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Persone e idee

Salvatore Abbruzzese, quel moderno desiderio di Dio

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il desiderio di Dio, oggi

“La dimensione religiosa in Italia è ben lontana dal dissolversi”.  Lo afferma in un suo recente saggio Salvatore Abbruzzese (nella foto sotto) ordinario di sociologia dei processi culturali all’Università di Trento, studioso di fenomenologia religiosa.

Il libro "Un moderno desiderio di Dio. Ragioni del credere in Italia" edito da Rubbettino analizza i nuovi fenomeni religiosi.

Nel testo Abbruzzese afferma che il successo degli incontri di massa e il recupero delle devozioni, ma anche l’affermazione consolidata dei movimenti ecclesiali, portano a dire che il cattolicesimo italiano non è mai stato tanto visibile come negli ultimi vent’anni.

“Credenze e pratiche sono lontane dal declinare mentre, al contrario, sono le dichiarazioni di indifferenza e di agnosticismo a rendersi minoritarie” afferma il professore. Il libro è incentrato sull’analisi delle forme attraverso le quali si manifesta, oggi in Italia, la dimensione religiosa genericamente intesa: dai pellegrinaggi alla sensibilità monastica, dalla difesa delle solennità liturgiche alla reiterata educazione religiosa.

Il tutto convive in una società che resta comunque secolarizzata nelle istituzioni e laicizzata nei costumi. Come si conciliano l’autonomia radicale del soggetto (che si ritiene libero da qualsiasi vincolo secondo la visione moderna dell’uomo) con il riconoscimento di un legame e di un’appartenenza vincolante, che è aspetto tipico della dimensione religiosa?

E’ quanto tenta di spiegare il testo, rivolto a tutti coloro che devono prendere in esame la dimensione religiosa (dagli insegnanti di religione agli educatori, ai giornalisti) e a quanti analizzano i processi culturali che attraversano la società italiana, in particolare gli storici contemporanei, i sociologi e gli etnologi.

Professore come si spiega questo ritorno alla fede?
Una tale religiosità non ha nulla di casuale ma si inserisce e si comprende alla luce delle trasformazioni che caratterizzano i processi culturali della modernità avanzata e del disincanto che ne ha colpito tanto l’esaltazione acritica e ingenua degli anni cinquanta, quanto le utopie di un suo superamento, affermatesi negli anni sessanta e settanta.

Come è cambiato il credere in Italia?
Ad oltre trent’anni dalle prime indagini sistematiche, tanto le pratiche quanto le credenze, tanto i riti quanto le devozioni, sono ben lontani dal presentarsi su quel viale del tramonto nel quale erano stati collocati. Non si tratta tuttavia né di un semplice recupero di forme e valori tradizionali, né di una reintegrazione dell’universo del credere dentro lo spazio dell’istituzione ecclesiale.

Che tipo di dimensione religiosa emerge allora?
Dall’analisi dei dati come da quella dei processi culturali che hanno scandito gli ultimi decenni emerge una dimensione religiosa  intesa come risposta specifica e culturalmente definita a domande ed esigenze aperte dalla crisi della modernità.

Dove si colloca l’io religioso?
Lo spazio del  credere religioso, prima di iscriversi in una rete di appartenenze istituzionali, si manifesta come un’offerta di legami significativi con i luoghi religiosi, i tempi della liturgia e la memoria di un’appartenenza.

Corona Perer
(ultimo aggiornamento pagina: aprile 2014)

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