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Salute

Come funziona la propaganda: il caso Simonsen

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di Manuel D'Elia

Avendo in passato fatto parte di un gruppo di persone interessate a sensibilizzare la popolazione sul tema della sperimentazione animale, ammetto di essere rimasto non poco spiazzato da tutto il rumore che si è creato intorno alle dichiarazioni di Caterina Simonsen, la ragazza colpita da una grave malattia che con un post pubblico su Facebook dava merito alla "vera" ricerca (da lei identificata, anche se non in via esclusiva, con la vivisezione) per essere ancora viva.

Il clamore mediatico, ovviamente, non è nato dalla dichiarazione della studentessa, ma dagli insulti e minacce che ha ricevuto in cambio, ad opera di quelli che sono stati subito identificati dai media dei "nazi-animalisti", ma lo stesso non capivo tutto il risalto che veniva dato ad una notizia tutto sommato minore. Qualcuno che insulta qualcun altro sulla Rete? Pratica indegna, ma non è certo un fenomeno nuovo!

Soprattutto, non mi spiegavo l'ingenuità di questi "animalisti" nel rispondere ad una provocazione (volontaria o involontaria che fosse). Come chiunque abbia approfondito almeno un po' l'argomento può confermare, infatti, la risposta corretta alle affermazioni di Caterina avrebbe dovuto essere: No, non sei viva "grazie" alla vivisezione. Sei viva "nonostante" la vivisezione.

Perché il punto, per chi contesta con cognizione di causa la sperimentazione animale, è essenzialmente questo, e va oltre la crudeltà inflitta a cani, gatti, maiali, topi ecc. Le argomentazioni, solide e confermate dalla letteratura scientifica, portano ad un'unica conclusione: la vivisezione è un rischio per la nostra salute, perché i farmaci testati attraverso di essa non danno e non possono dare garanzie in merito alla sicurezza per uso umano.

Uno degli esempi classici che si fa è quello della cioccolata (20 g di fondente possono uccidere un cane di 20 kg). Ma si può proseguire con la penicillina, che uccide le cavie. Con alcune bacche di bosco che sono letali per l'uomo e nutrimento degli uccelli. Continuando poi con l'ammannita falloide, che può essere consumata tranquillamente dal coniglio. Una dose di oppio per noi letale può invece essere invece sopportata da polli e cani. E mentre l'etere ci fa solo addormentare, per un gatto può essere facilmente letale.

E la lista è lunga. In realtà, non è neanche una lista, perché nessuno conosce tutti gli elementi e gli effetti sulle singole specie. Ma una cosa la si capisce: il risultato del test di un nuovo farmaco compiuto sull'animale, nulla può dire degli effetti che avrà sull'uomo. E' una lotteria, alla quale affidiamo la nostra salute. Come tutte le lotterie, però, è remunerativa per il banco, ossia in primo luogo per l'industria farmaceutica, che con essa ha un ottimo alibi per poter mettere in commercio farmaci (testati su animali) i cui effetti collaterali superano spesso di gran lunga i benefici (il Plasil è uno degli ultimi ad essere stato ritirato dal mercato).

Una ricerca alternativa non cruenta è possibile e anche auspicabile, ma la sua applicazione trova resistenza nel fatto di essere più costosa e, anche se può sembrare un paradosso, meno aleatoria.

Così spiega bene anche la dott.ssa Susanna Penco, biologa, che come Caterina soffre di una grave malattia genetica: "Se si abbandonasse un metodo fuorviante e ci si concentrasse sull’uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi".

Ma allora, se queste cose nell'ambiente antivivisezionista le sanno tutti, perché gli insulti e le minacce?

La risposta, a sorpresa, arriva da uno dei media mainstream che hanno contribuito a creare il caso nazionale, Repubblica, attraverso le pagine online di uno dei blog d'autore. Si scopre così che questi "nazi-animalisti", nei loro profili sui social network, non hanno nessun post animalista precedente agli insulti a Caterina. Nessuna attività segnalata, nessuna foto, nessun appello. Niente.

Questo ed altri dettagli fanno sorgere il sospetto che non di veri animalisti si trattasse, ma di provocatori. Provocatori che hanno contribuito ad oscurare una possibile discussione in merito a rischi/benefici della vivisezione, buttando tutto in caciara proprio nei giorni in cui era in esame un disegno di legge in materia. Un'operazione di propaganda orchestrata da chi ha notevoli interessi economici nella sperimentazione animale? A pensar male si fa peccato, ma...

A chi volesse seriamente approfondire l'argomento, suggerisco la lettura di un libro fondamentale, purtroppo attuale benché pubblicato la prima volta nel 1976: L'Imperatrice Nuda di Hans Ruesch.



LEGGI
> L'Imperatrice Nuda
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> Ricercatrice e malata: "La sperimentazione sugli animali non serve"
 

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