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SPECIALE - I frutti della visita del Papa in Terra Santa

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Giorni lontani

Era andato alle radici, anzi alle sorgenti. Questa splendida immagine del Papa che si specchia nel punto in cui è provato che vivesse una comunità di Esseni, della quale faceva parte il Battista, è l'inizio di quel cammino. In quelle acque si presentò al Battista anche Gesù e se vogliamo è in questo punto, prima ancora che a Betlemme che inizia la Buona Novella. Il viaggio del Papa è stato ricco di segni, simboli, incontri, ma è quello che è venuto dopo - a Roma e nei Giardini Vaticani - che ha dato senso ad ogni parola pronunciata in Terra Santa. Che poi la Pace non sia davvero avvenuta, è un altro discorso. L'instancabile lavoratore della vigna di Dio quale è Francesco, oggi 80enne, ci ha certamente lavorato.

"Ci vuole coraggio per fare la pace, molto più coraggio che per fare la guerra". Il Papa con la sua semplicità lo aveva detto nel suo pellegrinaggio. In Palestina i giorni della visita del Papa gioiosi e pieni di speranza e quelli dell'incontro in Vaticano sembrano già lontanissimi. 

La preoccupazione però c'era già nei giorni della gioia. "Dopo ogni visita di un Papa c'è stata una Intifada" si mormorava perchè i sabotatori della pace agiscono ovunque e tempestivamente, soprattutto quando si aprono spiragli di pace. Non per questo però i costruttori di Pace devono abbandonare il loro compito e tentare anche l'intentabile. L'esempio del Papa andava letto in questo modo.

Se storica era stata la visita in Terra Santa, altrettanto e molto più lo lo era stata la giornata vissuta  in Vaticano, con un Papa che in semplicità cercava almeno di favorire sul piano umano quell'incontro che è fondamentale perchè almeno ci si parli.

"...Il mondo che abbiamo è un'eredità dei nostri antenati, è vero, ma anche un prestito per i nostri figli che sono stanchi: troppe piante strappate, troppi morti. Che la loro memoria ci dia il coraggio della pace, da tessere giorno per giorno... Sì al negoziato e no alle ostilità..." ha detto Papa Francesco al termine delle tre preghiere (ebraica, cristiana e musulmana) che si sono alzate nei giardini Vaticani, con l'incontro di preghiera tra Abu Mazen e Shimon Peres alla presenza del Patriarca Bartolomeo.

Il Pontefice lo aveva più volte sottolineato: la sua non era una mediazione, ma di un incontro di comune preghiera: da qualche parte - del resto - bisogna pur cominciare per trovarsi. E' insomma il punto di partenza per un incontro sul piano umano, primo passo per qualsiasi possibilità di dialogo.

Nessuno si attendeva frutti politici, e del resto non discutere di insediamenti, di uso dell'acqua, di muri, di giurisdizioni facilita di certo il compito. Ma questo nulla toglie al colpo di genio di Papa Francesco che vuole in questo modo riportare con semplicità, dentro un conflitto complesso e ultradecennale, l'attenzione sulla possibilità di superare steccati su piani più alti.






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Servizi a cura di Corona Perer
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