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Sicilia al Vinitaly: terra di vini, terra di tesori

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di Corona Perer

Quando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato nello stand della Sicilia, dicono gli espositori che il volto si è illuminato. Accolto dall'assessore regionale all'Agricoltura Antonello Cracolici ha ricevuto in dono una bottiglia storica del 1941 salvata dai bombardamenti che colpirono le cantine: una Riserva Storica Florio che crediamo neanche il Presidente berrà.

"Il vino è impresa, ambiente, cultura, territorio, ed è società. Nel comparto vi sono tanti nuovi lavori, con giovani che hanno portato tecniche innovative, e vi sono autentiche rivincite della legalità che hanno il nome di vini prodotti nelle terre confiscate alla mafia" ha detto il presidente della Repubblica citando l'esempio delle produzioni in carcere, come nel penitenziario di Gorgona.

Terminata la visita emozionante per tutti gli espositori del Capo dello Stato, il padiglione della Sicilia si è dedicato a comunicare il vino. E' stata presentata una nuova interesante guida (molto ben strutturata) sulle 12 "Strade del Vino e dei Sapori" istituite da una legge regionale nel 2002. Palermo, Catania, Trapani, Agrigento, Messina e Ragusa sono le province toccate dalla rete stradale del vino segnalate da "Slowbook" (edizioni Belle e Buone Arti) presentata al Vinitaly. I dodici percorsi intrecciano storia e tradizione e sono stati pensati per attrarre visitatori non solo interessati a godere delle bellezze artistiche e culturali della Sicilia.

La Strada del Vino Terra Sicane è uno degli itinerari proposti: parte dal bel borgo di Sambuca di Sicilia nella Valle del Belìce, fino Sciacca (Ag), passando per Santa Margherita del Belìce, Montevago e Menfi. Qui si trovano alcune delle aziende vitivinicole che più hanno contribuito al successo al successo dell'enologia siciliana nel mondo: da Planeta a Donnafugata.
In provincia di Trapani, invece, gli itinerari sono quattro: Alcamo, Erice e Marsala e Val di Mazara, nella punta estrema della Sicilia occidentale, dove tra i doc spicca il Delia Novelli, ottenuto dalla vinificazione di varietà autoctone (dal Grillo all'Insolia per i bianchi; al Nero d'avola o Perticone per i rossi) sia di varietà alloctone ( Chardonnay per il Bianco, Cabernet e Merlot per il rosso). Certamente uno strumento di promozione molto utile.

All'incontro con la stampa gli assessori regionali Cracolici (Agricoltura) e Barbagallo (Turismo) hanno posto grande attenzione alle chances offerte dalle terre del vino per il turismo. Fanno la parte del leone i Siti Unesco che la Regione Sicilia percepisce come "attrattori turistico culturali". Sette dei 51 siti in Italia sono proprio in Sicilia e 3 di questi sono patrimonio immateriale: i pupi, l'alberello di Pantelleria, la dieta mediterranea.

"Puntiamo alla narrazione del prodotto Sicilia. E' la nostra grande risorsa. Non mancano i fondi per farlo, ci dobbiamo solo impegnare a raccontare meglio ciò che ci circonda" ha detto Antonello Cracolici, assessore regionale all'agricoltura al quale abbiamo chiesto quali strategie sono state fatte dopo le polemiche di qualche anno fa innescate dai forconi. "Abbiamo incentivato l'imprenditoria giovanile avviando 1840 giovani, l'83% dei quali sono ragazzi e siamo primi in Europa con 250 mila ettari di coltivazioni bio. Vogliamo estendere questo programma e aumentare di altri 50 mila ettari e favorire il ricambio generazionale puntuando proprio sulla giovane imprenditoria" ha concluso.

Gli ha fatto eco Anthony Barbagallo assessore al Turismno. "Il fatto che molti giovani decidano di iscriversi non più al liceo ma alle scuole professionali come alberghiero o scienze agricole dice qualcosa. Noi intendiamo mettere in rete tutte le risorse per valorizzare i nostri prodotti che fanno le eccellenze del territorio" ha detto Barbagallo ricordando il Passito di Pantelleria come il Malvasia delle Eolie o l'Etna Rosso. Oltre a evidenziare il lavoro fatto per la nuova guida sulle strade del vino siciliane, ha ricordato il Treno del Vino che dal 30 aprile solcherà le vie ai piedi dell'Etna nonchè la politica per incentivare le enoteche pubbliche e regionali ai fini di destagionalizzare l'offerta e omogeneizzarla.

Ha concluso l'incontro con la stampa la degustazione di un Ben Ryè del 2013 di Donna Fugata che fin dalla prima presentazione (1997) conquistò gli intenditori vincendo subito il concorso mondiale dei vini di Bordeaux ottenendo la gran medaglia d'oro.

Grande importanza per garantire e ceritificare il prodotto viene data anche al lavoro di Irvo, l'Istituto Regionale Vite e Olio che promuove i prodotti tipici ma anche certifica e compie attività di ricerca come ha ricordato il direttore Marcello Giacone.

E passeggiando negli stand assaggi e novità: la cantina Firriato, produce vino vegano:  il vino non contiene materie prime, ingredienti e coadiuvanti di origine animale e che non è stato esposto a rischi di contaminazione, cioè di passaggio diretto o indiretto di ingredienti indesiderati.

L'abbazia Santa Anastasia invece ha presentato il suo primo spumante. L' azienda vinicola biologica e biodinamica, in provincia di Palermo, ha presentato le nuove annate dei suoi vini, espressione del terroir che li origina e di una filosofia aziendale incentrata sul rispetto della natura e dell’ecosistema di cui è parte. Ha inoltre lanciato il primo spumante firmato Abbazia Santa Anastasia. Q 1.000, Brut Metodo Classico frutto di viticoltura di alta quota. Si tratta di un millesimato da uve Pinot Noir 100% che effettua una sosta sui lieviti di 18 mesi nel corso dei quali vengono effettuati remuage manuali su pupitre. Dal perlage fine e setoso. Al naso presenta delicati sentori di crosta di pane, con note minerali e una sfumatura di ribes. In bocca è fresco, sapido e pieno. Ottimo l’equilibrio tra acidità e sapidità. L’azienda ne produce poche migliaia di bottiglie.

Abbazia Santa Anastasia è erede della tradizione vinicola millenaria ereditata dai monaci residenti, che già nel XII secolo producevano un vino particolarmente apprezzato alle mense baronali e vescovili di Sicilia, il metodo di produzione biologico, da oltre 10 anni applicato in azienda, cui si è accostato, in tempi recenti, il metodo biodinamico declinato nella forma tradizionale di Rudolf Steiner (filosofo austriaco XIX – XX sec.) considerato il padre di questa peculiare tecnica, nonché l’utilizzo di energia pulita attraverso l’impianto di pannelli solari che coprono circa l’80% del fabbisogno energetico dell’azienda.

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