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Chiesa delle Nazioni, il Getsemani dopo i restauri

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Splendori di Terra Santa

Gerusalemme è bellissima vista dal Getsemani, parola aramaica che significa frantoio. Da lì l'abbiamo immortalata in questa immagine, proprio da quel piccolo uliveto posto poco fuori la città vecchia di Gerusalemme sul Monte degli Ulivi, che in realtà è una collinetta, un orto documentato fin dal 1400 come proprietà della Custodia di Terra Santa.

A questo uliveto è legata la pagina più dolorosa della vita di Gesù Cristo che, come narrano i Vangeli, si ritirò dopo l'ultima cena prima di essere tradito da Giuda e arrestato.

Oggi chi visita il Giardino del Getsemani vede tronchi antichissimi di alberi che all'epoca dovevano essere solo giovani arbusti ( > nella foto centrale di questa pagina vediamo solo due esemplari della piccola e secolare piantagione che attornia la Chiesa meta ogni anno di moltissimi pellegrini).

Il nome del tempio è "Chiesa delle Nazioni" ed è caro a tutte le religioni. L'altare sorge proprio sulle rocce dove Cristo pianse lacrime amare, ma nel suo nome ricorda il contributo di numerosi paesi alla sua costruzione anche se a metterci le mani furono soprattutto gli italiani.

Costruita dall’architetto italiano Antonio Barluzzi tra il 1919 e il 1924, è stata al centro di un imponente intervento di restauro finanziato grazie ad un piano internazionale che ha promosso anche attività di formazione per giovani restauratori.

L'intervento ha dunque avuto il duplice scopo di preservare la chiesa e di creare opportunità di lavoro per i giovani di quel territorio. Il lavoro di restauro ha riguardato sopratutto i preziosi mosaici situati sulle volte interne e sulla facciata ma allo stesso tempo si è intervenuto a risanare il tetto per bloccare le infiltrazioni d'acqua che hanno danneggiato le opere artistiche.

Per l'Italia è stata coinvolta la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto che ha dato un cospicuo contributo, insieme a Fondazione Opera Campana dei Caduti e Comune di Rovereto nell'ambito di un programma italo-palestinese chiamato PMSP (Programma di Sostegno alle Municipalità in Palestina).

Una mostra allestita a Rovereto nella sede della Campana dei Caduti documenta il restauro della chiesa che a quasi cento anni dalla sua costruzione, richiedeva restauri dei preziosi mosaici situati sulle volte interne e sulla facciata nonchè il risanamento  del tetto per bloccare le infiltrazioni d'acqua che hanno danneggiato le opere artistiche.

Ora il lavoro, che può dirsi concluso, costituisce le basi per un gemellaggio ed anche un modello di modus operandi giacchè il restauro di un bene artistico di grande valore è stato anche opportunità di aggregazione sociale per molti giovani palestinesi che hanno preso parte attiva alla conservazione di un grande simbolo della cristianità.

Un legame non solo simbolico ma che si concretizzerà con la posa di due opere d'arte che verranno scambiate tra Rovereto e Gerusalemme. I ragazzi palestinesi invieranno sul Colle di Miravalle un mosaico e contemporaneamente al Getsemani sarà posato un cippo opera dell'artista trentino Edigio Petri.

Per raccontare questa bella pagina di conservazione dei beni artistici sono giunti a Rovereto Carla Benelli e Osama Hamdan che hanno seguito e coordinato i lavori. I due esperti hanno riassunto la storia, le caratteristiche storiche e architettoniche e le modalità del restauro della Chiesa delle Nazioni.

"La Chiesa  è stata costruita dal Barluzzi tra il 1919 e il 1924 sopra una chiesa precedente del periodo bizantino ed ingloba la roccia su cui pianse Gesù, già presente nella prima chiesa del IV secolo, edificata sull'area ancor prima dell'edificio bizantino" ha spiegato la dottoressa Benelli, mentre l'archittetto Palestinese Osama Hamdam ha illustrato la particolarità dei lavori in un italiano preossochè perfetto.

Erano presenti padre Pietro Kaswalder e padre Ibrahim Faltas rispettivamente docente dello Studium Biblicum ed Economo della Custodia di Terra Santa, il Reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti, Alberto Robol e l'assessore del Comune di Rovereto Fabrizio Gerola.

I due frati francescani hanno ha avuto parole di forte apprezzamento per l'iniziativa che corona un sogno del compianto padre Piccirillo, il decano ed il maestro di tutti gli archeologi di Terra Santa. Padre Kaswalder ha posto l'accento sull'importanza del gemellaggio Rovereto-Gerusalemme volto anche ad aumentare in prospettiva i pellegrinaggi come forza di interposizione pro-pace.

Padre Faltas ( < nella foto) ha chiesto di pregare per la Terra Santa ricordando che nella Chiesa delle Nazioni transitano ogni giorno 5000 pellegrini.

Parole di saluto, a nome del vescovo, sono giunte anche da Mons. Umberto Giacometti che ha decantato il luogo e ricordato il legame con Rovereto attraverso il vicino Romitaggio del Getsemani dove una delle sale è dedicata al Pian del Levro, la comunità fondata dal compianto Don Gianni Tomasi (un lavoro editoriale al riguardo è stato svolto proprio da Giornale SENTIRE).

Tutti i presenti hanno ricordato il legame tra Rovereto e Gerusalemme: la Campana dei Caduti è stata fusa con il bronzo dei cannoni offerti dalle nazioni che hanno partecipato alla Prima Guerra Mondiale e la Chiesa delle Nazioni, costruita con un sostegno internazionale, sono due luoghi simbolo di rilevanza mondiale per richiamare il bisogno di pace del mondo.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 ottobre per poi spostarsi nel centro di Rovereto in occasione della manifestazione “Il Natale dei Popoli”.

C. Perer - 1 ottobre 2013

 



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< le foto di questa pagina:: C.Perer, P.Aldi, F.DelliGuanti

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