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Arte e cultura

La Venere di Hayez

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E' al Mart

Si tratta di uno dei capolavori della pittura italiana dell'Ottocento: la Venere che scherza con due colombe di Francesco Hayez, massimo esponente della scuola romantica. E' di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto che l'ha ceduta in deposito al Mart.

Hayez lasciò in Trentino una traccia importante della propria arte, grazie alla sua personale amicizia con il poeta rivano Andrea Maffei e all'intelligenza di alcuni raffinati committenti. Tra questi figura il conte Girolamo Malfatti, ultimo esponente di un antico casato nobiliare, che nel proprio palazzo in via Belenzani a Trento aveva accumulato una collezione d'arte di tutto rispetto, poi andata dispersa. La «perla» di questa raccolta era costituita appunto dalla Venere di Hayez, per la quale aveva posato la ballerina Charlotte Chabert, una personalità altrimenti ignota alle cronache teatrali dal carattere sfuggente.

Un articolo di Roberto Pancheri dal titolo “Venere senza casa” poneva in luce qualche tempo fa una vistosa "assenza” da Trento: quella della famosa Venere di Hayez che campeggiava a Palazzo Albere sede del Mart e oggi castello "annesso" al Muse . “Manca un dibattito pubblico sul futuro delle collezioni dell’Ottocento e sulla destinazione d’uso di Palazzo delle Albere” scriveva Pancheri autore anche di un piccolo romanzo sulla storia del dipinto e della dama che era amante del Conte Malfatti.

L'articolo riportava anche di un carteggio presso l’archivio storico del Comune di Trento ritrovato e risalente al 1960 tra i vertici della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, il sindaco di Trento Nilo Piccoli e la marchesa Lorenza Crispolti Parisi, all’epoca proprietaria della Venere che scherza con le colombe di Francesco Hayez. Il primo cittadino, d’intesa con il soprintendente ai monumenti e alle gallerie Nicolò Rasmo, aveva fatto pressione sull’istituto di credito perché acquistasse il celebre dipinto, di cui era stata ventilata l’imminente alienazione. La banca, guidata dall’ex sindaco di Trento Dino Ziglio, accolse di buon grado la proposta e si evitò in tal modo che un capolavoro della pittura italiana dell’Ottocento lasciasse la città. “Questo Istituto di credito – scriveva Ziglio – non ha la minima intenzione di effettuare l’acquisto a titolo speculativo, ed è altrettanto evidente che questo Istituto studierà la possibilità di affidare in deposito o donare il quadro del Pittore Hayez ad una Galleria cittadina, se e qualora essa dovesse formarsi”.

Ebbene quella Venere, patrimonio di Fondazione Cassa di Risparmio di Trento c'è e abita i depositi del Mart. La Fondazione agli inizi del 2004 ha arricchito la collezione ottocentesca del Mart con ben 65 opere - tra cui l’eccezionale “Venere che scherza con due colombe” (Ritratto della ballerina Carlotta Chabert), risalente al 1830.
Il dipinto di Francesco Hayez è un olio su tela di grandi dimensioni:  183 x 137 cm. Considerata un capolavoro della pittura ottocentesca, la Venere di Francesco Hayez, è  secondo la storia dell'arte una tappa fondamentale nel superamento delle istanze neoclassiche. L'opera possiede non solo una sua evidente bellezza intrinseca e un suo innegabile valore storico, ma è anche ricca di una storia specifica.

La donna ritratta era Carlotta Chabert, la formosa amante del conte trentino Girolamo Malfatti. Il dipinto stupì i  contemporanei perchè le sue linee prorompenti non rispondevano affatto ai canoni della bellezza ideale del tempo. Esposta a Brera, l'opera - oggi presente al Mart come deposito della Fondazione Caritro - suscitò una vivacissima polemica. Il bel nudo poggia su una quinta pregna di teatralità ancora neoclassica. Gran parte della critica si scagliò contro il realismo e la sensualità di questo dipinto, oggi annoverato tra i capolavori di Hayez. La Venere portò in Trentino il vento del romanticismo, e dunque del rinnovamento artistico, e agì come potente catalizzatore dell'interesse e della curiosità degli artisti locali.

Francesco Hayez è ritenuto il massimo esponente del romanticismo storico, particolarmente noto per l'opera "Il bacio". L'opera rappresenta un patriota che sta partendo per la guerra contro gli Austriaci. Siamo agli albori dell'irredentismo. Nato in una famiglia di condizioni modeste (padre Giovanni di origini francesi, la madre Chiara Torcella di Murano) era ultimo di cinque figli. Venne affidato ad una sorella della madre che aveva sposato Giovanni Binasco, armatore e mercante d'arte proprietario di una discreta collezione di dipinti.
Già da piccolo mostrò una predisposizione per il disegno e lo zio lo affidò ad un restauratore affinché ne imparasse il mestiere.

In seguito divenne allievo del pittore Francesco Magiotto presso il quale rimase per tre anni. Frequentò il primo corso di nudo nel 1803 e nel 1806 venne ammesso ai corsi di pittura della Nuova Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo di Teodoro Matteini. Nel 1809 vinse un concorso indetto dall'Accademia di Venezia per l'alunnato presso l'Accademia nazionale di San Luca a Roma e si trasferì nella capitale dove divenne allievo di Canova che ne fu la guida e il protettore negli anni romani. Nello studio del Canova conobbe Francesco Podesti, l'altro grande pittore del romanticismo storico della prima metà dell'Ottocento. . Il suo romanticismo è sempre stato considerato infatti più formale che sostanziale.

Nel 1814 lasciò Roma in seguito ad un'aggressione, avvenuta, pare, per vicende sentimentali, e si trasferì a Napoli dove gli venne commissionato da Gioacchino Murat il dipinto Ulisse alla corte di Alcinoo.
Nel 1822 viene chiamato ad insegnare all'Accademia di belle arti di Brera, come aiuto di Luigi Sabatelli. Insegnò all'Accademia, come aggiunto, fino al 1850, quando, alla morte di Sabatelli, ne assunse la cattedra che tenne fino al 1879. Morì a Milano il 21 dicembre 1882 all'età di 91 anni.

scheda a cura di Angela Pagani
 

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