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Persone e idee

Canestrini: ''indignarsi è un atto politico''

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di Corona Perer

"Fieri e orgogliosi di essere tuoi concittadini" così il sindaco di Rovereto Andrea Miorandi dopo aver letto il messaggio del Capo dello Stato rivolto all'avvocato Sandro Canestrini in occasione della consegna dell'onorificenza a 50 anni dal disastro del Vajont.

"Un professionista che, con esemplare spirito di solidarietà e indiscusse capacità giuridiche, si pose al servizio di quanti erano stati drammaticamente segnati da quella immane tragedia" afferma Napolitano che proprio in occasione dell'anniversario del disastro aveva rivolto alle popolazioni colpite una ferma e amara constatazione: "...quell'evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità” aveva detto il Presidente.

Ebbene Sandro Canestrini, che patrocinò gratuitamente le vittime e i famigliari, denunciò nell'arringa di ben 16 ore proprio quelle colpe umane chiedendo al Tribunale dell'Aquila la condanna, animato da coraggio,  forza e assoluta dirittura morale.

Per l'avvocato ormai novantenne, che ascoltava emozionato con lo sguardo fiero non scalfito dall'incedere degli anni, c'erano tante autorità in una sala Consiglio stracolma di gente. A rendergli omaggio colleghi, amministratori ed anche il vice-sindaco di Erto Lucio Carrara (a nome dei comuni di Vajont, Longarone, Castellavazzo, ed appunto Erto e Casso) e tra la gente anche figli e nipoti.

Gli esiti del suo lavoro per il Vajont non furono in realtà quelli che avrebbe sperato e quelli per cui lottò come un leone. Lo ha ricordato lui stesso. "Chi fu condannato festeggiò in carcere la mite condanna. Per questo motivo io dico che come si fa a ricordare i morti senza esecrare i vivi che di quella tragedia furono i responsabili? Occorre avere alti ideali lottare sempre contro. Io non dimenticherò mai con quali onori venivano accolti gli imputati e con quale disprezzo si guardavano le vittime.Gli autisti si levavano il cappello, aprivano le porte e onoravano i responsabili. E io guardavo e donne vestite a lutto che scendevano dai treni senza che per loro vi fosse lo stesso riguardo" ha detto nel suo commosso intervento.

A tratteggiare la figura dell'Uomo di Giustizia, spesso a fianco dei più deboli o alla testa di cause-pilota, sono state le parole del Presidente dell'Ordine degli Avvocati Paolo Mirandola.

 "Canestrini ha rappresentato uno dei momenti più importanti e autorevoli dell'avvocatura italiana del secondo Novecento" ha esordito ricordando il contesto in cui si mosse in un'Italia dilaniata dai contrasti del '68, tra lotte sindacali, proteste di piazza, e nella quale i poteri forti avevano già mostrato il loro volto spostando processi e sottraendoli al giudice naturale (accade anche per la strage di Piazza Fontana che da Milano passò a Catanzaro e per gli irredentisti il cui porcesso da Bolzano passò a Milano).

Ma Mirandola ha soprattutto evidenziato l'imponente formazione culturale che faceva da sfondo alla sua azione legale. "I diritti e le libertà si difendono con esiti positivi solo se il pensiero e l'azione muovono da una profonda cultura. Canestrini parlò subito di un genocidio di poveri e affermò che il processo era in realtà un discorso sulle responsabiltà della scienza, della tecnica e della burocrazia, un test che dimostrava come la politica sia in fondo economia e come la logica del profitto determini alla fine solo scklte politiche. Parole che ho sentito recentemente anche nel discorso tenuto a Cagliari da Papa Bergoglio quando afferma che va ridefinita una economia che prevale sugli istituti giuridici" ha concluso Mirandola che ha ricordato come la figura e l'opera di Canestrini lo abbiano ispirato da giovane laureando in giurisprudenza e poi da professionista impegnato in battaglie civili.

"Abbiamo bisogno di un mondo migliore e lui per tutta la vita ha lottato per questo obiettivo ha concluso il Presidente degli Avvocati.

Molte le testimonianze di affetto e ringraziamento. Barbara Lorenzi, pure lei avvocato e presidente del consiglio comunale di Rovereto, ha sottolineato il valore della memoria. "Si può sbagliare come uomini ma ricordare serve almeno a non ripoetere lo stesso errore".  

Un grazie sentito è venuto dal vice-sindaco di Erto e Casso il comune friulano che nel 2003 gli conferì la cittadinanza onoraria. "Lo si decise per la sua indiscussa capacità nel difendere la nostra gente".

Un faro indiscusso, un poderoso punto di riferimento, per usare ancora le parole del sindaco Miorandi che nel suo intervento aveva ricordato come il punto di partenza di Canestrini sia sempre stato l'uomo, con tutto il suo carico di diritti da tutelare, di dignità da promuovere.

"Lo conoscono tutti coloro che hanno a cuore la pace, la non violenza, la libertà di opinione ricordano per gli innumerevoli processi nei tribunali militari nei quali Canestrini ha difeso i giovani, gli obiettori, i sindacalisti, gli operai. Un personaggio sicuramente scomodo a chi utilizza il potere come una clava contro gli ultimi e i deboli. Scomodo a chi persegue l'obiettivo di insabbiare e di occultare la verità. Scomodo a chi preferisce l'omertà e il silenzio".

Indignarsi è un atto politico perchè l'indignazione contiene dentro di sé una carica rivoluzionaria cara anche a Canestrini: la rivoluzione del cuore, non violenta, pacifista; l'ardore e la passione per le battaglie civili, per la difesa dei più deboli, per la promozione di un futuro più solidale.

"Questa città è davvero grata a Sandro Canestrini. Ecco perchè l'Amministrazione comunale ha voluto assegnargli un meritatissimo riconoscimento per il suo ideale di giustizia senza se e senza ma, che non si piega ai compromessi, che non si mette in vendita, che non tollera soprusi, che non teme di combattere a muso duro anche contro i poteri costituiti" ha detto il sindaco

Canestrini tra gli applausi (in sala anche scolaresche) è apparso emozionato e felice.

Per lui sono giunti messaggi anche da Marco Paolini, il noto attore autore della rappresentazione teatrale “Vajont”, assente perchè  impegnato in una tournee nazionale. Un saluto analogo è stato fatto pervenire dalla Fondazione Tina Merlin, dedicato alla nota giornalista e scrittrice che negli anni Sessanta si battè strenuamente al fianco delle famiglie delle vittime per ottenere giustizia e verità sulle cause e sulle responsabilità del disastro.

E tra chi applaudeva c'erano anche la moglie, i figli e i nipoti:  orgogliosi e commossi da tanto esempio di impegno civile.

 

 



< tra il pubblico anche figli e nipoti (fotoservizio: C.Perer)

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