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Persone e idee

Giliola Galvagni: Sotto la neve pane

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Novitą in libreria

di  Rodolfo Carpigo - "Sotto la neve pane". Il titolo dell’ultima fatica di Giliola Galvagni, ci ricorda il sapore della saggezza popolare e nello stesso tempo segna la linea di demarcazione che separa il passato dal presente, la morte dalla vita, il freddo gelido dell’esterno, dove albergano le dolorose esperienze vissute dalla protagonista del romanzo dal caldo riparo dei sentimenti nel quale maturerà la sua rinascita.

Esperienze ed  emozioni al femminile si legano, a partire dagli episodi salienti degli anni cinquanta della storia nazionale ed internazionale che la vecchia radio a valvole diffondeva in casa, con il  vissuto di una bambina che abbandona la sua infanzia nel momento in cui muore la nonna paterna. La fine del legame fisico come bene rifugio con l’unica persona della famiglia che le procurava sicurezza e riferimento, la proietta suo malgrado in un mondo adulto fatto di storie drammaticamente vere, relegando in cantina assieme alle cose della nonna quello ovattato del gioco e della fantasia. Il venire meno di quel caldo approdo di intima complicità, come mescola antica di verità assolute in forma di proverbio e di fantasia,  lascia palesare la pesantezza del disagio familiare costringendola a prenderne dolorosamente coscienza. Di li a poco affioreranno quei “mostri”,  che la renderanno vittima inconsapevole della brutalità dell’abuso, così violento come il temporale estivo che arriva improvviso e non lascia spazio alla comprensione, così devastante da farti vittima disorientata , del buio, del fragore del tuono e poi degli scrosci di pioggia torrenziale che lascia asciutti fuori ma inonda l’anima di singhiozzi e di pianto.

Dolore e rinascita si alternano in questo primo romanzo di Giliola Galvagni, nel  quale si intrecciano storie che nascono dalla sua quasi quotidiana frequentazione della sofferenza e del dolore. A differenza però del suo importante libro  “La vita ai bordi” , nel quale restituisce la dignità perduta alle sedici poesie umane recluse nell’ex ospedale psichiatrico di Pergine protagoniste dei sedici racconti brevi, Giliola Galvagni persona  impegnata da molti anni nel sociale, dismette in “Sotto la neve pane”  i panni della mera osservatrice per lasciare spazio alla denuncia, perché è solo con la denuncia di coloro che  scoprono seppure fortuitamente episodi di abusi e violenze perpetrate nei confronti di minori, che si può spezzare la catena ed impedire che si ripetano. Questo è solo uno dei messaggi che abbiamo l’obbligo di cogliere rispondendo all’auspicio che la scrittrice inserisce nella prefazione di riuscire a procurare in noi delle riflessioni e questo è l’impegno che dobbiamo assumerci. Divulgare in continuazione il concetto che la denuncia in questi casi non è delazione o mancato rispetto della privacy altrui ma impegno civile.

Questa è la forza della scrittura semplice di Giliola che il prof. Toniolatti in occasione della presentazione di un altro suo libro “Racconti inventati di storie vere” alla biblioteca di Pergine aveva definito di “utilità sociale”, e questo conferma Giliola con il ricco vissuto di Elisabetta in questo suo primo romanzo. Il continuo desiderio di narrare di Giliola è una palestra nella quale il lettore può allenarsi alla comprensione. Giliola continua infatti ad assemblare storie perché la vita gliene fornisce in quantità tali da aver raggiunto quel grado di totale consapevolezza da poterci suggerire che,  la vita tanto più è… e tanto più senso ha… quanto più ci muoviamo nel verso del compatire, quanto più ci adoperiamo a patire assieme, a tollerare e a superare i pregiudizi elaborando, ciascuno con i propri mezzi e con il proprio vissuto il dolore, la sofferenza ed il disagio , perché soltanto riuscendo ad affinare quella meravigliosa attitudine al “ morire un po’ ” , possiamo uscire dal confine delle nostre identità e della indifferenza per tentare di essere seppure per pochi utili istanti anche “qualcun altro”, magari diverso, magari violato o magari discriminato.

Solo allora potremo comprendere in pieno il senso del verbo “capire” ed interpretare al meglio il  compito umano del convivere.

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