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Roma, tra ordine e disordine di piazza

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Manifestare č un diritto?

(16 aprile 2014 E.Luzza)  - Una ragazza scambiata per uno zainetto. E un agente che le cammina sopra: a sua insaputa, pare. Stando alle deposizioni l'agente non se ne sarebbe reso conto. "Un cretino" dicono ora i suoi superiori. Un violento-cretino si dovrebbe più precisamente dire. Queste cose succedono perchè in Italia non c'è ancora il reato di tortura, afferma Amnesty in una nota.

I filmati realizzati nel corso della manifestazione di Roma di sabato 12 aprile e successivamente diffusi dagli organi d’informazione hanno destato la preoccupazione di Amnesty International Italia circa cio’ che appare un uso eccessivo della forza da parte di rappresentanti delle forze di polizia.

“Mentre apprezziamo la rapidita’ con cui i vertici delle forze di polizia hanno stigmatizzato il comportamento di un artificiere che ha calpestato una ragazza a terra e hanno annunciato sanzioni nei suoi confronti, ravvisiamo la necessita’ di accertamenti e adeguati provvedimenti nei confronti degli agenti ripresi mentre colpivano ripetutamente, con calci e manganelli, un altro manifestante che giaceva a terra inerme” - ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

Secondo le norme e gli standard del diritto internazionale, qualunque uso della forza ad opera di appartenenti alle forze di polizia dev’essere soggetto a revisione. Laddove da tale revisione emerga che vi e’ stato un uso eccessivo della forza, o nel caso in cui esso sia stato denunciato, dev’essere avviata un’indagine rapida, indipendente e imparziale. Se questa rileva che e’ stato fatto un uso eccessivo della forza, i responsabili devono essere sottoposti a procedimento disciplinare e penale. L’uso arbitrario o eccessivo della forza da parte degli appartenenti alle forze di polizia dev’essere considerato un reato. Inoltre, le vittime di violazioni dei diritti umani devono avere accesso a forme adeguate di riparazione.

“Alla base di questi comportamenti, vi e’ la diffusa sensazione di poter beneficiare dell’impunita’ che in Italia e’ spesso causa di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia. L’assenza del reato di tortura nel nostro ordinamento e’ una delle ragioni di tale impunita’” – ha aggiunto Marchesi.

Garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura fanno parte delle richieste contenute nell’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, che Amnesty International Italia ha sottoposto, in occasione delle ultime elezioni politiche, ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati.

Nel frattempo nel marzo scorso l'Assemblea del Senato ha approvato, con modificazioni, il ddl che introduce il delitto di tortura nell'ordinamento italiano. Il testo passa ora all'esame della Camera.
L'articolo 1 prevede che chiunque, con violenze o minacce gravi, cagioni acute sofferenza fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale, sia punito con la reclusione da tre a dieci anni. L'istigazione di pubblico ufficiale o incaricato di pubblici servizi a commettere il delitto è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni.
L'articolo 2 prevede che le informazioni ottenute tramite tortura non siano utilizzabili. L'articolo 3 non ammette l'espulsione di uno straniero che rischi di essere sottoposto a tortura. In base all'articolo 4 non può essere riconosciuta l'immunità diplomatica a cittadini stranieri condannati per reato di tortura.

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