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Scatti d'autore

Luigi Lauro, ''Terra Murata''

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dietro le sbarre

“Un silenzio che ha una sua musicalità. Avverti il vociare dei detenuti, il lamento dei disperati, le urla degli arrabbiati, il canto del malinconico, il tintinnio delle chiavi dei secondini…” scrive nelle sue annotazioni il fotografo Luigi Lauro.

“Terra Murata”, oltre ad essere l’affascinante nome del centro storico dell’isola di Procida, è anche l’emblematico titolo di una rassegna monografica dedicata all’ex-carcere dell’Isola di Procida.

Dismesso dal 1988, l’ex-penitenziario è divenuto un habitat della memoria. La ricerca si annoda al vissuto dell’autore. Fin da piccolo - infatti - Luigi Lauro osservava i detenuti imbarcati sul traghetto e deportati a Procida.

"L'acutezza di sguardo di Luigi Lauro è quella di un fotografo abituato a misurarsi con le sfide e, soprattutto, con la dimensione e le luci del “tempo” spiega Luca Chistè (a sua volta fotografo nonchè autore di un'indagine analoga nell'ex-carcere di Trento).

Le immagini descrivono, in maniera documentaristica ed espressiva, l’ambito topologico del carcere, e sia gli ambienti rarefatti e ricoperti dalla coltre del tempo nei quali si respira ancora l’esperienza di vita di coloro che hanno abitato questi spazi.

"Si tratta di una sorta di archeologia fotografico/visiva capace di restituire alla luce le tracce umane di chi non c’è più e di far emergere alla nostra coscienza, attraverso la potenza del segno e dei molti simboli indagati dall’autore, quale sia la dimensione del tempo che, incessantemente e con il suo inarrestabile fluire, ci ricorda che in questo silenzio e in alcuni terribili luoghi, persone vive hanno consumato la loro esistenza" aggiunge Chistè il quale segnala il forte impatto emotivo che il materiale produce.

Gli assi cardinali del problema sono: il concetto di pena, di dignità, di esistenza, di sofferenza, di libertà. La pena non fine a se stessa ma tendente alla rieducazione e riabilitazione dell’individuo; il diritto per ogni essere umano di essere trattato con dignità e rispetto anche se sottoposto ad un regime di detenzione per quanto duro possa essere previsto; il diritto anche per il carcerato di scontare la sua pena in ambienti che permettano la tutela della propria integrità fisica e morale.

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