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Arte e cultura

Analisi su due inediti di Leonardo da Vinci

Analisi su due inediti di Leonardo da Vinci LATO_Puer_bb.jpgoriginale_disegno_donna_velata_bb.jpgLATO_Senex_bb.jpg
Una terracotta e un disegno

Leonardo da Vinci fu anche scultore. Lo assicurano i contemporanei e diversi documenti del tempo. Ernesto Solari, artista e studioso esperto di Leonardo, ha scoperto due inediti leonardeschi.
La prima opera è un curioso e anomalo disegno che Solari ritiene di poter considerare l’originale leonardesco di un’opera già conosciuta, che si conserva agli Uffizi, ed è attribuita ad un allievo. Secondo Solari questo disegno è certamente di scuola leonardesca ma, visti gli indizi emersi e i risultati degli esami effettuati, egli ritiene possa trattarsi di opera attribuibile a Leonardo e scuola.

La seconda opera è un capolavoro assoluto, la cui attribuzione a Leonardo è pressoché certa per la sua bellezza, per il fascino che sa suscitare, per l’esito coerente degli esami effettuati e per il carattere molto privato, quasi familiare, che l’opera evidenzia. Si tratta di una splendida terracotta, probabilmente la prima ed unica a poter essere attribuita al Maestro. Questa certezza deriva dagli esami effettuati, dal periodo d’esecuzione che coinciderebbe con l’età del Salaì in esso raffigurato.

E’ stata ritrovata anche una descrizione dell’epoca di un’opera che presenterebbe le stesse caratteristiche fisionomiche ed espressive, nonché tecniche, secondo la visione piuttosto classicheggiante del “puer et senex” alla quale Leonardo era particolarmente legato.

Sembra che la testa in terracotta (< nella foto), raffigurante un Cristo fanciullo, di cui ha fatto, in più occasioni, una precisa descrizione colui che ne era venuto in possesso, il pittore Paolo Lomazzo, possa avere avuto come modello proprio lo stesso Salaì, il figlioccio adottivo del Vinciano.

"Per stabilire se l’opera è realmente di Leonardo è stata sottoposta anche all’esame dei cinque requisiti suggeriti dallo studioso Edoardo Villata in un convegno sulla terracotta lombarda del rinascimento tenutosi a Pavia nel 2011. Il risultato emerso, confortato anche dalla termoluminescenza, è stato completamente positivo" racconta lo studioso.

La caccia a una scultura di Leonardo dura da tempo e ha visto impegnati diversi studiosi.

"Le fonti antiche su Leonardo scultore ricordano «teste di femmine che ridono», «teste di putti», un Bambino Gesù in creta che fu di proprietà del cardinale Federigo Borromeo, per alcuni studiosi un probabile modello per la testa di Gesù nel quadro di Sant'Anna" aggiunge Solari, il quale evidenzia come questa scultura potrebbe costituire la materializzazione di una particolare sensibilità del vinciano verso quell’ambiguità che si ritrova in molte sue opere riconosciute come la Gioconda, il San Giovanni, la Sant’Anna.

Il prof. Ernesto Solari già nel 2009 aveva reso noto il ritrovamento di un cartone, appartenuto alla collezione del famoso storico dell’arte settecentesco Padre Luigi Lanzi, che riprende il disegno del volto della Sant’Anna del Vinciano che si trova al Museo del Louvre.

Il disegno, realizzato a carbone, su tipica carta di fine 1400 e inizi 1500, utilizzata più volte da Leonardo, raggiunge una grande somiglianza espressiva col dipinto originale del Louvre, rivelando una morbidezza molto vicina alle opere del Maestro e del più valido e attivo dei suoi allievi, Bernardino Luini.

Questo nuovo disegno è stato eseguito da mano mancina al contrario di quello degli Uffizi.  Escluso che si possa trattare di un falso moderno, grazie agli esami effettuati, la prima ipotesi è stata una realizzazione da parte di un allievo che poteva essere anch’egli di mano mancina o un abile imitatore del Maestro. In ultima ipotesi si è pensato potesse trattarsi dell’originale eseguito dallo stesso Leonardo.

Le indagini effettuate su ciascuna di queste ipotesi hanno portato a trovare risposte concrete e comunque plausibili con alcune apparenze non trascurabili quali, in primis, lo status di grande conservazione del foglio in oggetto che aveva fatto pensare alla prima idea di falso. L’esame al Radio Carbonio 14 ha escluso che il foglio fosse moderno, anzi ha confermato la contemporaneità rinascimentale dello stesso col suo probabile autore. Si tratta quindi di un foglio appartenente ad un periodo vicino al 1500.  

Chi poteva essere l’allievo in questione?

Potrebbe trattarsi di Francesco Melzi o Salaì poiché entrambi, sapevano usare la mano sinistra (Salaì, in particolare, che conosceva bene Leonardo, aveva più volte cercato di imitarlo utilizzando gli stessi suoi strumenti e copiandone lo stile).

Riguardo all’identità della donna ritratta, sono emerse interessanti ipotesi: Isabella d’Aragona, Bianca Sforza, lo stesso Salai o sua madre Caterina Scotti.

Sono emersi alcuni particolari interessanti che a prima vista erano passati inosservati: la presenza inusuale sulla superficie del disegno di elementi quali il Ferro (Fe), il Rame (Cu), il Manganese (Mn) e il Potassio (K) che sono stati considerati dai tecnici del laboratorio diagnostico come impurezze dei composti cellulosici del supporto, secondo Solari sono invece da considerarsi come tracce dei pigmenti utilizzati da Leonardo nei suoi dipinti; questi erano sicuramente presenti e diffusi nel suo studio/bottega al punto da contaminare tutto l’ambiente o le cose presenti.

Questi pigmenti si depositarono sul nostro disegno come le polveri o i pollini si depositano sulle stoffe che sono utilizzate in un ambiente dove questi proliferano. E’ stato lo stesso Prof.Pedretti a confermarrmi che gli stessi pigmenti sono stati ritrovati su diversi disegni di Leonardo a Windsor.

La presenza di questi pigmenti sulla superficie del disegno e una probabile firma “DaVinci” sopra l’occhio sinistro, sono da considerarsi elementi utili per determinare l’autenticità prima e la paternità poi di questo disegno; esso appartiene certamente alla scuola leonardesca, se non proprio di mano del Maestro, in particolare all’abilità dell’allievo Salaì, di recente alquanto rivalutata.

Como, 2014

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