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Scatti d'autore

Lucia Baldini, scarpe senza donne

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...e Custodi per difenderla

La scarpa rossa è ormai un simbolo della tragedia (non solo italiana) della violenza sulle donne. Sono scarpe senza donne quelle che la fotografa Lucia Baldini ha portato in giro per l'Italia per sensibilizzare al problema.

Il progetto si chiama "Scarpe senza Donne e i Custodi in cammino". Scarpe senza donne è l'installazione in luoghi pubblici delle 118 paia di scarpe rosse, un'azione performativa che va a sensibilizzare la gente agendo su luoghi pubblici.  E' anche un lavoro teatrale che, attraverso una serie di letture, va ad indagare il mondo degli stereotipi sulla relazione di genere che è insito nel mondo delle favole classiche.

Ma è anche un lavoro fotografico. Le responsabili del progetto Scarpe Senza Donne sono Lucia Baldini e Anna Dimaggio. Ne abbiamo parlato con Lucia Baldini.

Come progetto fotografico come agisce?
Scarpe senza Donne oltre che interpretare i vari luoghi che hanno accolto l'installazione, va a costruire una galleria di ritratti dei Custodi per realizzare una ampia mostra fotografica che si presenterà l'anno prossimo.

Ma chi sono i Custodi?
Ssono persone singole, associazioni, enti pubblici, comunità, scuole che leggendo il nostro documento/manifesto di Scarpe senza Donne, sottoscrivono il progetto prendendosi cura di un paio di scarpe, e in qualche modo di una donna che non c'è più, diventando lui stesso un elemento della rete che stiamo costruendo portando avanti il nostro progetto.

Il suo ruolo in concreto quale sarà?
Avendo un paio di scarpe, il Custode può decidere di fare qualsiasi tipo d'iniziativa che abbia attinenza con il tema e con le problematiche relative alla violenza sulle donne, dal gesto più semplice di esporre le Scarpe in un luogo visibile ad altri, fino ad organizzare iniziative concrete.

Ci fai un esempio?
Abbiamo Custodi che stanno portando avanti laboratori nelle scuole, sono stati aperti dei punti d'ascolti, hanno attivato il codice rosa in alcuni pronto soccorso. Insomma ognuno per quello che è il proprio ambito fa diventare un simbolo concreto il paio di scarpe rosse mettendo in moto altro.

Ma il Custode entra anche nell'azione performativa?
Io compio un ritratto di ogni singolo Custode, fino ad arrivare a 118 Custodi che è il numero che vogliamo raggiungere.

Cosa dice il manifesto?
Che chi decide di aderire e di essere Custode di un paio di Scarpe Senza Donne, accoglie dentro la sua casa e la sua vita quotidiana, un pensiero non violento. Attraverso il simbolo delle scarpe, il custode sottoscrive una dichiarazione d’intenti dove s’impegna personalmente a intraprendere un cammino non violento, in particolare, in difesa delle donne.

C'è anche una vera e propria dichiarazione politica?
Sì, te la leggo. "Noi, Custodi di Scarpe Senza Donne, sottoscriviamo il Manifesto e con questo simbolo ci impegnamo per portare avanti pensieri e azioni non violente, in modo particolare nei confronti delle donne. Le scarpe di cui ci prendiamo carico e cura verranno esposte in un luogo pubblico di nostra competenza. Per quello che sono le nostre possibilità, ci prendiamo la responsabilità di aiutare e/o sostenere le donne che si trovino in qualche forma di difficoltà, legata a stolking o altri generi di violenza..."

Dunque un impegno concreto...
Esatto. Il Custode viene registrato su un libro con i suoi dati anagrafici che lo definisce e la foto che lo ritrae con le scarpe.

E mentre il progetto di Lucia Baldini e Anna di Maggio  cresceva, il decreto sul femminicidio è diventato legge. Ora le vittime di violenza non sono piu' sole perche' tutelate attraverso il rafforzamento degli strumenti sanzionatori, l'inasprimento delle pene e la tutela processuale delle vittime. La legge affronta uno dei problemi più drammatici della condizione della donna in Italia. Essa prevede l'arresto obbligatorio in flagranza, il braccialetto elettronico, pene inasprite. Sotto il profilo penale, d’ora in poi sarà rilevante la relazione tra l’aggressore e la vittima di violenza. Non importa se i due sono sposati, separati o conviventi. Basta che abbiano intrattenuto un legame sentimentale per fare scattare una pena più pesante nei confronti del condannato.La nuova aggravante comune è applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. Prevista la possibilità di inasprire la pena anche nel caso di violenza sessuale contro donne in gravidanza o commessa dal coniuge (anche separato o divorziato) o da chi sia o sia stato legato da relazione affettiva.
(C.Perer - 25 novembre 2013)

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