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Il fascino di Tabarka, Bizerta e Bulla Regia

Il fascino di Tabarka, Bizerta e Bulla Regialago_di_Ichkeul_1.jpgbizerta.jpgBizerta5.jpgBulla_Regia_1_6.jpgBulla_Regia_mosaici_2_2.jpgBulla_Regia_mosaici_2_4.jpgTabarka_5.jpg
di Laura Perolfi

(Tabarka 17-22 gennaio 2015) - Il Nord Tunisia offre con Tunisi, Sidi Bou Said e Cartagine, i principali poli di attrazione. Nella capitale oltre alla Medina una tappa obbligata è il meraviglioso museo del Bardo, rinnovato architettonicamente e diventato uno dei musei di più avanzata concezione. Ma a Nord stanno prendendo quota anche le destinazioni di Tabarka e Bizerta con il lago di Ichkeul Parco Nazionale dal 1980 e patrimonio Unesco, uno degli angoli di Mediterraneo più battuti dagli uccelli migratori in cerca di spazi caldi in cui svernare.

"Il Mediterraneo ti fa sentire a casa" afferma la guida turistica che ci accompagna verso Biserta. E' gennaio, nuvole bigie sfiorano l'acqua verde-nera del mare, e mi sento parte del 'Mediterraneo' e pronta a riscoprire, da italiani, il fascino dell'antichità e della storia, che ci lega alla Tunisia e si intreccia inevitabilmente con la nostra.

Siamo diretti a Bizerta, ma il tragitto che si percorre prima di raggiungerla, ci permette di attraversare la zona del Parco Nazionale, annesso alla catena dell'Atlante Montuosa, cui fa capo il lago di Ichkeul distante 75 km da Tunisi e  25 da Bizerta, con  un'idrologia davvero unica. Ichkeul è un lago ma è anche un monte che fa da sfondo a una pianura. La zona del Parco si estende per circa 13 mila ettari, e il paesaggio  in inverno è davvero suggestivo, per i colori, il silenzio e i profili appena filtrati da una lieve foschia, che lo rendono lunare anche alla luce del giorno. Qui lago e mare si incontrano, collegati da uno stretto canale realizzato dai Cartaginesi. 
 
Questo ecosistema è  detto anche 'zona umida' e, insieme  a palude, montagna e lago, contribuisce alla formazione di un micro-clima unico nella sua particolarità.
D'inverno l'acqua dolce del lago è alimentata dai torrenti. In estate, i torrenti si seccano e vedono diminuire il normale corso dell'acqua; è l'acqua del lago di Bizerte, un mare chiuso lì vicino, che  si riversa tramite il torrente Tindja, e che aumenta la salinità dell'acqua fino al 40%.

Questa depressione si riscontrava già  2 milioni di anni fa nel deserto. La salinità, che cambia ciclicamente la flora,  permette  da primavera ad agosto - la crescita un'erba detta  ‘potamogeton’, fondamentale nutrimento per numerosi uccelli.

Monsieur Habbib, ex Direttore del Museo del Parco Nazionale ci illustra, con passione e interesse scientifico, i fenomeni straordinari di questi luoghi. Da lui apprendiamo che in tutta la Tunisia, si contano 17 parchi naturali e 24 riserve, ma solo quest'area è importante scalo per circa 300 mila uccelli migratori che ogni anno vengono a svernare qui, aumentando la bellezza e la magia del luogo. Nell'arco dell'anno le frequenti piogge (circa 600 ml ) e l'effetto dell'evaporazione del lago fanno sì che flora e fauna si modifichino frequentemente, non a caso si contano 20 specie di rapaci, 24 diverse specie di pesci e  530 specie vegetali.

Qui sgorgano spontanee sorgenti di acqua termale a 45°, oltre a grotte di stalattiti che offrono habitat adeguato a 5 specie di pipistrelli. Mensilmente visitano questo luogo dai 20 ai 30 studiosi e ornitologi di nazionalità diverse senza contare i collegamenti universitari in ambito europeo con Italia, Francia, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Germania .

La zona è di grande interesse sportivo (per il trekking) e turistico. Ed è proprio sviluppando queste attenzioni che l'amministrazione locale si sta muovendo, proponendo un'accoglienza adeguata ai visitatori,  garantendo così sostegno economico alla piccola comunità (circa 100 famiglie) che abita  all'interno del parco stesso e che vive  di agricoltura e pastorizia. Anche il progetto  'bio' intende  dare risalto ai prodotti locali quali: capperi, miele, olio, carrube, fichi d'india. 

Lasciamo il lago Ickeul per 'salpare' verso Bizerta. Tra uno spostamento e l'altro, la nostra guida paziente Sahlad Matmati, ci racconta  le sue 'mille e una notte tunisine', nell'edizione più aggiornata, riprende con cura i riferimenti storici da cui era partito, aneddoti sui luoghi, le civiltà, i commerci, i riferimenti storici dal III secolo a.C. 

In un capanno improvvisato una donna prepara un pane morbido, tipico tunisino, fatto di semola acqua e sale  il mlaui, deliziosa crèpe morbida, si gusta con la salsa piccantissima 'arissa', o con olio e miele. Di  tradizione berbera, la si può ritrovare fino a Marrakech. 

Bizerta ha sempre ricoperto un ruolo di grande importanza dall'epoca punica fino ai giorni nostri, proprio per il suo porto e la posizione dominante su mare."Benzert" (in arabo  porto vecchio) è il primo porto tipico nel Mediterraneo. Racchiude  una doppia cittadella, con la grande Kasbah , fortezza militare e sede del Governatore, e la Ksiba, la piccola kasba tutta murata, e di controllo all'accesso al porto, entrambe costruite nel XVII sec.

Da Benzert per gli arabi, diventò poi Bizerte per i francesi che la occuparono dal 1881 facendola diventare una potente base navale che non vollero lasciare neppure dopo l'indipendenza della Tunisia (se ne andarono infatti un anno dopo nel 1963).

Oggi è centro industriale, commerciale, c'è una raffineria sul porto, poiché nella parte stepposa - in pieno deserto Sahara - si trova il petrolio. Fabbriche di cemento, industria tessile: qui si lavora per Armani  e per  Benetton perchè  la manodopera è molto qualificata. Dista 66 Km da Tunisi ed è la parte più settentrionale della Tunisia. Bellissime spiagge dorate  costeggiano il litorale dando spazio sempre crescente alle attività legate al turismo .
 
Quel legame che intreccia la storia italiana a quella tunisina si sente forte a Bulla Regia. Lo scenario di questa città romana della prima metà del III d c  in territorio tunisino, è straordinario.
E' un sito archeologico, non troppo vasto, fornito di 'chalet'. La regione è caldissima, e per far fronte alle condizioni climatiche incontriamo questa fantasia ingenieristica  e unica, per le caratteristiche che si scoprono visitandola  man mano, come per l'appunto, il piano completamente interrato a beneficio di una temperatura più fresca. Ricca di vestigia romane, al centro di una fertilissima pianura, ha sullo sfondo 'sitimu', le cave in marmo giallo e rosa, per le quali Traiano fece costruire un ponte sul fiume Mejerda, al fine di facilitarne il trasporto verso Roma.

Il complesso è proprio come appare dalle fotografie: senza insediamenti vicini e forse questo è anche il motivo per cui possiamo ammirarne la bellezza fino ai giorni nostri. Tale è la cura qui, non solo per i luoghi, ma soprattutto per le  persone che siamo scortatissimi da due Range Rover cariche di militari che ci indicano gli accessi in Bulla, da una stanza all'altra, in punta di fucile, del resto si sa siamo in zona di confine, e davanti a certe precauzioni si accetta di buon grado.
 
Le diverse abitazioni sotterranee appartenute a persone di rango, sono decorate con splendidi mosaici  e riconoscibili anche dai simboli, degli allora club di appartenenza (la corona radiata o una sorta di Y). I club erano riferibili alle tifoserie  che  coinvolgevano i gladiatori, o le corse dei carri, che si svolgevano nell'anfiteatro costruito dai romani della vicina El Jem.
 
La bellezza di questi mosaici con tessere molto piccole e particolarissime,  salta immediatamente  all'occhio, e,nonostante l'apparente  stato di  semi abbandono, rimangono ancora ben conservati. Sono  diverse le abitazioni con decori su intere pareti o per tutta la pavimentazione, di solito  nel triclinium, la sala da pranzo, si illustrano le azioni di caccia, ma anche la pesca, il raccolto, e - come nei mosaici trasferiti al Museo del Bardo - vengono illustrati anche i cibi. Una sorta di menu mosaicato che la famiglia può pensare di offrire agli ospiti.
Rinomate erano  le scuole musive da qui fino a Cartagine. Nella Casa della Caccia sono visibili i particolari di servizi igienici e  canalizzazioni che servivano a rinfrescare gli ambienti spruzzando acqua sui pavimenti.


< le foto sono di: Laura Perolfi


Ma il mosaico più bello è nella Casa di Anfitrite (una nereide), detta anche Villa di Venere, di ispirazione marina poiché Anfitrite era appunto una ninfa del mare.
Sullo sfondo, l'effige della  probabile padrona di casa, cui sono stati derubati gli occhi perché incastonati di pietre preziose. Particolare il battistero a forma di croce delineata nel terreno, in prossimità di due basiliche gemelle bizantine, costruite una a fianco all'altra ma erette in periodi diversi probabilmente proprio per le crescenti esigenze della comunità cristiana in espansione. E' distinguibile l'abside e parte della canonica con i probabili appartamenti del clero. A Bulla Regia si conserva anche il Teatron, teatro a emiciclo con palco superiore alla prima fila.

Verso il confine con l'Algeria si può salpare alla volta dell'isolotto di Tabarka tra storie di corsari e di terrore. Anche Tabarka fu trasformata dai romani in un porto molto attivo, da cui partivano olio, marmi pregiati, coralli e altre ricchezze verso l'Italia. Ricchezze, che spinsero due ricche famiglie genovesi ad avanzare mire di possesso su questo isolotto, ora collegato alla terraferma. Si narra infatti, che il Capitano del corsaro Barbarossa, sia stato catturato dai genovesi nel conflitto del 1541 quando il Mediterraneo era scenario di battaglie tra turchi, spagnoli e corsari. Pare che proprio in cambio della libertà dell'amico, il Barbarossa abbia ceduto ai genovesi il castello che venne dagli stessi  prontamente fortificato rendendolo, ancora oggi, simbolo di questa città. Suggestiva la visita a 'les aiguilles' piccoli faraglioni di forma conica.
Situata nella Krumiria, regione ricca di foreste rigogliose, Tabarka deve la sua ricchezza al commercio. L'entroterra dà ferro, piombo e rame, marmo di Chemtou, cereali, grano, sughero e ciliegi.

I fondali sono ricchi di pesce e di corallo rosso che viene pescato e lavorato, oltre a  costituirne un'importante risorsa turistica  e commerciale. Dalla cima del castello dei genovesi, si ammira la morbidezza di tutta la costa dorata e il teatro che si scorge sul mare, a ridosso delle colline, è importante meta di festival internazionali di jazz.

Le isole La Galite si manifestano da lontano, più a nord. E parlano di un Mediterraneo che è davvero la nostra casa comune.

Laura Perolfi - www.giornalesentire.it (riproduzione vietata)

il viaggio è stato realizzato dal 17 al 22 gennaio 2015
a Ichkeul, Tunisi, Tabarka, Bizerta, Bulla Regia

in collaborazione con Ente Tunisino del Turismo
http://www.tunisiaturismo.it/


 

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