempre pensato che l'esercizio di un ruolo, in qualunque campo delle azioni o del pensiero umano, fosse prima di tutto quello di non prescindere mai dalla salvaguardia del patrimonio che ci viene affidato: sia esso di persone, di valori o di cose. Preservare ciò che ci viene consegnato sopra ogni altro dovere. Prima di ogni altro diritto. Adeguare al tempo corrente, rinnovare, riformare, modificare, non può voler dire distruggere. Eliminare. Quando questo nella storia accade, è solo perdita.

Una scuola raccoglie infiniti valori. Raccoglie. Coltiva. E permette di fiorire a nuova vita.
Quando una scuola raccoglie anche il testimone di ciò che è prima di noi, il suo valore cresce. E cresce la nostra responsabilità di tutela.

Ho sentito argomentazioni soltanto imbarazzanti. Manipolazioni della realtà, false verità.
Ho sentito il silenzio assordante di voci autorevoli che potevano parlare, e non lo hanno fatto.
Ma ho anche sentito voci, tante, come mani tese a sostenere.

Agli studenti della mia scuola, ai miei allievi dico di avere il coraggio di difendere ciò in cui credono. Di combattere sempre, con forza e con tenacia, chi per l'incapacità di avere idee, di inventare, di risolvere, sa solo rimandare. Rimandare fino a distruggere.

Non possiamo pensare di cambiare il nostro tempo, i mali che affliggono il nostro Paese o anche semplicemente la dimensione della nostra esistenza, se poi non siamo noi, noi in prima persona, a prenderci la responsabilità di una scelta. Non c'è qualcun altro dopo di noi; non c'è un tempo migliore che verrà.

Quel qualcuno siamo noi. Il tempo è questo. E noi ne siamo gli artefici.

Filippo Bulfamante
Direttore Civica scuola
musicale “R. Zandonai” di Rovereto

 

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