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Persone e idee

Tariq Ramadan, Occidente e Islam possono dialogare

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2 dicembre a Trento

Partita in gennaio con lo psicanalista franco-argentino Miguel Benasayag e con il sociologo anglo-polacco Zygmunt Bauman, Utopia500 si conclude venerdì prossimo 2 dicembre 2016 alle 20.30 all'auditorium di Trento con un altro relatore di fama internazionale, il teologo e filosofo musulmano Tariq Ramadan, cittadino svizzero di famiglia egiziana che insegna a Oxford e in altre università ed è diventato un punto di riferimento per i giovani islamici di tutta Europa.

“Il genio dell’Islam” è il titolo bello e anche provocatorio dell’ultimo libro di uno dei più importanti pensatori musulmani contemporanei, Tariq Ramadan, che sarà a Trento venerdì prossimo, 2 dicembre per l’evento finale di Utopia500. Ramadan, nel libro e nella sua “lectio” all’auditorium, farà i conti con le questioni più scottanti sollevate oggi a proposito dell’Islam – dalla violenza politica al problema delle donne – per sfatare i pregiudizi e aprire un confronto consapevole della complessità di una tradizione religiosa e culturale che va conosciuta e con cui dobbiamo trovare canali di comunicazione liberi da pregiudiziali ideologiche.

Dopo 12 mesi e oltre 30 iniziative, tra gli eventi principali e quelli collegati, si conclude così Utopia500. Cinquecento anni fa, nel dicembre 1516, Thomas More pubblicò "Utopia": l'isola dell'eguaglianza, della giustizia, della dignità per tutti. Non solo una provocazione forte ma ironica e raffinata all'Inghilterra del tempo ma anche l'invenzione di una parola geniale, fortunatissima e discussa, che sarebbe stata al centro del dibattito politico per il mezzo millennio successivo, fino ai nostri giorni.

Quest'anno, per rendere vivo e attuale questo anniversario, la casa editrice Il Margine ha ripubblicato l'Utopia di Tommaso Moro - prima in Italia - con la nuova traduzione di Lia Guardini e la cura di Francesco Ghia. E ha ideato, con il sostegno del servizio attività culturali della Provincia di Trento, un programma annuale di incontri, confronti, spettacoli e mostre intitolato "Utopia500 - Cercando una società più giusta".

Il tema è di bruciante attualità nell'epoca contemporanea: "Occidente e Islam: il dialogo NON è un'utopia". Introduce il professore Massimo Campanini, uno dei massimi esperti italiani di pensiero islamico. Prologo ed epilogo musicale del Trio Kosmos (Giordano Angeli, Corrado Bungaro, Carlo La Manna).

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ADOLFO PEREZ ESQUIVEL, L'UTOPIA VISSUTA

C'è un diritto all'utopia? C'è la possibilità di pensare che la storia che stiamo vivendo, fatta di conflitti, guerre, fame, carestie, povertà diffusa e giochi di potere, non esaurisca tutta l'esistenza umana? Ma che ci sia dell'altro, ossia la possibilità di dare forma a una globalizzazione della speranza come direbbe Papa Francesco, ossia un mondo davvero di solidarietà fraterna e di amicizia fra gli uomini e i popoli?
Adolfo Pérez Esquivel è uno degli uomini di pace che ha segnato la storia del mondo e in modo particolare la storia del continente latinoamericano. Il premio Nobel per la pace la più famosa vittima della dittatura argentina ne ha parlato a Trento e Bolzano in due distinti incontri.

Nel 1980 ha ricevuto il premio Nobel per la pace come omaggio alla sua tenace opera di opposizione alla dittatura argentina, un Nobel che molto probabilmente quell'anno sarebbe dovuto andare all'arcivescovo di San Salvador, monsignor Oscar Arnulfo Romero, se non fosse stato ammazzato troppo presto, ossia il 24 marzo del 1980. Esquivel ha ricordato tante volte monsignor Romero, come simbolo di lotta cristiana contro la violenza e la prepotenza del potere.

Adolfo Pérez Esquivel (Buenos Aires 26 novembre 1931) ha frequentato l'Escuela Nacional de Bellas Artes e l'Universidad Nacional de La Plata, dove è diventato architetto e scultore. Per venticinque anni, ha insegnato architettura nelle scuole secondarie e in quelle di livello accademico. Negli anni Sessanta inizia a collaborare con alcuni gruppi pacifisti di cristiani latinoamericani. Nel 1974, decide di lasciare l'insegnamento per dedicarsi interamente all'assistenza ai poveri e alla lotta contro le ingiustizie sociali e politiche, attraverso la prassi della non-violenza. Dopo il colpo di Stato di Jorge Rafael Videla (avvenuto il 24 marzo 1976), Adolfo Oérez Esquivel ha contribuito alla formazione di “El Ejercito de Paz y Justicia” un'associazione di difesa dei diritti umani che si è prodigata anche per assistere le famiglie delle vittime del regime e della guerra delle Falklands. Viene arrestato nel 1975 dalla polizia brasiliana e nel 1976 viene incarcerato in Ecuador. Nel 1977 viene fermato dalla polizia argentina, che lo tortura e lo tiene in stato di fermo per 14 mesi senza processo. Mentre si trova in prigione, riceve il Memoriale della Pace di Papa Giovanni XXIII. Nel 1980 viene insignito del Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi contro la dittatura ed in favore dei diritti umani. Nel 1999 riceve anche il Premio Pacem in Terris. Nel 1995 pubblica il libro Caminando junto al Pueblo, nel quale racconta la sua esperienza. Dal 2003 è presidente della Lega internazionale per i diritti umani e la liberazione dei popoli. È inoltre membro del Tribunale popolare permanente.

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