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Persone e idee

Razzismo: in Italia c'è, eccome

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Diciamolo con franchezza

La vicenda di Gorino parla chiaro: è il sintomo di un disagio forte costituito da ignoranza, egoismo, piccolezza provinciale. E razzismo: perchè occorre chiamarlo con il suo vero nome. Era stata scandalosa anche la polemica scatenatasi su Facebook dopo il terremoto in Centro Italia: d'un colpo la rabbia per il colpo inferto da madre natura, aveva un capro espiatorio, i migranti. Stando ad alcuni incredibili post, erano tutti spamparanzati in hotel mentre l'Italia doveva allestire tendopoli. Tra i due fatti nessun legame, se non la voglia di incanalare una rabbia che riveste un profondo razzismo. Eppure guai a dire che gli italiani son razzisti. Ebbene leggete cosa ebbe a dirci qualche tempo fa il giornalista Gianantonio Stela che al razzismo degli italiani ha dedicato un libro.
E tiriamo le debite conclusioni

www.giornalesentire.it
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RAZZISMO E DINTORNI, PARLA GIANANTONIO STELLA
(intervista di Corona Perer - 2014)

I tedeschi bollati come nazisti, i profughi come possibili untori di ebola e - lo ricorderemo tutti - un ex-ministro paragonato ad un orango da un altro ex-ministro. Scuse goffe e coro unanime: "ma noi non siamo razzisti". Italiani, brava gente...!

"La verità è che siamo razzisti" afferma Gianantonio Stella. Qualche anno fa aveva preso il toro per le corna in "Negri, Froci,Giudei & Co – L'eterna guerra contro l'altro" (ed. Rizzoli) dove il noto giornalista, firma di punta del Corriere, parlava proprio del razzismo italiano, confezionando un ricchissimo e inquietante quadro d’insieme sul rapporto fra “noi” e gli “altri”.  O, per dirla con Claudio Magris "...un potente e ilare prontuario universale di tutte le ingiurie, odi e pregiudizi nei confronti del diverso d’ogni genere".

Autore di numerosi libri di successo in cui, con la vena ilare e simpatica di chiara matrice veneta (tipica di chi non le manda a dire), Stella aveva percorso l'Europa xenofoba per ricostruire i percorsi di una miseria culturale che spesso sopravvive in modi di dire e stereotipi.

Nato ad Asolo ed originario di Asiago, si considera di fatto un extracomunitario: un asiaghese nato casualmente altrove orgoglioso di essere cimbro. Inviato ed editorialista, penna eccellente in politica, cronaca, cultura e costume, è autore pluripremiato. Persino “Columnistas del mundo” premio vinto in passato anche dal filosofo francese Bernard-Henri Lévy.  Di razzismo e di xenofobia (quella sofferta dagli emigrati italiani) aveva già scritto.Una recente indagine condotta in Europa dimostra che ovunque si teme lo straniero. Ecco cosa ci ha detto Gianantonio Stella in una intervista raccolta a Brunico (2014).

Come si spiega questo rinascere di piccole patrie e xenofobia?
Attenzione: non confondiamo. Un conto sono le piccole patrie e un conto il razzismo. Si può essere patriottici senza essere razzisti. Io ad esempio sono un cimbro di Asiago che tiene molto alla sua identità e cultura. Ma non sono un razzista.

Chi sono allora i razzisti?
Il vero razzismo viene dall'ignoranza, i razzisti veri fanno fatica a rapportarsi con l'altro perché essendo una nullità hanno bisogno di odiare per essere qualcuno, non sanno nulla dell' altro e perciò lo rifiutano.

Dal libro emerge che ci sono vari tipi di razzismo...
Proprio così, e in più parti d'Europa. Alcuni sono più  gravi, altri fisiologici. Nell'est europeo dove e' caduto il comunismo, i più preoccupanti.

Come se lo spiega?
Probabilmente, fallita la feroce illusione comunista dell'uguaglianza,  i più deboli fragili e ignoranti si sono aggrappati ad una identità nazionale che li porta ad avversare i rom e le minoranze. Il fenomeno è presente in modo particolare in Ungheria, dove agisce una sorta di guardia magiara di cultura e stile nazista-paramilitare, ma la situazione non è meno grave in Bulgaria o Cecoslovacchia.

Sono razzismi comuni a quelli che soffiano in Italia o Francia?
In realtà c'è una sostanziale differenza rispetto a noi: sono tutti fenomeni di movimenti all'opposizione.

Intende dire che qui da noi invece sono stati al governo?
Io non dico che la Lega sia razzista. Anzi lo sottolineo due volte: non dico che la nostra differenza stia nell’avere razzisti al governo, tuttavia affermo con toni altrettanto chiari che certamente dentro la Lega ci sono spinte razziste ed esponenti razzisti.

Siamo più o meno razzisti di paesi come Francia e Germania o Olanda?
In Francia nessun ministro, neanche Le Pen userebbe mai il termine ’bingo bongo’ per parlare di un negro o darebbe del culattone ad un gay...

Quale è allora la differenza tra noi e i principali paesi europei?
Una e determinante: I tedeschi hanno profondamente riflettuto sul loro passato e sui loro errori, è questo è un antidoto tant'è che la loro nazionale di calcio è la più multietnica d'Europa. Anche la Francia ha riflettuto sul suo colonialismo. Gli unici che continuano a ripetere, come stupidi pappagalli, che gli italiani non sono razzisti sono proprio gli italiani dimentichi di tutto l' antisemitismo e antigiudaismo coltivato anche da Santa Romana Chiesa.  Sostenere che gli italiani non sono razzisti non solo è un errore, ma un falso e non aiuta a riflettere.

Ma è davvero in atto una deriva razzista in Europa?
C'è l’ossessione feticista dell’identità. Come dico nel mio libro c'è un dagli all’immigrato, dal Tamigi al Don. Partiti etnici, milizie, giustizieri in nome dei Savoia, del duce e del dio Po, ma gli italiani si autoassolvono: mai stati razzisti.

Lei a un certo punto scrive: "L’ombelico del mondo siamo noi. No, noi". Cosa intende dire?
Che siamo tutti "noi". Ognuno è convinto di essere al centro del mondo. Il guaio è quando te ne convinci. Intendo dire: se la Padania è convinta di essere il centro del mondo questo diventa assai pericoloso, ma anche se accade in Slovacchia.

L’insopportabile puzza dell’altro, come la chiama lei nel libro, è anche pianificabile?
Ma certo! L’odio si costruisce per esempio andando a riscrivere la storia o rimuovendola. Sta accadendo ai bulgari come ai turchi, ma nel libro cito Nicomede di Amantea il quale inneggiava  "…noi, in Arcadia, siamo gli unici, i veri abitanti..."

Anche Corano e Islam non sono da meno allora...
Altroché! Dall’induismo all’islam ci sono caste dichiarate e nascoste con l'effetto collaterale della cancellazione dell’Olocausto e la rinascita dell’antisemitismo. Dalla peste nera alla crisi di Wall Street è  sempre colpa degli ebrei.

Disabili, mendicanti, clochard: lei parla di un disprezzo antico e nuovissimo. Perché nuovissimo?
Credo che Umberto Bossi abbia seminato odio, nonostante questo con altrettanta fermezza sono solidale con lui al 100% quando i razzisti di  sinistra lo apostrofano con parole come "paralitico di merda". Non posso accettare che accada e qui lo difenderei fino alla morte.

Quindi dal razzismo nessuno è indenne.
Esatto. La cosa fondamentale è capire che ogni razzismo è relativo: ognuno può essere vittima e carnefice. I Boeri ad esempio, furono i primi ad essere rinchiusi in un lager, ma poi furono carnefici dei negri.

Ma c'è anche un razzismo nel linguaggio? Dire ad esempio negri piuttosto che neri o viceversa?
Queste sono stupidaggini. Io ad esempio non sono razzista e i neri li chiamo negri. Vorrei ricordare un bellissimo testo di Orio Vergani che nel 1953 scrisse degli zingari alla fiera dei Gonzaga a Mantova in un articolo pieno di rispetto e di correttezza. Eppure non li chiamò mai rom, ma zingari che oggi sembra suona quasi offensivo. Tuttavia, un conto è dire gay e un altro dire culattoni o froci.

Lei ha compilato anche lo stupidario dei fanatici. Quale le sembra il peggio del peggio?
Guarda, sono talmente tante.... e questo perché il razzismo acceca.

Una domanda: con questo libro siamo a cavallo tra antropologia ed etnologia. Quanto tempo le ha richiesto questa indagine?
Tanto. Dico solo che è il più faticoso che ho fatto.

(intervista raccolta da Corona Perer - 2014)

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