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Gioielli di Rovereto: il Teatro Zandonai

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Acustica perfetta

E' il gioiello di Rovereto, uno dei primi teatri in Italia.Risalente alla fine del '700, fu il terzo teatro a sorgere dopo la Scala a Milano e La Fenice di Venezia. Costruito in soli due anni a fine '700, mostrò subito la necessità di porvi mano.Un gioiello che risorge a nuovi fasti dopo essere stato durante la prima guerra mondiale stalla  per i cavalli dell'impero-austroungarico. “Nei palchetti c'era la loro biada” ricorda il sindaco Miorandi ricordando che la passata amministrazione aveva preso in mano la questione pensando di intervenire “solo” per fermare i tarli che si stavano mangiando le strutture lignee.

Dei 25 milioni di euro che sono serviti per restituirlo all'antico splendore, il 50% vengono dalla collettività roveretana che fin dalla nascita del teatro aveva partecipato direttamente alla istituzione: basti pensare che i palchetti dei notabili del tempo erano registrati al Libro Fondiario come proprietà privata.


L'orologio del teatro è stato riportato alla data del 1871” spiega l'architetto Condini. “Terminata la ricerca sugli strati di storia che si erano sovrapposti di intervento in intervento, è stato scelto di riportarlo a come i roveretani lo ricordavano. La complessità era non solo sanarlo e consolidarlo, ma restaurarlo, intervenire sulle scoperte inattese (alcuni affreschi che impreziosiscono l'ingresso e le colonne binate in finto marmo rosso che erano state coperte da un anonimo grigio) e poi metterci dentro la macchina di un teatro moderno che  fosse sicuro e accessibile” conclude Condini che sottolinea le dotazioni di ultima generazione. “Abbiamo adottato  soluzioni che ci sono anche al Petruzzelli e alla stessa Scala di Milano”.


Molto avanzate le dotazioni tecniche del 'nuovo' teatro. Ogni palchetto è dotato di sensori anti-fumo e la prevenzione incendio è affidata ad un impianto di spegnimento di ultima generazione a vapore acqueo, che nebulizza l'acqua togliendo ossigeno e quindi spegnendo la fiamma sul nascere. “Le vie di fuga e di esodo sono state studiate con una simulazione computerizzata utilizzata anche per il restauro della Biblioteca Marciana a Venezia e alla Fenice” ha spiegato l'architetto Condini che ha lavorato gomito a gomito con l'architetto Giorgio Galeazzo esperto di restauro della Soprintendenza.

Accurati i dettagli di stile che giocano su tre tinte: l'arancione delle colonne che si ritrova negli stipiti, l'azzurro del cielo affrescato che si ritrova nelle tappezzerie dei palchetti (una speciale carta-tessuto acustica) e nel verde acqua che ritorna nelle decorazioni murali. Graziose le decorazioni floreali dei palchi tornati a nuovo splendore e affascinante il foyer: i 100 metri quadri che ospitano la caffeteria sono dominati da un lampadario gigante in vetro soffiato di Murano. “Non è possibile elettrificarlo, a suo tempo si accendevano le candele e così resterà” ha spiegato Condini.

Il dedalo di scale che conduce ai palchetti è stato curato in ogni dettaglio. Semplici plafoniere molto minimal danno all'insieme un ambiente molto intimo e al tempo stesso raffinato.

Per la sua storica restituzione nel 2014 dopo 15 anni di lavori e chiusura è stato predisposto un programma d'eccezione e con eccellenze: lo spettacolo internazionale di teatro/danza con la compagnia Hamburg Ballet di Amburgo e la messa in scena dell'Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni per la regia di Giorgio Strehler e la magistrale interpretazione di Ferruccio Soleri, spettacolo cult degli ultimi decenni in Italia. Il tutto sotto la sublime bellezza degli affreschi e dello stupendo lampadario che adorna il teatro e che è tornato ad illluminare la Rovereto della cultura, la città dei Lumi.

Mancava solo la
9^ sinfonia di Beethoven: è arrivata anche quella, eseguita impeccabilmente dall'orchestra Haydn diretta da Arvo Volmer : è stata la grande musica a riempire e collaudare lo storico teatro. Acustica perfetta e potente, formidabile l'esecuzione dell'Orchestra Haydn con i suoi 65 orchestrali diretti da Arvo Volmer, con l'altrettanto potente ausilio delle voci del Coro del teatro Municipale di Piacenza  diretto da Corrado Casati.

Un cast internazionale con il soprano Sabina Von Walther, la mezzosoprano Annely Peebo, il tenore Dominik Wortig, il basso baritono Sebastian Holecek e il corpus del Coro piacentino per una impeccabile esecuzione della Sinfonia che culmina nell'Inno alla Gioia alla quale il pubblico ha corrisposto quasi 10 minuti di convinti e scroscianti applausi.

(pagina aggiornata: dicembre2015)








LEGGI
> Il  teatro in pillole  
> 2014, l'anno del Teatro Zandonai

< l'inaugurazione del teatro ottobre 2014
(fotoservizio: www.giornalesentire.it)

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