Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Attualità

Credito cooperativo trentino, quale Futuro?

Credito cooperativo trentino, quale Futuro?1.jpgdida-new.jpg3.jpg2.jpgdida-new-001.jpg4.jpgdida-new-002.jpg
''Capire per deliberare''

Una holding di banche di credito cooperativo di dimensione  nazionale è davvero la soluzione giusta per le casse rurali del Trentino? Che ne sa il piccolo risparmiatore di ciò che sta accadendo nelle stanze che decideranno del futuri della cooperazione in ambito bancario?

Se ne è parlato di recente alla sala della Filarmonica a Rovereto,  in una serata organizzata da esponenti e simpatizzanti delle liste civiche.

“Conoscere per deliberare” diceva Luigi Einaudi, e questa è stata la logica dell’incontro, in vista delle assemblee delle Casse Rurali del Trentino, dove i soci saranno chiamati a decidere il futuro della loro cooperativa. Francesco Valduga, che della serata è stato uno dei primi promotori, sottolinea l’importanza di una politica che offra al cittadino la possibilità di capire. “Comprendere  i processi contemporanei aiuta a scegliere” ha detto.

La moderatrice, Enrica Rigotti, sindaco di Isera, ha ricordato le motivazioni che ci guidano nelle scelte. “Si sceglie per convinzione quando c’è attinenza ai nostri valori; per convenienza con un valore positivo se la convenienza è collettiva,  negativo se a trarne vantaggio è il singolo; per obbedienza anche se a volte è sintesi di  fiducia e pigrizia. Si sceglie anche per costrizione” ha detto.

Nella speranza che tutti, durante le assemblee delle casse rurali, possano votare per convinzione, perché riconoscono nelle scelte future quei valori che hanno ispirato da sempre la cooperazione, gli organizzatori hanno invitato Andrea Leonardi professore ordinario presso l’Università di Trento, dipartimento di economia e management ed esperto in storia economica, con l’intento di ripercorrere la storia di questa avventura  basata sulla solidarietà e sulla mutualità.

Il prof. Leonardi ha proprio ricordato Einaudi e poi, partendo da una delle valli più colpite dalla pellagra, la valle di Terragnolo, ha citato don Lorenzo Guetti (del quale è uno dei massimi studiosi) e le sue intuizioni che hanno saputo dare origine ad un’organizzazione che puntava a risolvere i bisogni reali della gente, unendo forze, intelligenze e patrimonio. Inizialmente, infatti, i soci rispondevano con i loro beni in caso di fallimento della cooperativa, ma rendendosi conto che da soli non sarebbero arrivati da nessuna parte, accettavano la sfida e sceglievano come presidenti le persone più preparate.

“Erano pronti a rinnovarsi nelle varie crisi del passato, in quella del ’29  ma anche in quella degli anni Sessanta. Gli istituti di credito cooperativo oggi sembrano invece in crisi profonda incapaci rinnovarsi in baseo alle esigenze attuali” ha aggiunto Leonardi che tuttavia ha avuto parole di speranza. “Il mondo cooperativo ha già avuto capacità di uscire dalle crisi più gravi”. Ha quindi con molta chiarezza evidenziato che la somma di situazioni deboli non può creare un situazione di forza, ma che il rinnovamento deve essere di altro tipo: deve coinvolgere strutture e persone. “Un rinnovamento che deve avere il coraggio di abbandonare gli 'imperi' per cercare invece persone nuove che abbiano una veduta lunga per tutto il sistema cooperativistico”.

Il professore Luca Erzegovesi,  ordinario all’Università di Trento ed esperto  in economia degli intermediari finanziari, ha cercato di spiegare la legge di riforma del credito cooperativo, che punta a favorire il reperimento di capitale nuovo e la messa in circolo di quello esistente. “Si prevede una holding di banche di credito, con una capogruppo, alla quale è chiesto di possedere un miliardo di capitale” ha spiegato. “La capogruppo ha funzioni di indirizzo e di controllo. Le piccole casse rurali non sono in grado di contrastarla a meno che non si uniscano in  una subholding”.

Come potrebbe agire le casse rurali trentine?

“Potrebbero per legge creare una unica banca, come ha fatto l’Alto Adige, ma sarebbero sotto il diretto controllo della BCE anziché della holding e dovrebbero rispettare la territorialità, condizione che già oggi è superata in quanto molte BCC operano con clienti fuori dalla provincia – ha evidenziato Erzegovesi. “L’altra alternativa possibile sarebbe la costituzione di una fondazione di origine bancaria, lo scorporo dell’attività bancaria che verrebbe trasformata in S.P.A.,  con una penalità del 20% del patrimonio”.
Rispondendo poi alle numerose e circostanziate domande del pubblico, ha lasciato capire che il decreto per la riforma del credito cooperativo è partito in difesa per salvare una  situazione critica, ma le scelte che si stanno prospettando sembra prive di un progetto industriale chiaro.

“A breve si prospetta per molte banche  una prima aggregazione finalizzata al raggiungimento della  sopravvivenza, alla quale dovrebbe poi seguire un’altra forma di aggregazione, direttamente con la holding a livello nazionale, o con una subholding,  per adempiere agli obblighi della nuova legge” ha spiegato Erzegovesi.  

Il dibattito ha lasciato intuire la difficoltà dei soci e degli amministratori presenti nel decidere il “bene per i loro figli”, anche perché privi di informazioni complete. Rimpallarsi le colpe fra politica e cooperazione non è servito a chiarire le idee su quale sia davvero la scelta migliore, in una riforma che  toglierà valore alla voce del singolo socio, soprattutto per le banche con difficoltà che verranno commissariate dalla capogruppo, tenuta a coprire eventuali buchi delle banche associate.

Per questo motivo la serata ha avuto il grande merito di aver sopperito al grande vuoto informativo al riguardo. Di più ha fornito anche qualche risposta ai tanti dubbi, più o meno motivati. Come quello del governo secondo il quale le Banche di Credito Cooperativo non sono in grado di auto rinnovarsi e quindi è necessario trasformarle in altro. Secondo il prof. Erzegovesi, si tratta invece di costruire un edificio nuovo, per il quale sono state definite le norme per la sicurezza.

“Sono chiari i calcoli di staticità, ma non è chiaro il progetto complessivo, non è chiaro cioè che tipo di edificio vogliamo costruire.  Ai soci rimane il compito di chiedere, di informarsi e di porre dei vincoli perché rimanga un’attenzione alla territorialità, ai valori della cooperazione, e all’efficienza, ma è forte la sensazione che si stia chiudendo la stalla dopo che i buoi sono scappati”. 

La numerosa partecipazione  di rappresentanti della cooperazione alla serata ha lasciato intuire una preoccupazione per possibili messaggi distorti, ma l’obiettivo era proprio quello di fornire l’informazione perché i soci potessero capire meglio le prospettive delle loro banche. L’augurio è che questo cambiamento epocale e necessario per legge, possa rafforzare quel messaggio di mutualità e di solidarietà tipico della prima cooperazione e che ciò possa servire per altre situazioni in cui la competitività rischia di diventare la sola parola d’ordine.

www.giornalesentire.it - 20 aprile 2016

 

> La riforma del credito cooperativo di M.Occello
 

Attualità

Attualità

185x190.gif colore_rosso.jpg google_1.png boccetta_gucci_bamboo_spot_2.jpg photo.jpg banner_GIF_Sentire.gif