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Salute

Trentino Biobank la banca dei tessuti

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Eccellenze

La grande rivoluzione scientifica di fine Novecento riguarda gli studi biomedici. Se l’Ottocento è stato il secolo della Chimica e la prima metà del '900 ha visto la grande fioritura di studi di Fisica, ora siamo nel periodo della massima espansione mai conosciuta degli studi in ambito biomolecolare e biomedico.

Le possibilità tecnologiche sono straordinarie e hanno una velocità di crescita incredibile: la possibilità di decodificare il Dna e di analizzare in modo completo tutte le altre molecole dell’organismo umano sta infatti determinando un enorme balzo in avanti nella ricerca biomedica. Grazie a nuove tecnologie è ora possibile analizzare i dettagli molecolari che generano le malattie, soprattutto quelle tumorali, con la speranza, sempre più concreta, che le maggiori conoscenze che si stanno rapidamente accumulando si possano trasformare in migliori capacità di diagnosi e cura.

Ma per poter sfruttare al meglio tali acquisizioni, è necessario poter disporre di campioni biologici umani prelevati nel corso dei più svariati interventi diagnostico-terapeutici, per poterli studiare in dettaglio. Ciò deve essere fatto in modo tecnicamente molto controllato e nel pieno rispetto della persona umana, aderendo a strette politiche di garanzia della privacy e dei diritti dei cittadini.

Nasce su quest’orizzonte la banca di campioni biologici Trentino Biobank, struttura dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari situata presso l’Unità di Anatomia Patologica dell’Ospedale S. Chiara di Trento.  Natanel giugno 2008, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto e della Provincia Autonoma di Trento, raccoglie, e mette a disposizione dei ricercatori biologici umani e i dati clinici associati, per attività di ricerca, sulla base di procedure standardizzate, garantendo i diritti dei pazienti.

I campioni di tessuto vengono crio-preservati in appositi frigoriferi, che consentono la conservazione dei materiali a temperature che raggingono i -80°. Il responsabile scientifico del progetto è il dottor Mattia Barbareschi, anatomo-patologo al Santa Chiara di Trento, che ha intuito come la complessa interazione tra mondo della ricerca e mondo della clinica possa essere un fondamentale motore per la scienza.

“Lo scopo di Trentino Biobank è fornire al mondo scientifico materiali biologici umani su cui compiere ricerche volte alla conoscenza e alla cura delle malattie, ed in particolare dei tumori. Per  poterli capire e per studiarne le cause, bisogna studiare i tessuti umani tumorali” spiega Barbareschi. “Lo schema tracciato è questo: dalle cause alla cura, passando per la diagnosi”.

Ma come si compie questo disegno? “Quando un paziente subisce un intervento chirurgico, i tessuti asportati vengono esaminati in Anatomia  Patologica dove viene formulata la diagnosi e vengono definite con precisione le caratteristiche molecolari necessarie a definire le successive terapie oncologiche. Questi stessi tessuti possono essere quindi anche utilizzati per ricerca, analizzandone le caratteristiche biomolecolari. Analogamente è possibile raccogliere campioni di sangue per lo stesso scopo di ricerca” aggiunge Barbareschi.

Raccogliere questo bio-materiale significa poter studiare le alterazioni geniche che sono alla base delle malattie e ottenere informazioni  che – come in un puzzle – servono per comprenderne ogni risvolto. Barbareschi sottolinea che la situazione del Trentino è unica. “I pazienti che vengono operati nella nostra Azienda si rivolgono a una sola struttura oncologica e in questo modo possono essere seguiti nel tempo. Questo è l’elemento fondamentale: poter raccogliere sia i campioni biologici sia le informazioni cliniche dei pazienti a cui i campioni si riferiscono”. Particolarità non da poco.

“Collezionare i tumori e raccogliere la storia clinica dei pazienti in un lungo arco temporale è un elemento determinante per studiare le malattie tumorali. Solo la correlazione tra dati biomolecolari e storia clinica dei pazienti consente di interpretare il significato delle varie alterazioni che si possono individuare” conclude.

L'attività è svolta insieme al Dipartimento di Oncologia, il cui direttore Dr. Enzo Galligioni ha da tempo supportato il progetto, condividendone gli obiettivi. Per i ricercatori che studiano i meccanismi delle patologie c'è dunque una miniera di informazioni di notevole interesse scientifico. Con il consenso dei pazienti (informati sulle finalità del progetto all'atto di conferire i tessuti), Trentino Biobank raccoglie e conserva i materiali e i relativi dati clinici, per distribuirli nell’ambito di progetti scientifici di elevato valore.

Particolare cura è posta ovviamente alla privacy: tutti i campioni e i dati forniti sono contraddistinti unicamente da un codice anonimo che impedisce qualsiasi possibilità di associare i dati delle indagini scientifiche all’identità dei donatori. Inoltre i ricercatori agiscono sotto l’approvazione e la supervisione di un comitato etico.

Tutti gli aspetti giuridici ed etici sono stati studiati da un team del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Trento.
Dall’inizio della attività nel marzo 2009 sono stati raccolti circa 8000 reperti biomateriali di quasi  2000 pazienti. La responsabile del contatto con i pazienti è Silvia Fasanella, dell’Unità di Anatomia Patologica di Trento.

“Tutti i pazienti contattati – afferma la dottoressa Fasanella -  hanno aderito al progetto con convinzione. Donare i propri tessuti viene spesso visto dai pazienti come un valore non solo scientifico, ma anche come atto di beneficenza per la collettività oltre che un modo di partecipare attivamente alla vita scientifica per il bene delle future generazioni. Così convinti che spesso non ritengono neanche necessario sottoscrivere un consenso informato mostrando piena fiducia nell’istituzione a cui si sono rivolti per curarsi”.

La disponibilità dei biomateriali ha attirato interesse di numerosi centri di ricerca nazionali ed internazionali e alcuni studi sono stati già completati. Il Centro di Biologia Integrata dell’Università degli Studi di Trento (Cibio) ha partecipato in varie occasioni a studi biomolecolari che hanno coinvolto Trentino Biobank.

“La disponibilità di biomateriali utili ai fini di ricerca è un elemento fondamentale per le nostre attività di ricerca applicata” dice il Prof. Alessandro Quattrone, direttore del Cibio.
Sono state avviati anche studi avanzati su molecole molto particolari, i micro-Rna, alcuni dei quali rappresentano dei biomarcatori particolarmente utili perchè permettono più accurata classificazione dei carcinomi polmonari più frequenti  e la classificazione di tumori polmonari non altrimenti classificabili con le metodologie tradizionali.

Un nuovo progetto di ricerca triennale è intanto partito con Cibio e Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università degli Studi di Trento. Denominato “Trentino Biomolecular network”, (Trebionet in acronimo), è anche questo sostenuto dalla Fondazione Caritro insieme alla Fondazione Bruno Kessler. “Si studieranno gli aspetti giuridici relativi a possibili partner di tipo industriale” annuncia Barbareschi. “Inoltre speriamo di estendere le procedure di raccolta dei biomateriali anche all’Ospedale di Rovereto”.

Ma un aspetto non secondario è dato dall'informazione. Nel sito web www.tissuebank.it è  spiegato il progetto sia alla comunità scientifica che alla popolazione. “È essenziale mantenere stretto il rapporto tra cittadini e il mondo della ricerca: il confronto su cosa si può fare assieme, le speranze e le possibilità future è determinante. Solo così avremo la possibilità di una reale crescita scientifica e sociale, che possano portare benessere alla nostra vita” conclude Barbareschi responsabile di questo progetto di evidente portata scientifica.


> www.tissuebank.it

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