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Persone e idee

Monstrum et Natura - di Franco Cardini*

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*storico

Non v’è animale, pianta o gemma che non rinvii a un corpo celeste e non sia simbolo di un aspetto del mondo divino, angelico o demonico, oppure di un vizio o di una virtù. La parola monstrum è d’altronde  imparentata con il verbo monstrare e rinvia a qualcosa che Dio ha voluto creare per insegnarci, attraverso la meditazione di fatti e di forme straordinari, questa o quella verità; o per ammonirci a proposito di questo o di qual pericolo.

Il lascito della cultura classica all'immaginario medievale è esemplificato dal caso del Pegaso e collegato a esso,  del grifone. In Grecia, i primi sono famosi per possedere un solo occhio e far la guardia, montati su cavalli, all’oro e agli smeraldi.

I grifoni contendevano loro quelle ricchezze e da lì deriva la loro classica inimicizia con i cavalli; tuttavia un pegaso (cavallo alato nato nato secondo il mito alle sorgenti dell’Oceano dall’accoppiamento del dio Poseidone con Medusa, una delle tre mostruose Gorgoni che abitavano l’estremo Occidente) e un grifone figuravano sovente scolpiti sull’elmo di Atena.

Nella tradizione greca, il grifone è sovente associato ad Apollo: viene indicato pertanto come animale connesso con il sole, il cielo, la luce e al tempo stesso come  guardiano dei troni, dei luoghi sacri, quindi anche dei tesori. La tradizione cristiana associa il grifone alla difesa dei luoghi sacri (quindi alla tutela contro i pericoli) e all’ascesa delle anime al cielo, com’è suggerito dalla doppia natura di uccello rapace e di forte animale benefico.
 Strettamente legata alla cultura classica è anche la fenice: il mitico volatile che i greci chiamavano phoinix, un uccello che portava un nome simile ai fenici perché essi avevano inventato un colore che richiamava il fuoco.

E al fuoco le fenice veniva accostata in quanto titolare d'un mito secondo il quale essa si cibava di rugiada e di spezie preziose che raccoglieva volando in paesi lontani, per poi  farsi un nido foderato di nardo e di mirra nel quale  ogni cinquecento anni si consumava istantaneamente, incinerendosi in una subitanea fiamma dalla quale  risorgeva tre giorni dopo rinnovata per volare dritta verso il sole. Per questo i Padri della Chiesa interpretarono la fenice come simbolo dell'immortalità dell'anima e della resurrezione del Cristo che calpesta i due rettili nemici dell’uomo, simboli della tentazione e del peccato.

Più enigmatico l’altro animale, Basiliskos,  rappresentato come un serpente coronato e dalle ali di gallo o, più raramente, da un gallo coronato e dalla coda di serpente. Nella tradizione alchemica, il basilisco (simbolo del fuoco che distrugge le impurità, con ciò preparando i metalli alla trasformazione) è trattato come un animale effettivamente esistente, per quanto la sua esistenza rappresenti un adynaton: nasce difatti da un uovo che dev’essere stato deposto da un gallo di età molto avanzata (sette o quattordici anni) e covato da un rospo.
 Lo sguardo e l’alito del basilisco sono mortiferi: entrambi uccidono.

Lo sguardo, in particolare, ha le stesse caratteristiche di quelle di Medusa, per questo un modo di ucciderlo consiste nel mettergli dinanzi uno specchio, che riflettendo la sua immagine lo rende vittima della sua stessa potenza.     Se si parla di simbolica dei rettili, però, il pensiero corre subito al drago: pochi sono gli animali fantastici dallo statuto tanto ricco, ma anche dall’aspetto tanto variabile, quanto il  drago. Possiede delle zampe (due o quattro nella tradizione che attraverso Babilonia, la  Bibbia e il medioevo giunge fino a noi; cinque in quella cinese, dove il drago è simbolo del potere imperiale),  è alato e vomita fuoco.

L’identità del drago è unica in quanto in contatto con tutti i quattro elementi empedoclei: terra (le zampe), acqua (la lunga coda-timone), aria (le ali), fuoco (le fiamme uscenti dalle fauci). Incontriamo il drago sia nei cieli (dove una costellazione reca il suo nome), sia negli abissi delle acque dai quali talora paurosamente emerge, sia nelle profondità sotterranee nelle quali è custode dei tesori, cioè dei segreti.  Tra le varietà di draghi c'è la bestia dell’Apocalisse caratterizzata da sette teste e da dieci corni.

E infine i Monstra al femminile. Il serpente ginecocefalo compare fin dall’età romanica, e sopravvive fino a quella barocca, quale immagine dell’Antico Serpente, il tentatore dell’Eden abbarbicato all’Albero della  Sapienza del Bene e del Male. Nella tradizione cristiana, la testa del serpente che tenta Eva ha le stesse sembianze della Progenitrice, che sono anche le stesse della Donna che al serpente schiaccerà la testa, la Vergine Maria.

La donna-serpente più celebre è Melusina,  fata  celebre da cui verrebbe l’origine di un nobile casato della Francia  centrale, i Lusignano, legati da rapporti feudali alla corona d’Inghilterra. I membri di quell’illustre famiglia, (casa regnante in Cipro tra XII e XV secolo), erano ritenuti discendenti delle nozze tra un principe e una misteriosa creatura, una bellissima donna che nel giorno di sabato, si trasformava in seguito a una misterisa maledizione  in un mostro dalle sembianze serpentine nella parte inferiore del corpo.

Dolcezza, incanto, bellezza inquietante, natura “mostruosa”: questi i caratteri originali d’un simbolo che può ben a ragione inserirsi tra i “grandi archetipi” dell’immaginario occidentale.Solo nell’Alto Medioevo la loro memoria si confuse con quella di altre creature demoniche e mostruose abitanti le acque, vive nelle mitologie nordiche e slave non meno che in quelle greche e romane. E allora la sirena prese l’aspetto che ci è familiare nel medioevo, come essere dal corpo femminile fornito di una o di due code di pesce.


Franco Cardini, storico

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