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Il santuario mariano di Sant'Anna a Montagnaga

Il santuario mariano di Sant'Anna a MontagnagaCorona_per_leffigie_della_Madonna-001.jpgPiviale_stabilimento_Rudari_1883.jpgIl_santuario.jpg
Viaggi di devozione

Dalle “mirabili apparizioni” del 1729-1730 ai pullman, ai gruppi organizzati, al nuovo turismo religioso con i suoi riti e le sue stagioni. Fino alla devozione più intima e popolare, discreta e coragggiosa che il grande fotografo trentino Flavio Faganello immortala cogliendo il cammino di una donna scalza e orante: lo dicono il velo, il roasrio tra le mani. Se ne intuisce subito la meta: va al Santuario di Sant'Anna alla quale deve certamente chiedere una grazia.

A partire dalla fine del terzo decennio del XVIII secolo, il racconto delle cinque apparizioni della Madonna a Domenica Targa trasformò una modesta cappella alpestre in un importante santuario mariano destinato a progressivi ampliamenti. L’autenticità delle apparizioni fu subito istruita dalla Chiesa trentina un'indagine. L’avallo ufficiale non arrivò mai, ma la devozione popolare crebbe rapidamente e Montagnaga divenne meta di un crescente pellegrinaggio da tutto il Trentino, dal Tirolo e dal Veneto.

Tra i promotori del culto si era distinto Giacomo Moser, che fin dal 1727, al rientro da Caravaggio, aveva fatto eseguire a Trento una copia della venerata immagine conservata nel santuario bergamasco; nel 1729, dopo le prime visioni della Targa, egli ne commissionò una seconda versione più grande, dipinta dalla pittrice Elena Marchetti Zambaiti per l’antica chiesetta di Sant’Anna.
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