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Tozeur, il linguaggio dei portoni

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Oltre il lago salato

La cittadina è bella: sembra ricamata con i suoi mattoncini posti a rilievo sulle facciate, anticamente usati per catturare il riflesso del sole e favorirne la rifrazione all'interno delle case.

Il linguaggio dei portoni è eloquente a Tozeur, la mitica città che riporta subito alla mente la canzone di Battiato dove i treni non sono altro che le antiche carovane del deserto e un miraggio lontano per quanti dovevano superare il lago salato e giungere alle porte della città.

Posta ai margini del deserto del Sahara, a sud-ovest della capitale Tunisi (da cui dista circa 450 chilometri), Tozeur è circondata da oltre mille ettari di palmeti, con oltre 400.000 alberi irrigati dall'acqua di 200 sorgenti del Ras El Aïoun, oramai perennemente all'asciutto. E' il famoso "lago salato".

Jamel Eddine Hedfi, presidente della comunità islamica nonché guida turistica, conduce i turisti incontrati sulla sua strada alla scoperta degli angoli più antichi e caratteristici.

E' così che ci spiega come gli antichi portoni della città parlino un linguaggio ben preciso, affidato ai colori: quelli blu ricordano il cielo dell' esperienza, luogo dell'incontro con Allah.

Quelli verdi ricordano invece la pace del paradiso nel giardino di Allah, mentre se sono gialli ricordano la sabbia ovvero il cammino e la fatica dell'uomo su questa terra.

Ce ne sono anche di più recenti. È  certamente dei primi del novecento il portoncino marrone nel quale l'artigiano ha decorato in  superficie simboli di ricchezza e benessere.

C'è la giara dove si conservano datteri, olive, olio e ci sono due spille accessori tipici per fermare le tuniche femminili. Al centro l'inequivocabile simbolo di una bicicletta.

Ma i portoni di Tozeur sono ancora più eloquenti e singolari nei battacchi che sono tre e rispondono a tre suoni distinti.

Chi batte a destra in alto é certamente un uomo, chi lo batte a sinistra é una donna e la mano che usa quello più basso é certamente quella di un bambino.

Da dentro casa, chi ode il battacchio capisce subito dal suono chi stia bussando. Ce ne sono di molto antichi nella Medina dove anche la forma delle porte indica, se quadrata,  l'ingresso di un casa,se ad arco l'entrata di una moschea.

E non si pensi che anche i minareti non abbiano le loro regole: quelli quadrati sono i più antichi perché costruiti anteriormente all'arrivo degli ottomani, che non a caso cominciano a costruirli su pianta ottagonale.

E tra una piazzetta e l'altra su incontra il vecchio imam, bambini che giocano, donne che rincasano con la spesa e fuggono l'obiettivo del turista come la peste.

Abitata fin dall'antichità, Tozeur è probabilmente di origine berbera. Il suo destino è sempre stato quello di assumere un ruolo di rilevanza come centro di commercio carovaniero trans-sahariano, fin dai tempi dei Cartaginesi.

Nel 33 a.C., colonizzata dai Romani, prese il nome di Thusuros. La città divenne uno snodo commerciale, importante sia per il commercio dei datteri sia per quello degli schiavi attraverso la strada romana che da Gabès portava a Biskra.

Di questo periodo rimangono i resti di una remota (e labile) influenza cristiana: una chiesa venne infatti subito inglobata alla moschea di al-Kasr quando - nel XIII secolo - la città divenne musulmana.

Fu allora che Tozeur continuò ad ingrandirsi insieme ai suoi palmeti, conoscendo una grande crescita economica che raggiunse il suo apice nel XIV secolo.

Tozeur rimase una città di passaggio per le grandi carovane fino al XIX secolo, epoca in cui divenne predominante la produzione dei datteri.


< Jamel Eddine Hedfi, presidente della comunità islamica nonché guida turistica

 

Nella Medina si respira il silenzio e qualche profumo come quello (sempre straordinario) del pane appena sfornato. C'è anche qualche sogno depositato su di un muro.

"I love Italy" scrive la mano ignota, forse non ancora del tutto consapevole che la Tunisia ha fatto la sua rivoluzione ma ha saputo far ripartire il paese. Mentre qui in italia, una nazione impacciata attende un rinnovamento che tarda ad arrivare.
Chapeau a toute la Tunisie, vien da dire.
(Corona Perer - 31 gennaio 2014)

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