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E delle lavoratrici Omsa nessuno ormai se ne ricorda più

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La festa del lavoro

Dice bene Susanna Camusso quando afferma che il 1 maggio è la festa non del Lavoro ma della disoccupazione.

Fatta questa premessa domandiamoci anche dove era il sindacato (e dove sta) quando il lavoro veniva smantellato (e viene ancora smantellato), dove era quando gli imprenditori de-localizzavano (e de-localizzano come la Fiat), e perchè il sistema Italia non abbia mai provveduto a salvaguardare se stesso dalle invasioni di prodotti sotto-costo basati sullo sfruttamento.

Una pratica che altri paesi ad Est hanno scientemente perseguito arruolando tra le loro file anche molti gruppi industriali italiani. In nome del profitto è accaduto tutto questo.

Posta anche questa domanda,  il 1 maggio può essere ancora occasione di speranza? No fino a quando celebra le vertenze (quasi fosse un contentino) e poi le dimentica.

Pensiamo ad una vertenza di due anni fa (dimenticata): la vertenza Omsa. Tutto era iniziato con la delocalizzazione in Serbia, poi la riconversione dello stabilimento di calze in divanificio, infine la battaglia delle ultime 58 lavoratrici dell’Omsa è arrivata all’ultimo affondo e dopo 5 anni di cassa integrazione, dal primo aprile 2014 sono restate “a casa”.

Scrive Clash City Workers: "...Avevano provato a lottare e a dare voce alla loro vertenza in tutti i modi, anche mettendo in scena uno spettacolo teatrale che raccontava – per le vie di Bologna, Faenza, Genova, Mantova – la loro storia, una piéce dal titolo amaramente profetico: “Licenziata” .

A molte di loro era stato promesso che sarebbero state ricollocate nel Centro Commerciale “Le Perle”, un outlet per grandi firme, ma la costruzione del complesso è rimasta incompiuta e tutt’ora si è incerti riguardo ad una possibile apertura nel 2015. I commenti delle ex-operaie Omsa fanno trasparire la disillusione e lo sconforto, “Cinque anni di speranze tramutate in polvere” commenta una delle più combattive tra loro, Clara Zacchini, protagonista delle iniziative di protesta degli ultimi anni".

Conclusioni? Magre. " ...Alle lavoratrici, che ormai devono preoccuparsi di ricollocarsi sul mercato, resta il merito e l’orgoglio non solo di aver combattuto fino in fondo la loro battaglia, ma anche di aver aperto e indicato una strada per tanti altri nelle loro stesse condizioni: le campagne di boicottaggio da loro promosse hanno avuto, aldilà dell’esito finale della vertenza, grande successo, mettendo in discussione l’immagine dell’azienda e costringendola a fare i conti con i suoi ex-dipendenti che invece avrebbe voluto semplicemente scaricare nel silenzio e nell’indifferenza generale".

E che le ha dimenticate in fretta.
www.giornalesentire.it



 

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