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Centrafrica: le violenze continuano

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di Emilio Luzza

Colpi di machete, pallottole, bruciature. "Tra gennaio e aprile abbiamo dato assistenza medica d'emergenza a 3.400 persone. Persone che hanno perso tutto a causa degli scontri" lo affermano gli operatori di Medici Senza Frontiere. Anche loro sono a rischio ogni giorno e molti feriti non possono essere raggiunti. A maggio 16 civili, tra cui tre membri dello staff nazionale di Medici Senza Frontiere (MSF), sono stati uccisi durante una rapina a mano armata all’ospedale MSF al nord della città di Boguila, in Repubblica Centrafricana.

"Siamo estremamente scioccati e rattristati dalla violenza brutale usata contro il nostro staff sanitario e contro la comunità” dichiara Stefano Argenziano, Capo Missione per MSF in Repubblica Centrafricana. “La nostra priorità è di curare i feriti, avvertire le famiglie, e garantire la sicurezza del nostro staff, dei pazienti e dell’ospedale.”

L' incidente ha costretto l'organizzazione a ritirare personale importante e a sospendere le attività a Boguila. Gli incidenti sono accaduti quando i membri armati ex-Seleka, hanno circondato il  Boguila Hospital, dove era in corso una riunione con 40 leader della comunità invitati da MSF per discutere l’accesso della popolazione alle cure mediche. "Mentre alcuni uomini armati derubavano l’ufficio di MSF sotto tiro e sparavano colpi in aria, altri uomini, anche loro armati, si sono avvicinati al  luogo in cui lo staff di MSF e i membri della comunità erano riuniti, seduti su delle panche. Senza che fossero provocati, gli uomini armati hanno iniziato a sparare alla folla, causando morti e feriti gravi" racconta Argenziano.

MSF è l’unica organizzazione umanitaria internazionale che lavora a Boguila per assistere una popolazione sempre più esposta ad attacchi mortali e indiscriminati perpetrati da gruppi che operano nella zona. I tragici eventi di sabato rappresentano un attacco inaccettabile, non solo ai civili, ma anche alla capacità di fornire assistenza medica e umanitaria.

Dal colpo di stato di marzo 2013, Boguila è instabile, caratterizzata da crescenti tensioni e violenze, che, ad agosto 2013, hanno provocato un enorme sfollamento della popolazione della zona. A dicembre 2013, la popolazione musulmana è fuggita  dalle violenze del vicino villaggio di Nana Bakassa, cercando rifugio presso famiglie ospitanti di Boguila, prima di proseguire verso nord. Circa 7.000 persone sono fuggite nella boscaglia, e circa 40 hanno cercato rifugio presso le strutture di MSF, dopo che un gruppo armato ha attaccato un convoglio accompagnato dalla MISCA (Missione di Peacekeeping dell’Unione Africana in Repubblica Centrafricana) che transitava attraverso Boguila.

Dal 2006, MSF gestisce l’ospedale di 115 posti letto di Boguila, dispensando assistenza sanitaria di base e specialistica alla popolazione di 45.000 abitanti della regione. Le équipe di MSF inoltre supportano 7 centri di salute nei dintorni di Boguila, fornendo assistenza sanitaria di base, principalmente curando malaria e trasferendo i casi gravi all’ospedale. Ogni mese, vengono effettuate tra le 9.000 e 13.000 visite generali, e dalle 5.000 alle 10.000 persone vengono curate per la malaria.

MSF lavora in Repubblica Centrafricana dal 1997. Attualmente, più di 300 operatori internazionali e più di 2.000 operatori locali lavorano nel paese. MSF gestisce sette progetti regolari (a Batangafo, Carnot, Kabo, Ndélé, Paoua, Bria e Zémio) e otto progetti di emergenza (a Bangui, Berbérati, Bouar, Boguila, Bossangoa, Bangassou e Bocaranga, oltre a delle cliniche mobili nel nordovest del paese) Le équipe di MSF forniscono anche assistenza ai rifugiati centrafricani che sono fuggiti in Ciad, Camerun e Repubblica Democratica del Cong

La Repubblica Centrafricana, è uno stato dell'Africa Centrale, la cui capitale è Bangui. La repubblica confina a nord con il Ciad, a est con il Sudan e il Sudan del Sud, a sud con la Repubblica Democratica. Cosa sta accadendo nella repubblica centraficana?

"Nella capitale Bangui la popolazione civile ha assoluto bisogno di protezione" afferma  Christian Mukosa, esperto di Amnesty International sull’Africa, attualmente nella capitale della Repubblica Centrafricana. Il numero degli sfollati cresce durante la notte, quando aumentano le probabilita’ di attacchi armati e la popolazione lascia le abitazioni per recarsi nelle chiese o in altri luoghi percepiti sicuri.Persino nei ripari, la sicurezza e’ insufficiente a causa degli sporadici attacchi delle ex milizie Seleka, di fatto incorporate tra le forze governative. Alcune zone di Bangui sono a forte rischio di attacchi armati e necessitano di misure urgenti e adeguate di protezione. La triste conseguenza è la proliferazione di armi di vario tipo all’interno delle comunita’ che, di fronte alle minacce, hanno deciso di proteggersi da sole, tra cui armi da fuoco, granate, machete e altre armi rudimentali.
                           
Roma, 26 giugno 2014 - editing: E.Luzza

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