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Rio de Janeiro, la vida incerta

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immagini: Antonello Veneri

di Henrique Gomes e Nick Barnes* - Rio De Janeiro, 2 agosto 2014 - Sabato scorso, un centinaio di persone hanno seguito il concerto della rock band "Belladonna" nella comunità Baixa do Sapateiro, che fa parte del Complexo da Maré, la più grande favela di Rio de Janeiro, occupata dall'esercito.

La band suonava con due amplificatori enormi da un lato della strada, mentre la folla scuoteva la testa e ballava al suono della musica ad alto volume al lato opposto di essa. Durante le quattro ore dell'evento, ogni 15 minuti,  pattuglie di militari con motociclette, jeep, carri armati e camion passavano tra la band e i fan.

I camion ed il mezzo blindato a volte si fermavano davanti alla band per consentire ai soldati di osservare la folla, impedendo così  al pubblico di seguire il concerto. Nonostante l'inconveniente, la band ha suonato ed i fan hanno continuato a ballare fino alla fine del concerto.

Già precedentemente due jeep dell'esercito erano passate ed i militari avevano perquisito  tutti i partecipanti, tutti messi contro il muro, per circa 15 minuti.  (anche il fotografo Antonello Veneri è stato perquisito ma è riuscito a scattare alcune immagini che pubblichiamo in questa pagina). Dopo la perquisizione il concerto ha potuto continuare.

Mauricio uno degli organizzatori ha dichiarato: "In un giorno come questo, prima della pacificazione, (l'operazione di occupazione della favela è chiamata “pacificazione" n.d.r) non avremmo avuto nessun problema ad organizzare quest'evento, invece ora dobbiamo seguire delle regole che spesso non siamo in condizioni di soddisfare. Quindi  speriamo che non ci facciano smettere".

Le 'norme' che cita Mauricio è in realtà un documento con le regole da seguire per organizzare gli eventi culturali, il responsabile militare poi, valuta se autorizzare o meno l'evento. Il documento risponde alla voce: "normalizzazione di feste della comunità".

Dal 7 aprile 2014  il Complexo da Maré, un gruppo di 16 favelas della zona nord di Rio de Janeiro, è stato occupato dalle Forze Armate. L'intento è  quello di ridurre il rischio di episodi di violenza che coinvolgono bande di trafficanti di droga in una zona vicino l'aeroporto internazionale e tra l'incrocio di tre importanti arterie di traffico di Rio de Janeiro.

L'occupazione doveva proseguire fino al 31 di luglio. Ma la Coppa del Mondo è finita e l'occupazione continua. Anche nella Maré arriverà il programma di  Unità di Polizia Pacificatrice che il governo sta cercando di sviluppare in tutte le favelas di Rio, ma ancora non si sa quando.  

La stragrande maggioranza della popolazione della Maré preferisce l'occupazione militare del governo federale piuttosto che il ritorno delle forze di polizia di Rio de Janeiro. La lista degli abusi perpetrati dalla polizia, comprese le violenze, è molto lunga e tutto ciò  ha causato nei residenti  una grave sfiducia nei suoi confronti.

Per la strada la presenza costante dell'esercito (circa 2500 uomini) è fonte di estrema tensione: gli abitanti vivono nella paura di quello che potrebbe succedere da un momento all'altro e quindi vive in un grande stato d' incertezza.

La maggior parte dei residenti apprezza il fatto che la violenza armata è diminuita, così come gli scontri tra le fazioni dei trafficanti e le violente sparatorie delle operazioni della polizia. D'altra parte, alcuni residenti accusano i militari di aver maltrattato e picchiato adolescenti e di aver danneggiato delle proprietà private.

Nel frattempo, la vita va avanti. I residenti che sono sopravvissuti a decenni di abusi dell'apparato repressivo della polizia e degli scontri tra bande rivali per il traffico di droga, sono stati costretti ad abituarsi ad un ambiente senza protezione e quindi insicuro; ma rifiutano che questa violenza sia da parte dello stato che dei trafficanti, influenzi le loro vite.

Priscilla Monteiro, attrice e psicologa, ci spiega che "la gente di fuori, che non è della favela,  pensa che noi qui siamo abituati a questo tipo di violenza, ma in realtà non ci sentiamo succubi di questo stato di cose ma resistiamo".

E prosegue: "...a volte inizia  una sparatoria tra fazioni del traffico o con i militari. I ragazzini che giocano a calcio nel campo vicino interrompono la partita, si distendono perterra e rimangono lì in silenzio. La rabbia e il dolore crescono, ma la volontà di vivere è maggiore. Dopo la sparatoria si alzano e continuano a giocare. Le mamme accompagnano i figli a scuola, i vecchi continuano a giocare a domino e tutto ricomincia. La Maré  mi ha insegnato tutti i giorni a resistere".

 

*Articolo di Henrique Gomes, musicista
e Nick Barnes, ricercatore universitario
fotoreportage di Antonello Veneri

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