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Rania di Giordania "Venite, siamo un paese in pace"

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e poi: ''Amo l'Italia''

(Amman 25 marzo 2015 - Corona Perer) - C'era anche Giornale SENTIRE tra le 14 testate italiane ammesse all'incontro tra la Regina Rania e la stampa di tutto il mondo: 150 dei 400 giornalisti invitati dal Ministero del Turismo a vedere con i loro occhi la Giordania per raccontarla al mondo. Il paese vive infatti una ingiusta penalizzazione del turismo a causa dell'instabilità regionale.

"Fate sapere che abbiamo molto da offrire e che i turisti sono i migliori ambasciatori della tolleranza, abbiamo molto da offrire, soprattutto la nostra accoglienza: siamo un popolo che ha buone relazioni con tutti" ha detto la bellissima Rania durante l'incontro con la stampa internazionale nella sede del Museo dell'Automobile dove sono esposte le auto di stato dei sovrani del regno Hascemita.

La Giordania oggi sta vivendo un momento decisamente critico per il proprio turismo. Paese di grande fascino e con un patrimonio archeologico straordinario (basti pensare a Petra o alle antichità romane di Jerash), si trova al centro di un'area in perenne ebollizione. E tuttavia – possiamo testimoniarlo – nessuna parte del paese è attraversata da scontri. Per fare un paragone basterà ricordare l'Italia durante la guerra nei Balcani: si trovava  esattamente davanti ad un teatro che in poco tempo incendiò Croazia, Serbia, Montenegro e Kossovo. Ma l'Italia non era in guerra (anche se poi partecipò ai raid della Nato decisi dall'allora governo D'Alema). Lo stesso vale per il regno Ashemita che semmai è l'occhio pacifico del ciclone e si trova a svolgere un'azione umanitaria senza precedenti, accogliendo i profughi sia siriani che iracheni.



La regina Rania di Giordania:
"Amo l'Italia e gli italiani"
fotoservizio: www.giornalesentire.it




Così la Regina in persona ha deciso di scendere in campo invitando i turisti a non evitare la Giordania per errate questioni di sicurezza. Essere penalizzati per il solo fatto di trovarsi al centro di un mondo in perenne litigio è ingiusto. “Ma noi siamo in pace” ha più volte ripetuto ai giornalisti, soffermandosi poi con loro per qualche inevitabile selfie dimostrando grande disponibilità dietro il suo indiscutibile fascino.

Come detto ben 400 testate da tutto il mondo (tra queste SENTIRE) sono state sguinzagliate nel territorio per visitare palmo a palmo un territorio che trasuda storia e tradizioni antichissime da Petra ad Aqaba, dall'antica Gerasa al Monte Nebo, dal mar Morto al Wadi Rum. Ovunque si incontra un territorio in pace e gente accogliente. Molti di loro hanno nel turismo la pressochè unica chance economica. Ma la ripresa dei flussi turistici tarda ad arrivare.

"La Giordania è arrivata alla stampa di tutto il mondo di recente ma per motivi sbagliati perchè ciò che è successo riguarda i paesi nostri vicini non riguarda la Giordania.Siamo un paese che ha buone relazioni con tutti." ha detto Rania che si riferiva evidentemente all'uccisione del pilota giordano da parte dell'Isis, che tanto sdegno ha procurato nel paese e nel mondo.

L'Italia è un mercato importante per questo paese, che però non è stato abbandonato da giapponesi e americani. Ed è nel cuore della regina più degli altri. "Amo l'Italia e gli italiani. Venite dunque a visitarci, gusterete la nostra accoglienza" ha concluso la Regina.

"La Terra Santa inizia in Giordania, per noi il turismo religioso sarà strategico" ha aggiunto il ministro del Turismo Nayez Al Fayez  (< nella foto) che ha ribadito l'importanza di saper distinguere quel che sta accadendo. "La Giordania non è un paese più in pericolo della Francia o di altri: ma per il fatto di non essere in guerra non deve essere penalizzata. Investiremo molto per far crescere i flussi turistici, il nostro paese è sicuro e diamo a voi giornalisti il compito di farlo sapere al mondo".



< i tesori scoperti 200 anni fa a Petra
sono custoditi al Museo Nazionale Giordano


L'incontro con la stampa internazionale ha avuto ampio risalto nei media giordani che hanno molto apprezzato la discesa in campo della consorte di Re Abdullah.  Il regno hashemita ha infatti nel mercato dei fosfati e nel turismo i suoi principali business. Non ha invece attività di estrazione del petrolio, che certamente il suo suolo custodisce essendo geologicamente del tutto analogo ai vicini stati dell'Iraq, Siria e Arabia Saudita.




LEGGI
> Il Ministro "la sicurezza dei turisti non è in pericolo"
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