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Le porte di Sidi Bou Said

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magica Tunisia

Portoncini, griglie, infissi: tutto blu, come il mare.

E' una tappa obbligata per chi visita i dintorni di Tunisi. Con le sue porte colorate, azzurre come il mare che le sta di fronte, Sidi Bou Said è un angolo di mondo allegro e pieno di mediterraneo.

Fu il barone Rodolphe d’Erlanger nei primi anni del Novecento ad emanare la regola del bianco-blu. Oggi per gli abitanti si tratta di una norma urbanistica da osservare e difendere.

La località, alle porte della capitale, deve il nome a un santo. Tra il XII e il XIII sec. d.C. Abou Said ibn Khalef ibn Yahia Ettamini el Beji giunse qui per costruirvi un villaggio: per la sua vita di contemplazione aveva scelto una collina alla periferia di Tunisi (la capitale dista solo 20 chilometri) dal quale il Mediterraneo è più splendido che altrove.

Nel punto più alto del villaggio dove si trova un piccolo cimitero islamico, si osserva tutto il golfo e al largo emergono Zambra e Zambretta, due delle tante piccole isole tunisine.

La passeggiata tra i viottoli lastricati regala il bianco esplosivo e quasi accecante delle case e il blu deciso di portoni e finestre tra i quali si infila una natura lussureggiante: gelsomino, buganville, ibiscus. Tra una casa e l'altra il Mediterraneo si infila con il Blu delle sue onde.

Tra le vedute panoramiche spicca la residenza del Barone, oggi meta di molti musicisti perchè ricca di pregiate collezioni di strumenti musicali e antichi arredi.

Negli anni ’10 del XX secolo il Rodolphe d’Erlanger, che era pittore e musicologo francese, si fece costruire proprio qui la sua bellissima casa: volle che dialogasse tra il bianco della calce delle mura e il blu delle finestre e delle balconate.

"Una sorta di esaltazione di quel trionfo coloristico permesso dallo sviluppo delle vernici prodotte industrialmente" ha avuto modo di dire Philippe Daverio che alla casa ha dedicato una delle puntate di Passepartout.

"Gli interni, che ancora oggi conservano intatti il suo studio da pittore e un’interessante collezione di strumenti musicali, evidenziano il suo geniale gusto eclettico orientalizzante, in cui è riuscito a dosare mirabilmente gli elementi stilistici più disparati in un equilibrio così controllato da fare di questa abitazione un gioiello architettonico a tutti gli effetti" ha affermato il critico.

L'altra tappa obbligata in questa località che potrebbe assomigliare alla greca Santorini, è al Caffè delle Stuoie. 

Su uno dei muri pagine di riviste internazionali famose e le foto delle celebrità che amavano sorseggiare il tè alla mente con pinoli: Albert Camus, Gide, Simone De Beauvoir, Paul Klee. E' noto come il caffè degli artisti ma persino Nixon si è seduto qui.

Il bicchierino caldo (tre dinari, anche con la variante con mandorle tostate), rinfresca e introduce allo spirito del luogo. 

Aperto nel diciannovesimo secolo, il caffè è attiguo alla moschea ed è giunto ormai alla quarta generazione. E' sempre rimasto nelle mani della famiglia Bin Sa’id, che lo ha reso famoso per averne conservato l’atmosfera voluta dal capostipite senza andar dietro alle mode e con l'intuizione di dare alla tradizione culturale la preminenza. Scelta azzeccata: oggi è una delle attrazioni del luogo.

Gestito alla stessa stregua di un sito storico, il caffè è il cuore del mercatino che si estende ai suoi piedi tra artigianato artistico e chincaglerie.

E i turisti da tutto il mondo, non tralasciano l'irta scalinata, entrando non solo per bere il thè, seduti sulle stuoie, ma per attingere all'anima del luogo.
(Corona Perer - Sidi Bou Said/Tunisia)




 

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