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Tempio di Palmira: rivivrà?

Tempio di Palmira: rivivrà?dida_giornale_sentire1.jpgpalmira_2.jpgdida_giornale_sentire1-001.jpgpalmira2.jpgPalmira1.jpgKhaled_al_Asaad_il_custode_di_Palmira.jpg
Vandali del Terzo Millennio

Questo tempio...non c'è più. L'isis l'ha distrutto. Siamo a Palmira: per comprendere il suo valore basterà dire che questa città si trova citata nella Bibbia, ma è nominata anche negli annali dei re Assiri. Personaggio cruciale di Palmira è la regina Zenobia che si oppose ai romani e ai persiani. Oggi il nemico si chiama Isis.

La città che venne incorporata nell'impero romano e Diocleziano, tra il 293 e 303, e fu poi fortificata è uno dei maggiori gioielli dell'Oriente. Superata l'emergenza e ripreso il controllo dell'area la comunità internazionale si sta muovendo per il suo recupero.

Per difenderla nei secoli le furono rette intorno imponenti mura difensive. Il declino inizia solo dal IV secolo quando le notizie su Palmira si diradano. Durante la dominazione bizantina furono costruite alcune chiese, anche se la città aveva perso importanza. L'imperatore Giustiniano, nel VI secolo, vi installo' una guarnigione. Poi sotto il dominio degli arabi la città andò in rovina. Oggi sta andando incontro alla sua definitiva distruzione. Il mondo grida: orrore, ma nessuno sa come fermarlo.

Cinque giorni dopo aver decapitato su una piazza pubblica di Palmira Khaled al Asaad, 81 anni, uno dei massimi esperti siriani di antichità ed ex direttore del sito archeologico locale, l'Isis ha distrutto il santuario di Baalshamin, a poche decine di metri dal teatro romano della città, dove la Stato islamico aveva inscenato alcune esecuzioni pubbliche. Il santuario di Baalshamin (Il signore del Cielo) è del secondo secolo dopo Cristo ed è dedicato ad una divinità asssimilabile a Mercurio.

Dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, la città fiorì nell'antichità come punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano ed ebbe un notevole sviluppo fra il I ed il III secolo dopo Cristo. Per questo motivo fu soprannominata la 'Sposa del deserto'. Il nome greco della città, 'Palmyra', e' la traduzione fedele dall'originale aramaico, Tadmor, che significa 'palma'.

Il sito archeologico comprende la via colonnata, il santuario di Nabu, le Terme di Diocleziano, il teatro e l'Agora. Vere e proprie perle architettoniche. Fondato nel 1961 all'entrata della città moderna, il museo di Palmira raccoglie numerosi reperti ritrovati nel sito archeologico che testimoniano l'alto livello di raffinatezza raggiunto dall'arte palmirea. Per timore di distruzioni, centinaia di statue e reperti del sito siriano 240 km a nord-est di Damasco sono stati trasferiti in altre località già prima dell'assalto finale dell'Isis.

Dopo avere -  per 50 anni -  custodito i tesori archeologici della “Sposa del deserto”,  Khaled al Asaad è andato incontro ad un’esecuzione pubblica in piena regola, alla quale hanno assistito decine di persone. A dare per primo la notizia della decapitazione di Asaad, uno dei massimi esperti siriani di archeologia, era stato il direttore delle Antichità e dei musei siriani, Maamoun Abdulkarim il quale ha spiegato che i miliziani dell’Isis avevano arrestato un mese fa Asaad. Da allora erano iniziati interrogatori continui nella speranza di avere informazioni su dove fossero stati nascosti reperti romani del sito prima dell'occupazione dello Stato islamico.

E' stato barbaramente ucciso il 18 agosto 2015: decapitato sulla pubblica piazza davanti al museo che per decenni ha diretto, e il suo cadavere appeso ad una colonna romana, suscitando durissime reazioni internazionali e un profondo sdegno in tutto il mondo.


< il sito archeologico è patrimonio dell'umanità Unesco



Dopo il pensionamento, nel 2003, aveva continuato a lavorare come esperto per il Dipartimento dei musei e delle antichità. Era stato autore di diversi libri e testi scientifici anche in collaborazione con colleghi stranieri. Ai tesori di Palmira l’anziano archeologo aveva dedicato mezzo secolo della sua vita: conosceva la storia di ogni colonna, ogni statua, ogni centimetro di questa città che un tempo fu un vitale centro carovaniero. Un amore immenso finito nel più tragico dei modi, reciso da quegli stessi fanatici pronti a distruggere a martellate i simboli di una cultura.
Un martire anche lui: della cultura.
www.giornalesentire.it  2015







< nella foto: Khaled al Asaad
 

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