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Ambiente

E' possibile far fiorire il deserto? Tecnicamente sì.

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di Manuel D'Elia

Una domanda sorge spontanea: se si può manipolare il clima, può fiorire il deserto? Tecnicamente sì. In realtà accade esattamente l'opposto, perché si cerca di impedire la formazione delle nubi per rendere l'atmosfera simile alla ionosfera, e cioé più adatta alle comunicazioni radiosatellitari usate dai militari.

Parlare di questa eventualità scatena critiche e accuse di complottismo: in realtà l'ipotesi non è per nulla peregrina.

La questione spinosa è al centro della controversa visione sulle cosidette scie chimiche: la contemporanea presenza in cielo, accanto alle scie persistenti, di aerei che rilasciano scie piccole ed evanescenti sarebbe riconducibile a emissione di additivi che permettono alle sostanze irrorate di produrre la reazione voluta. Può sembrare fantascenza, ma i brevetti di questo tipo di tecnologia sono stati effettivamente depositati.

All'atto pratico, il sistema entrerebbe in funzione nel momento in cui una grossa perturbazione sta arrivando o si sta formando in una zona che si vuole invece mantenere "pulita".

Per dissipare o deviare questa perturbazione indesiderata, entrerebbero in azione gli aerei preposti, rilasciando le scie persistenti che nelle previsioni metereologiche (stilate in collaborazione con l'Areonautica Militare) vengono solitamente indicate con il termine "innocue velature". Questa copertura artificiale, che ha preso il posto della perturbazione in arrivo, non ostacola le comunicazioni, quindi l'obiettivo sarebbe raggiunto.

Ma se, come ci insegnano, in natura nulla si crea e nulla si distrugge, la perturbazione bloccata o deviata in un luogo può (o forse deve) scaricarsi in un altro, con effetti potenzialmente catastrofici a causa delle grandi forze in gioco.

Marcianò ha ricordato in proposito come nel 2011 abbiano previsto sul sito Tanker Enemy l'alluvione di Genova con tre giorni di anticipo: dall'analisi delle foto satellitari, risultava che una grossa perturbazione era stata inibita sul Ponente ligure, con il risultato di andare invece ad interessare, con gli effetti che tutti abbiamo visto, l'opposto Levante.

E' certo, in quanto pubblicato su documenti ufficiali, che l'esercito americano mira ad ottenere un controllo completo del clima entro il 2025. La possibilità di scatenare uragani, piuttosto che provocare la siccità, in territorio di guerra è sicuramente un vantaggio strategico importantissimo. Ovviamente, non è pensabile che questi risultati si ottengano da un giorno all'altro: numerosi test dovrebbero essere eseguiti e, secondo questa interpretazione, alcuni portano alle conseguenze tragiche che sempre più spesso leggiamo in prima pagina sui giornali.

Per mascherare l'evidente anomalia di questi eventi (quanto spesso si leggono ultimamente espressioni come "il più forte degli utlimi 80 anni...") si sarebbe quindi fatto ricorso ad un paravento, individuando nell'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera la causa dei cambiamenti climatici, in realtà indotti dalle irrorazioni clandestine.

E' interessante in proposito esaminare un documento scovato da Marcianò già nel 2006, ad oggetto "Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici" e sottoscritto dagli allora Presidente del Consiglio Berlusconi e Presidente degli Stati Uniti George W. Bush. A pagina 38 si possono leggere le attività programmate, che comprendono "la progettazione di tecnologie per la manipolazione delle condizioni ambientali con particolare riferimento al controllo della temperatura e della concentrazione atmosferica di CO2".

Interessante ed inquietante, si legge anche che "Italia e Stati Uniti collaborano già da tempo su queste tematiche e hanno sviluppato insieme progetti di ricerca e metodologie sperimentali". Che ne verrà lo vedremo, non c'è da essere ottimisti.
(Manuel D'Elia - ultimo aggiornamento 24 aprile 2014)

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