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Turchia, Erdogan rafforza i poteri

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Allarmanti notizie

Erdogan sempre più forte, sempre più arrabbiato sempre più convinto a tenere stretto il potere: potrà restare in sella fino al 2029 se passano le riforme a cui vuole indurre il Parlamento di Ankara.

Intanto ha dichiarato che vuole vedere presto Trump: chissà se cambierà di nuovo idea e dopo l'abbraccio con Putin tornerà in quello dell'America. Perchè di dietro-front ne ha fatto tanti di recente.
Ad esempio, si viene a sapere che l'Isis aveva preparato una ricompensa di 150 mila dollari per il killer di Capodanno a Istanbul che è stato finalmente arrestato. La domanda che ci si deve porre è questa: ma perchè la Turchia è nel mirino?

Secondo gli osservatori internazionali la colpa sta tutta proprio nella ondivaga politica di Erdogan. Ha costruito ponti, unito le rive del Bosforo con opere avveniristiche, ma mentre si promuoveva come fautore del progresso turco, sferrava colpi alle libertà. Sulla guerra in Siria è stato ambiguo: prima amico degli Usa - da alleato Nato - poi nelle braccia di Putin che certo non lascerà il territorio turco senza aver pattuito con il rais turco importanti contropartite.

Prima cerca di indebolire il presidente siriano Bashar Al Assad sostenendo le opposizioni in armi (il fronte tra jihadisti Isis e Al Nusra), bombarda insieme agli Usa, e poi sigla l'accordo con la Russia nonostante un cadavere ingombrante: il cacciabombardiere russo abbattuto dai turchi. Pare abbia documentato il traffico di petrolio tra Turchia e Isis.

Aver invertito la rotta è segnale inquietante: su quali argomenti si basa l'intesa? Lo sanno solo loro: Mosca, Ankara e Teheran, che è tra i sottoscrittori. Il futuro della Turchia si intreccia così a quello della Siria e dell’intera regione. E gli interessi della Nato, di cui la Turchia fa parte? Difficile dire che atteggiamento avrà Trump. Intanto però Erdogan gioca su più tavoli: con l'Europa ha solo discusso di migranti e il 18 marzo 2016 ha firmato un accordo in base al quale in cambio di 6 miliardi di euro e di concessioni politiche la Turchia accettava di riprendere tutti i “migranti irregolari” giunti dalla Grecia. La giustificazione UE fu: “la Turchia è un paese sicuro in cui richiedenti asilo e rifugiati possono tornare”.

Davvero sicuro? In realtà Amnesty International ha dimostrato che alla fine del 2015 e ad inizio 2016 rifugiati che si trovavano in Turchia sono stati semplicemente rispediti in Afghanistan, Iraq e Siria verso il rischio...da cui scappavano. Tra marzo e maggio 2016, Amnesty International in Turchia ha intervistato 57 rifugiati documentando la disperata lotta per la sopravvivenza e chiedendo la sospensione dell’accordo. Aver tamponato l'esodo senza aver ruolo, evidentemente basta all'Europa, che però ne pagherà le spese.
www.giornalesentire.it - 23  gennaio 2017

 

 

 

< il popolo del web si è scatenato
anche usando l'arma dell'ironia

 

 



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