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Arquata: la copia della Sindone č salva

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Sarā messa in salvo?

Il recente e devastante terremoto ha colpito anche questa chiesa che avevamo visitato nel gennaio 2014. Il sisma ha colpito piccoli borghi di grande fascino come il castello di Acquasanta dove si stava rilanciando la ricettività dell'area. Superata l'immediata emergenza poichè era prioritario salvare vite umane e recuperare i morti (che sono ormai 295), la copia della Sindone è stata messa in salvo e trasferita ad Ascoli Piceno.
In questa pagina il servizio realizzato da SENTIRE nel 2014 quando avevamo visitato la Chiesa.

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ARQUATA DEL TRONTO il paese della Sindone

(Arquata del Tronto 6 gennaio 2014 C.Perer) - Nello Statuto d'Arquata risalente al 1574 si legge «Che alcuno non se parta della terra d'Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra». Tre secoli prima (nell'anno 1215) vi era giunto san Francesco d'Assisi, durante la sua missione di predicatore. Tre secoli dopo...vi arriverà e pernotterà Giuseppe Garibaldi, prima di partire alla volta di Roma, terza ed ultima tappa in territorio ascolano.

Arquata del Tronto è infatti posta sulla Salaria, antichissima via di comunicazione al crocevia di tre regioni (Lazio, Umbria e Abruzzo) il che spiega la sua natura signorile: una storica "rocca medioevale" che sovrasta un territorio particolarmente prezioso. Questo infatti è l'unico comune d'Europa racchiuso all'interno di due aree naturali protette: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a sud, ed il Parco Nazionale dei Monti Sibillini a nord.

Meno noto il reperto che è custodito nella chiesa di San Francesco di Borgo: una copia della Sacra Sindone custodita a Torino. Si tratta di una fedele riproduzione del sacro lino che reca l'impronta dell'uomo sindonico, flagellato e crocifisso.  Il telo è un unico panno, in filo di lino, un lenzuolo insomma di forma rettangolare (440 cm in lunghezza e 114 cm in altezza), dove sono evidenti le impronte del viso e della nuca. Nessuna velleità circonda il reperto che non accampa pretese di essere il telo in cui fu avvolto il Cristo. In  stampatello  si legge «extractum ab originali» cioè "estratto dall'originale".

Non sono noti i metodi usati per ottenere la riproduzione. Tutto sarebbe avvenuto solo per contatto. Anche questo reperto è dunque un mistero: non è infatti stata dipinta e l'immagine si compone dalla diversa intensità dell'ordito (è dunque anzitutto un capolavoro di tessitura). Ma conserva la sua santità per un motivo semplice: non essendo una "copia" ma un "estratto dall'originale" contiene, anche se a livello infinitesimale, una parte del sangue di Gesù  e questo per chi crede è motivo di profonda devozione.

Analisi sono state affidate a studiosi per stabilire la consistenza delle materie organiche che in essa si sarebbero "trasferite" e tuttora il reperto è oggetto di studio.

La sindone di Arquata, oggi custodita in una teca di recente realizzazione, fu rinvenuta nel corso di lavori di conservazione e restauro della chiesa dedicata a san Francesco, eseguiti tra il 1980 e il 1981. Il telo si trovava piegato e racchiuso all'interno di un'urna dorata nascosta dentro la nicchia di un altare.
Risale al 1655 e a testimoniarlo è un'antica pergamena dove si spiega che questo lino per volontà del vescovo Massimo Bucciarelli (all'epoca segretario del cardinale Federico Borromeo) fu fatto combaciare con la Sindone e da qui venne la reliquia "per contatto".

Ma perchè si volle fare una copia? Solo per devozione? Probabilmente ci si voleva tutelare da possibili incidenti che potessero accorrere all'originale che, oltretutto, era in possesso non della Chiesa ma dei Savoia.

"L'aver posto la copia in un luogo così remoto conforta la tesi che questa volesse essere una sorta di copia di sicurezza" spiega Leonardo Gabrielli che ci guida nella visita al reperto. E quindi i francescani l'hanno custodita gelosamente per secoli, limitando le ostensioni ed utilizzandola per le processioni solo in casi eccezionali.

Vicino al telo si trova un imponente altare in legno con una tela raffigurante S. Carlo Borromeo inginocchiato dinanzi ad un'altare, ed una tela più piccola anch'essa del tardo '500, raffigurante Gesù che osserva un lenzuolo disteso. Questi due dipinti dimostrano lo stretto legame esistente fra la famiglia Borromeo e la Sacra Sindone.

riproduzione riservata

 

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