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viaggi della memoria: Punta Linke

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La porta della guerra

E' diventata un museo, il più alto d’Italia: Punta Linke avamposto austriaco, uno dei più importanti del fronte dell'Adamello Ortles e Cevedale, è stato restaurato.

Posta nel gruppo Ortles–Cevedale, a 3629 metri di altitudine, Punta Linke durante la Prima Guerra mondiale fu una delle postazioni austro-ungariche più importanti dell'intero fronte. Dotata di un doppio impianto teleferico, questo "nido d'aquila" era collegato da una parte al fondovalle di Peio e dall'altra al “Coston delle barache brusade” verso il Palon de la Mare, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Il vicino Rifugio “Mantova” al Vioz era sede del comando di settore.

Ora torna a vivere e si trasforma in museo d’alta quota: nei suoi cunicoli non transitano più soldati e munizioni ma turisti “armati”, tutt’al più, di zaino e macchina fotografica.Alla fine della guerra, Punta Linke venne abbandonata, ma il ghiaccio e le particolari condizioni climatiche hanno consentito la conservazione dell'intero sistema di avamposti fino ai nostri giorni.

A partire dal 2008 un progetto di ricerca coordinato dall'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Museo "Peio 1914-1918 La Guerra sulla porta" ha portato al recupero dell'intero contesto con l'intento di restituire al pubblico questo straordinario luogo della memoria.

Punta Linke è una galleria scavata nel ghiaccio e nella roccia della cima, con un magazzino e una baracca posta in direzione del Vioz: i manufatti costituivano la stazione intermedia di un doppio impianto teleferico che collegava Cogolo alla più avanzata postazione asburgica di questo tratto di fronte, posta sul ghiacciaio dei Forni, in territorio italiano. Dai 1160 metri del fondovalle, i carrelli raggiungevano Punta Linke attraverso le stazioni intermedie di San Rocco, Blockhaus (a circa 2600 metri), Val de la Mite (2.900 metri circa), Rifugio Vioz.

Da Punta Linke - con una campata unica di 1.200 metri - l'impianto sorvolava il Ghiacciaio dei Forni, rifornendo così l'estremo presidio austro-ungarico che si trovava sul costone sudorientale del Palòn de la Mare, chiamato oggi il «Coston delle barache brusade», a 3.300 metri. A Punta Linke, grazie alla galleria, i militari austriaci potevano operare al coperto, e disponevano di un'officina e di un magazzino.

A dirigere il Museo è Maurizio Vicenzi il quale ha evidenziato come l’avamposto testimoni in maniera diretta l’epopea della guerra in alta quota. Il sito è in gestione al Museo di Peio ed è inserito nella rete dei musei della Grande Guerra in Trentino (il museo di Peio Paese, aperto oltre 10 anni fa, raggruppa oltre 2.000 reperti bellici provenienti dal fronte dell'Ortles Cevedale e dell'Adamello e narra la quotidianità dei soldati al fronte e della popolazione dei paesi delle retrovie che ha dovuto convivere con la vicinanza di un conflitto che ha cambiato per sempre la fisionomia dell' Europa).

"Punta Linke è il simbolo della guerra d’alta quota, costata migliaia di vite umane e sofferenze per i militari, senza distinzione di parte, che qui hanno vissuto per mesi" ha detto il presidente della provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi - "Sono qui a testimoniare l’attenzione della Provincia verso una memoria che non può essere dimenticata" ha concluso il governatore.
31 luglio 2014

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