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Arte e cultura

Paolo Vallorz straccia l'accordo con il Mart

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''ridatemi le opere''

«Comunico che il Maestro Vallorz non intende rinnovare il comodato e chiedo che le 54 opere che ne sono oggetto, elencate e raffigurate nell'allegato della predetta convenzione, siano a lui restituite presso la sua casa a Caldes, con le modalità e precauzioni tecniche occorrenti per la loro cura e salvaguardia. Ciò entro 15 giorni dalla scadenza contrattuale del 30 novembre, ossia entro il 15 dicembre 2014».
Una  lettera-schiaffo: così è stata definita la missiva che Paolo Vallorz ha inviato al Mart e azzera l'accordo tra l'artista  e il Museo.

La decisione di Paolo Vallorz è arrivata come un fulmine a ciel sereno con una lettera  firmata dall'avvocato Gianfranco de Bertolini: Vallorz ufficializza tramite il legale il mancato prolungamento del comodato. Sullo sfondo le alterne vicende di palazzo delle Albere gioiello architettonico di Trento, che doveva diventare una vetrina per l'eccellenza dell'Ottocento e del Novecento trentino: Vallorz, Moggioli, ma anche Bonazza e Garbari, tanto per citare un po' di nomi illustri sono state le ultime vere e grandi mostre, ma ciò accadeva sotto la "regìa" di Gabriella Belli che il Palazzo lo aveva usato e valorizzato.

Spogliato dei suoi capolavori, e poi chiuso  per i lavori del Muse, giace ancora inutilizzato. Sul tema avevamo raccolto poco tempo fa la visione di Michele Lanzinger anch'egli desolato di una vicinanza così nobile e così sottovalutata dalle istituzioni (> clicca qui), ma il progetto di rilancio sul palazzo rinascimentale giace in un cassetto e lo strappo con Vallorz ne è solo una manifestazione epidermica.


< l'artista Paolo Vallorz
(foto: C.Perer - riproduzione riservata)



«Il 14 maggio 2012 fu conclusa tra il Maestro Vallorz ed il Mart una convenzione, in forza della quale 54 opere di esclusiva proprietà dell'artista furono da lui concesse in comodato temporaneo al museo dall'1 dicembre 2012 al 20 novembre 2014, col patto che alla scadenza del rapporto il comodato si sarebbe potuto rinnovare di anno in anno alle medesime condizioni, qualora le parti ne avessero confermato la volontà con scambio di specifica lettera raccomandata» si legge nella missiva.

La cosa evidentemente non è avvenuta. Vallorz riavrà quindi le sue opere, perchè il Mart non ha saputo valorizzarle dopo la grande mostra fatta al Mart, sempre durante la direzione Belli. Che lo strappo fosse in atto lo si era capito con l'assenza dell'artista all'inaugurazione della personale a Castel Caldes. Mellarini assessore alla cultura aveva annunciato che il maniero avrebbe ospitato una sua permanente.
Una soluzione che deve essere sembrata di ripiego, ovviamente. Lui le sue opere le aveva date al Mart non a Castel Caldes che quindi lo avrebbe celebrato da genius loci, e non da artista internazionale quale è Vallorz.

E palazzo Albere? Persa la vetrina dell'800 che in qualche modo viene periodicamente recuperato dalla lodevole azione della Galleria Civica affidata ad una storica dell'arte sensibile come Margherita e Pilati, potrebbe diventare una vetrina multitask del trentino. Una porta d'ingresso con magari "anche" uno spazio per la pittura trentina. Progetto debole, per il palazzo dove il principe Vescovo si ritemprava dalle fatiche e incontrava la diplomazia. Un palazzo, bello e chiuse. Secondo Renzo Piano il Muse doveva inchinarsi a lui. Ma pare proprio che ciò non sia accaduto.
C.Perer - 13.10.2014

dagli ARCHIVI di SENTIRE
> intervista a Paolo Vallorz di Corona Perer
 

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