Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Persone e idee

Salvatore Abbruzzese: ''Paradossi del sistema''

Salvatore Abbruzzese: ''Paradossi del sistema''usa_questa-001.jpglaureati.jpgusa_questa.jpgGuzzi2-001.jpgusa_questa-002.jpglavoro-precari.jpg
interventi*

Il lavoro, nella sua precarietà quando non addirittura nella sua assenza, costituisce oggi il problema principale per un’intera fascia generazionale. Tanto le professioni tradizionali quanto quelle di più recente apparizione, emerse per lo più negli anni sessanta e settanta, sono ampiamente sovra-rappresentate e non consentono che pochissimi ingressi. I nuovi ambiti di lavoro – legati spesso all’informatica ed all’industria della comunicazione – sono ancora poco definiti e producono spesso professioni di breve periodo, destinate ad esaurirsi in pochi anni. Prolificano i lavori stagionali, legati al temporaneo bisogno di un servizio e di una mansione. La flessibilità, qualità centrale nell’era della globalizzazione, è diventata rapidamente sinonimo di adattamento totale, senza riserve e, soprattutto senza progetto. Infatti, tra gli allarmi per la crescente disoccupazione e gli inviti alla flessibilità, è proprio la dimensione del progetto ad essere scomparsa; non c’è prospettiva professionale che non corra seri rischi di rivelarsi velleitaria, improbabile e spesso semplicemente irrealizzabile.

Si scopre così come il problema centrale consista proprio nella sovrapposizione, in sé dirompente, tra precarietà del lavoro e scomparsa del progetto, tra lavoro momentaneo e temporaneo da un lato e progressiva impossibilità nel definire qualsiasi prospettiva della propria esistenza che vada al di là dell’immediato presente. In un passato ancora recente il problema non esisteva. Il ricorso a lavori stagionali, precari, provvisori, anche per periodi eccezionalmente lunghi, non impediva l’elaborazione e la lenta realizzazione di un progetto di vita. Il precariato segnava solo un periodo della propria esistenza, in parallelo c’era un progetto di studio e di formazione al quale ci si dedicava nel tempo libero. Ora, è proprio quest’ultimo a rivelarsi eternamente indefinito ed a restare incerto.
    Senza un minimo di progetto della propria esistenza, quest’ultima resta circoscritta al solo presente. La vita finisce per declinarsi sempre e solo nell’oggi. In una tale prospettiva lo spazio del tempo libero, da quello della sera e del fine settimana a quello delle eventuali interruzioni tra una prestazione professionale e l’altra, diventa allora l’unico spazio di realizzazione. Appare infatti incauto, per non dire utopico, il rinviare al futuro e ad un domani improbabile, ancorare una dimensione realizzativa della propria esistenza, una soddisfazione piena di se stessi, ad un domani che resta strutturalmente incerto, ad una stabilità professionale che stenta ad arrivare.

Al contrario, appare ben più realistico praticare un soddisfacimento immediato delle proprie esigenze, costruire un benessere della propria persona tutte le volte che si affermi la possibilità di farlo. Una volta che lo stesso futuro nel quale risparmi e rinunce possano dare i loro frutti diventa incerto e viene rinviato all’infinito, la stessa etica della rinuncia, come quella del risparmio sembrano avere ben poche ragioni per essere praticate.
Il primato del presente rispetto al futuro, diventa allora rapidamente il primato del consumo rispetto a quello del risparmio. Il desiderio di benessere si rivolge immediatamente verso la ricerca di beni e servizi che possano soddisfarlo. Si assiste così al fenomeno, in sé paradossale, di un aumento verticale delle offerte di servizi e di consumi per il tempo libero nello stesso periodo e nelle stesse aree nelle quali c’è una contrazione vistosa del mercato del lavoro e dei salari. Mai come in questi anni le città si popolano di servizi di ristorazione sempre più accurati, i weekend vedono il prolificarsi di offerte e nasce il turismo delle occasioni last minute. Le stesse attività sportive conoscono una proliferazione di centri di ogni tipo, dove dietro gli sport tradizionali è la cura del benessere del proprio tono fisico a costituire il vero obiettivo. La società del benessere cresce allo stesso ritmo di quella della precarietà.

Ci troviamo pertanto dinanzi ad uno scenario paradossale: una massa sempre più estesa di giovani lavoratori precari e occasionali da un lato ed il più vasto mercato del tempo libero e dei gadget di ogni tipo che si sia mai potuto rilevare dall’altro sono parti dello stesso panorama. La generazione dei precari e quella degli smartphone coincidono, i lavoratori impiegati in attività provvisorie e i frequentanti degli happy hours dei navigli di Milano, di Santa Maria in Trastevere a Roma o del caffè Pedrocchi a Padova sono in realtà gruppi contigui tra loro e, spesso, arrivano a mischiarsi. Non c’è nessuna contraddizione: il tempo libero è in realtà tanto più importante quanto più è a disposizione di esistenze per le quali appare senza senso il progettare, così come appare insensato, una volta ancorati a basi retributive estremamente modeste, fare sacrifici per il futuro. Il tempo libero, l’acquisto del gadget, la vacanza appena possibile, sono le uniche aree di vitalità quando il futuro si fa non solo imprevedibile, ma soprattutto non rivela strade realisticamente percorribili.

Una tale dinamica tra perdita del progetto e riflusso nell’ordinario quotidiano con la conseguente ricerca di benessere solo nelle pieghe di quest’ultimo non è tuttavia il risultato della sola crisi economica e dell’impossibilità di intravvedere percorsi professionali realistici. Un’enfatizzazione della crisi come solo fattore, porta a trascurare quanto la dimensione della crisi del progetto si sia in realtà logorata anche al proprio stesso interno. L’epoca contemporanea non è infatti solo quella della precarietà professionale e della provvisorietà lavorativa, ma è anche quella nella quale la stessa dimensione progettuale privata perde consistenza interna. Nel trionfo del relativo anche la stessa percezione della propria realizzazione si fa incerta.

Nella vita privata le relazioni stabili, destinate a durare, vengono presentate con discrezione tanto è vasta la percezione di precarietà e di provvisorietà degli affetti. Nel lavoro emerge la figura del free lance, icona di una capacità tutta personale, non riproducibile in serie. In politica, assieme ai grandi partiti degli anni sessanta, tramontano anche i disegni politici d’insieme.
Incertezza e apatia, che tanto facilmente si rendono visibili in ogni analisi dei comportamenti giovanili, non sono solo la conseguenza della crisi economica, ma rispondono anche al venir meno di una possibilità di individuare principi comunque certi, stati dell’essere permanenti. In pratica, alla precarietà del lavoro ed all’impossibilità di elaborare un progetto professionale, si somma una lettura dell’esistenza che, valorizzando il provvisorio, liquida la stessa dimensione della stabilità realizzativa come un’utopia, un mito irraggiungibile.

Un recupero della dimensione realizzativa della persona e quindi del lavoro come percorso di ricerca della propria realizzazione, non può attivarsi senza agire contemporaneamente tanto sul piano delle pratiche quanto su quello delle rappresentazioni. Non basta cioè che si dimostri come la realizzazione personale esista, ma anche che un intero universo della stabilità realizzativa in tutti i campi sia non solo realmente possibile, ma anche intimamente fecondo e produttivo. Occorre che la dimensione realizzativa non venga più proposta come semplice stereotipo di un benessere garantito, ma si manifesti come una vera e propria cultura del progetto di realizzazione personale. La parola passa così dagli osservatori che indicano i casi, ai testimoni che sono in grado di attestare l’intima coerenza ed il carattere dinamico che ogni cultura del progetto presenta. Non esiste realizzazione personale che non si esperimenti nella propria capacità di navigare anche nelle acque della crisi e di uscirne ancora più consolidata di prima.

* Salvatore Abbruzzese
è professore ordinario Università di Trento



SAVE THE DATE
Salvatore Abbruzzese, sociologo, professore ordinario all'Università di Trento, sarà a Rovereto il prossimo 23 ottobre 2014 (h,18,30 (SALA Conferenze del  MART) per dibattere insieme all'imprenditrice Marina Salamon sul tema "Lavoro, giovani & futuro", Modera: Corona Perer. L'incontro è promosso da Associazione DxD di Rovereto nell'ambito del progetto "La Forza del lavoro" finanziato da Fondazione Caritro

 

Persone e idee

Persone e idee

colore_rosso.jpg boccetta_gucci_bamboo_spot_2.jpg photo.jpg banner_GIF_Sentire.gif