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Arte e cultura

Stefano Raffaelli, Movie Series

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Tributo al cinema italiano

E' un omaggio al grande cinema italiano quello che Stefano Raffaelli compie nella collezione di opere Movie Series presentata alla galleria Open Art di Milano nell'ottobre 2011. A Rovereto è esposta al Loco's di via Rialto. Si tratta di un vero e proprio tributo a quel magnifico ventennio (1950/ 1970) in cui Vittorio De Sica, Federico Fellini, Pietro Germi, Michelangelo Antonioni, Dino Risi fecero grande il cinema italiano.

Stefano Raffaelli si definisce un artista interdisciplinare. Le sue opere sono infatti mixate: una simulazione pittorica a pastello e acrilico di importanti fotogrammi del cinema italiano, compongono una successione di venti opere su carta.

C'è il composit costuito sul frame cinematografico, ma c'è anche la pittura che è veloce fatta di scorci e colpi di luce. Su carta povera, quella normalmente utilizzata per pacchi, l'artista mette virtù, creatività, sogni, aspirazioni, anarchia e sconfitte di un popolo: quello italiano, così come è stato raccontato dal cinema. Spiega di averle messe su carta povera, normalmente utilizzata per avvolgere cose, oggetti, prodotti "...Perché è così che ci trattiamo. È piegata per essere riciclata, per avvolgere altri oggetti. Perché siamo poveri, fuori. Bellissimi dentro” aggiunge Raffaelli.

L’obiettivo è una figurazione rapida, duttile e intensamente comunicativa, non solo esteriormente ma anche strutturalmente, simile all’ espressione linguistica. L’ impianto visivo simile al reportage fotografico non cerca di rappresentare la vera realtà , ma un immagine della realtà già distillata dall’ occhio del regista, autore del fotogramma (Fellini Scola Antonioni ).
Il fotogramma diventa quindi traccia necessaria e punto di partenza dell’ agire artistico per ottenere stimoli psicologici.

Anche il supporto pittorico, la carta, diventa parte fondamentale nella suggestione emotiva della rappresentazione. La carta da pacco diventa l’ interfaccia perfetta di un copione di una sceneggiatura scritta corretta e riscritta, ripiegata e conservata, riaperta e richiusa.

La mostra è a cura di Simone Spiritelli il quale spiega che si tratta di una pittura-azione. "Non si limita a tracciare solo segni sulla superficie ma coinvolgendo il supporto trasforma il piano di proiezione non in uno spazio immaginario disponibile, ma in una 'cosa'. Non più quindi quadri in cornice ma “affiche” da trasportare sotto braccio, da appendere nella più completa libertà. Il “poster-feticcio” raffigurante il “mito”, quello cinematografico dei grandi registi italiani del dopoguerra, si propone di sensibilizzare un potenziale creativo nazionale dimenticato, assopito o semplicemente demotivato dai tempi".
13 settembre 2013
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