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Tunisia, la leggenda di Didone

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di Corona Perer

Tornando da una missione di arbitraggio tra i Cartaginesi e Massinissa, re di Numidia, disse "Carthago delenda est" ovvero "Cartagine dev’essere distrutta".

Marco Porcio Catone, passato alla storia come Catone il censore, chiudeva in questo modo la sua relazione al Senato, convinto che non fosse possibile né conveniente per i Romani venire a patti con il secolare nemico.

E la leggenda narra che tirò fuori da sotto la tunica un cesto di fichi provenienti da Cartagine, volendo così dimostrare che se il fico, frutto assai delicato, poteva resistere al viaggio da Cartagine, la città africana era troppo vicina a Roma, e quindi andava distrutta. Abbiamo dunque sulla nostra groppa anche questo peccato.

Perchè le coste di Cartagine oltre ad essere davvero vicine e a portata di mano (anzi, di volo: basta un'ora per arrivarci dall'Italia) parlano di una saggezza militare e di una meraviglia naturale, che sono esse stesse leggenda.

Basta visitare il porto punico per capire come Cartagine difendeva le sue navi nascondendole all'occhio nemico. Un' antica tecnica punica che fece dei Cartaginesi, degni eredi di quei Fenici da cui discendevano.

Secondo lo storico greco Timeo, la fondazione di Cartagine risalirebbe all'814 a.C. ad opera di coloni fenici provenienti dalla città di Tiro. A capo di quei coloni (o forse profughi politici) la leggenda narra che ci fosse Didone conosciuta anche come Elissa, l'errante.

I miti relativi alla fondazione, sopravvissuti attraverso le letterature greca e latina, narrano che il fratello di Elissa, Pigmalione di Tiro, capo dell'omonima città, fece uccidere il marito della sorella per carpirne le ricchezze. Elissa lasciò quindi la città e, dopo lunghe peregrinazioni, approdò sulle coste tunisine, dove fondò Cartagine.

Oggi tutto questo immenso patrimonio di storia, si osserva dalla collina della Byrsa, dal quale si ammira anche uno stupendo panorama su Tunisi. Qui, nel piccolo museo sono conservati importanti reperti dello splendore cartaginese.

Posta sul Mar Mediterraneo, la città fu sede di commerci e anche di forti rivalità fra le famiglie proprietarie terriere e le famiglie dei commercianti e marinai. Durante il VI secolo a.C., Cartagine cominciò ad acquisire il dominio dell'area mediterranea. Mercanti ed esploratori costruirono una vasta rete di commerci che portarono una grande prosperità e un largo potere alla città-stato.

All'inizio del V secolo a.C., Cartagine era il più importante centro commerciale della regione, una posizione che avrebbe mantenuto fino alla sua caduta per mano romana. Aveva conquistato i territori delle antiche colonie fenicie (Adrumeto, Utica, Kerkouane...) e le tribù libiche, allargando la sua dominazione su tutta la costa dell'Africa dall'odierno Marocco ai confini dell'Egitto.

La sua influenza si allargava inoltre al controllo di limitate aree costiere della odierna Sardegna, di Malta, delle isole Baleari e la parte occidentale della Sicilia. Erano state stabilite colonie anche in Spagna. In tutto il Mediterraneo occidentale resistevano all'imperialismo commerciale cartaginese solo Marsiglia (colonia greca focese), le colonie greche della costa italiana e i commercianti etruschi, che a malapena mantenevano il controllo delle coste italiane del Mar Tirreno e lottavano per la Corsica.

Ma a Cartagine fra le rovine dell'antica acropoli e a pochi metri da dove oggi si erge la basilica eretta dal Re di Francia Luigi, si respira un solo nome: quello di Didone, la regina fenicia che amò Enea quando il figlio di Anchise si era rifugiato proprio lì, prima di trovare il Lazio e fondare Roma. Disperata per la partenza dell'eroe amato, Didone si uccise con la spada che Enea aveva lasciato. Anche in nome di questo epico amore che ha ispirato poeti e narratori, nei secoli successivi, una visita è d'obbligo.
(Corona Perer - Cartagine 22 ottobre 2013)




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