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E delle lavoratrici Omsa nessuno ormai se ne ricorda pił

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La festa del lavoro

Dice bene Susanna Camusso quando afferma che il 1 maggio è la festa non del Lavoro ma della disoccupazione.

Fatta questa premessa domandiamoci anche dove era il sindacato (e dove sta) quando il lavoro veniva smantellato (e viene ancora smantellato), dove era quando gli imprenditori de-localizzavano (e de-localizzano come la Fiat), e perchè il sistema Italia non abbia mai provveduto a salvaguardare se stesso dalle invasioni di prodotti sotto-costo basati sullo sfruttamento.

Una pratica che altri paesi ad Est hanno scientemente perseguito arruolando tra le loro file anche molti gruppi industriali italiani. In nome del profitto è accaduto tutto questo.

Posta anche questa domanda,  il 1 maggio può essere ancora occasione di speranza? No fino a quando celebra le vertenze (quasi fosse un contentino) e poi le dimentica.

Pensiamo ad una vertenza di due anni fa (dimenticata): la vertenza Omsa. Tutto era iniziato con la delocalizzazione in Serbia, poi la riconversione dello stabilimento di calze in divanificio, infine la battaglia delle ultime 58 lavoratrici dell’Omsa è arrivata all’ultimo affondo e dopo 5 anni di cassa integrazione, dal primo aprile 2014 sono restate “a casa”.

Scrive Clash City Workers: "...Avevano provato a lottare e a dare voce alla loro vertenza in tutti i modi, anche mettendo...


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