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Possiamo dirci ancora un paese cattolico? No.

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Rapporto Eurispes

Papa Francesco ha avuto la capacità di ridare slancio alla Chiesa (81,6%), ma calano i consensi. Ad affermarlo è il rapporto Eurispes 2016 che fotografa la società italiana.

Il nostro è ancora un paese cattolico, ma solo uno su quattro è praticante.
Il 71,1% degli italiani si dichiara cattolico credente ma solo il 25,4% è praticante. Partecipa più volte alla settimana alla Santa Messa solo il 5,3% dei cattolici, vi si reca ogni domenica il 20,5%, il 14,8% si limita a una frequenza di una o due volte al mese. Il 31% va in Chiesa per le principali festività religiose e il 21,1% solo in occasione di battesimi, comunioni, cresime, funerali, ecc.

Recitare il rosario è una consuetudine solo per un cattolico su cinque (20,6%) e confessarsi solo per il 27,2%, il 31,4% partecipa alle iniziative benefiche organizzate dalla propria parrocchia. I fedeli conferiscono maggior importanza al battesimo (87,9%), al secondo posto si trova il matrimonio (84,2%), seguito dall’eucarestia (78,2%), dalla cresima (77,2%) e dalla confessione (64,4%). Il 75,2% crede nella vita dopo la morte, il 73,2% ai miracoli, il 59,6% all’esistenza del Paradiso e dell’Inferno e il 56,6% alla presenza di angeli e demoni.

Per il 37,9% dei credenti e dei non credenti il peccato consiste nel far del male agli altri, per il 32% significa trasgredire la legge di Dio.


Il 50,1% degli italiani non è d’accordo con l’ammissibilità alla Santa Comunione per i divorziati e i rispostati civilmente. Sono più aperti invece sulla questione del mantenimento del celibato (il 51,6% non è favorevole) e sulla possibilità per le donne di dire Messa (il 50,7% è d’accordo). Mal tollerato dai cittadini è il finanziamento alla Chiesa Cattolica attraverso la misura dell’otto per mille (55,4%, contro il 36,4% dei favorevoli).

Il 40,6% è convinto che la Chiesa interferisca più di quanto dovrebbe su questioni etiche come aborto, eutanasia, fecondazione assistita, omosessualità, ecc. Al contrario il 35,2% ritiene che la Chiesa intervenga nella giusta misura e solo l’8,9% pensa che lo faccia meno di quanto dovrebbe.

Il 37,1% ritiene che la Chiesa intervenga in maniera eccessiva anche rispetto alle questioni socio-politiche come scuola pubblica/privata, politiche economiche, ecc, mentre il 31% reputa appropriata la presenza della Chiesa nel dibattito. Il 14,6% auspicherebbe, invece, una maggiore presa di posizione da parte della Santa Sede.

Se nel 2014 e nel 2015 la percentuale di chi dava al nuovo Papa il merito di aver ridato slancio alla Chiesa si attestava rispettivamente all’87,1% e all’89,6%, nel 2016 scende all’81,6%. Un calo dovuto forse anche alla sensibilità e all’apertura mostrate verso le questioni etiche e morali, che hanno in qualche modo allontanato la parte più conservatrice dei fedeli. È la semplicità (26%) la caratteristica più spesso rintracciata come fattore che ha consentito al Papa di raccogliere apprezzamento anche tra i non credenti; seguono nelle indicazioni “il coraggio di dire cose scomode” (18,1%) e la “volontà di rinnovare la Chiesa” (11,3%).
 

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