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Scatti d'autore

Trentini nell' Egeo

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Mostra fotografica

Giovedì 3 ottobre, alle ore 18, presso lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento, sotto piazza Cesare Battisti, sarà inaugurata “Trentini nell'Egeo. Da Giuseppe Gerola ai boscaioli della Val di Fiemme”, mostra fotografica tratta dal volume “Gli uomini del legno sull’isola delle Rose.

Le immagini, esposte negli spazi dell’antica Tridentum romana fino al 31 ottobre, raccontano la storia dell'emigrazione di un gruppo di boscaioli e segantini fiemmesi che nel 1935 giunsero con le famiglie sull’Isola di Rodi, Protettorato italiano. Una storia sconosciuta ai più, ricostruita grazie all'impegno e alla tenacia dei familiari di questi pionieri che hanno raccolto testimonianze verbali, scritti, racconti di figli e nipoti, fotografie.

L’iniziativa, coordinata dall'Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, vede il sostegno del Comune di Cavalese, della Magnifica Comunità di Fiemme e della Comunità territoriale della Val di Fiemme.

Si tratta di un omaggio a Giuseppe Gerola, archeologo e studioso roveretano, che con lo stesso spirito pioneristico, nel 1912, vent'anni prima dell’emigrazione dei boscaioli fiemmesi, approdò nel Dodecaneso su incarico del Ministero della Pubblica Istruzione.

Profondo conoscitore della cultura greca, accostò allo studio un’intensa attività di raccolta e schedatura di materiale culturale con lo scopo di elaborare progetti concreti per la salvaguardia e il restauro di monumenti e testimonianze archeologiche.

Nel 1935 il governatore italiano Mario Lago creò a Rodi per le famiglie fiemmesi  un nuovo villaggio che fu chiamato Campochiaro. Li raggiunsero altri valligiani e pochi altri trentini. Avrebbero dovuto, con minoranze altoatesine e friulane, occuparsi della coltivazione delle locali foreste, depauperate nel corso degli ultimi secoli.

Una emigrazione organizzata al meglio che, nelle intenzioni della maggioranza dei trentini, doveva essere definitiva. Ma la “Grande Storia” aveva deciso altrimenti. Il Dodecaneso, a partire dalla fine del 1936, divenne un avamposto “strategico” del nuovo impero italiano e conobbe un processo di massiccia militarizzazione. Quindi, con l’entrata in guerra dell’Italia, fu stretto nella morsa navale e aerea degli inglesi con continui bombardamenti e scarsità di viveri.

Una parte dei trentini scelse di rientrare nella propria terra nel 1939, altri nel 1943, quando l’Arcipelago passò sotto lo spietato controllo dell’esercito tedesco. Con la sconfitta dell’Italia, e dopo due anni di amministrazione inglese, il Dodecaneso passò sotto amministrazione greca e le famiglie trentine che avevano sperato di poter rimanere in quella terra, in cui avevano intessuto rapporti di amicizia e reciproca stima con la popolazione locale, dovettero lasciare l’isola. A partire dagli anni ‘80 nacque in Val di Fiemme un flusso di turismo verso Rodi, fatto di ex emigrati e di loro figli e nipoti che, nei decenni, avevano trasformato in un «mito» le vicende di quella emigrazione.

La vicenda storica del villaggio italiano di Campochiaro a Rodi  è nattara anche in un libro di Renzo Maria Grosselli e del Comitato familiari degli emigrati fiemmesi a Rodi.

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