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Salute

Libertą di cura e vaccini

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il commento

di Manuel D'Elia - Libertà. Ne abbiamo approfittato troppo, e quindi adesso stanno per toglierla? E’ notizia di questi giorni che l’assemblea degli assessori alla salute italiani ha riscontrato che la percentuale di genitori che hanno deciso di non far vaccinare i propri figli sta diventando paurosamente alta.

E’ quindi opportuno introdurre delle misure correttive. Nello specifico, ecco che l’assemblea ha partorito l’idea di vietare ai bambini non vaccinati la frequenza scolastica. Libertà di cura? Sorpassata!

In più, si sta studiando l’opportunità di radiare dall’ordine i medici che hanno l’ardire di suggerire ai genitori di non far vaccinare i propri figli. Libertà di espressione? Superata!

Viene subito da chiedersi: perché? Se gli altri bambini sono vaccinati, che rischio corrono a frequentare i bambini non vaccinati? Non dovrebbero essere i primi già ampiamente protetti dalle patologie che, secondo l’assemblea degli assessori, minacciano i secondi?



< Le foto di questa pagina vengono da una campagna virale
sui social network, partita da una madre di un bambino
danneggiato da vaccino che ha deciso di "metterci la faccia"
seguita da altri genitori




Significa forse che i vaccini non funzionano e che la protezione che offrono non è sicura?

E poi, in ogni caso, come la mettiamo quando i bambini sono fuori da scuola? Al parco, all’oratorio, in campeggio, per strada? Obblighiamo per sicurezza a mettere un qualche segno distintivo ai non vaccinati, così non rischiano di venire a contatto con i vaccinati? Una fascia colorata al braccio, un cappello particolare, un tatuaggio?

In realtà tutto questo allarmismo sembra far comodo soprattutto all’industria farmaceutica, che dalla vendita di vaccini trae buona parte delle sue entrate. Solo per quanto riguarda l’Italia, stando a quanto riporta Repubblica, il piano vaccinale ha un costo di circa 200 milioni di euro l’anno.

Ascoltando un po’ di pareri in giro, è piuttosto diffusa la convinzione che la pratica vaccinale vada contro gli interessi di Big Pharma, che guadagnerebbe di più nel vendere i farmaci per curare le malattie piuttosto che essere “obbligata” a fornire gli “economici” vaccini che queste malattie le bloccherebbero invece all’origine.

Non si tiene però conto del fatto che il vaccino obbligatorio rappresenta un’entrata sicura per le casse di Big Pharma, mentre la malattia in assenza di vaccino verrebbe contratta solo da una piccola percentuale di popolazione. Ammesso e non concesso che il vaccino protegga effettivamente dalla malattia, ma questo è un altro discorso.

Per smontare completamente questa teoria, comunque, è sufficiente ricordare come l’obbligatorietà del vaccino contro l’epatite B in Italia sia il frutto del pagamento di una tangente da parte della Glaxo-Smith-Kline all’allora Ministro della Sanità De Lorenzo.

Seicento milioni di lire pagati dall’industria farmaceutica per rendere obbligatorio un vaccino (che, per inciso, è comunque tutt’ora obbligatorio, nonostante le varie sentenze passate in giudicato) significano che gli interessi economici in campo vedono decisamente più redditizio il mercato dei vaccini piuttosto che quello delle cure.

E se questo vale per l’epatite B, dove un esito negativo può portare ad esempio al trapianto di fegato con il corollario di farmaci antirigetto che possono essere venduti (vita natural durante del paziente), non può che valere ancora di più per una malattia come il morbillo, che difficilmente lascia strascichi così importanti da richiedere cure per tutta la vita.

Si può quindi affermare che, da un lato l’industria farmaceutica ha tutte le ragioni (economiche) per fare attività di lobby affinché la pratica vaccinale venga estesa sempre di più. Dall’altro, che è già ricorsa in passato a mezzi illeciti per far sì che ciò avvenisse.

E per quanto riguarda il contenuto dei vaccini? Il dott. Stefano Montanari, famoso a suo tempo per la vicenda del microscopio elettronico con Beppe Grillo, è uno dei maggiori esperti di nanodiagnostica. Ha analizzato il contenuto di 27 vaccini, riscontrando in tutti tranne uno (l’unico destinato agli animali e non all’uomo!) un contenuto di polveri solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. Il fatto che abbia pubblicamente denunciato questo fatto senza averne avuto di ritorno a sua volta una denuncia per danni da parte dei produttori di vaccini, è già un’implicita prova che i suoi risultati siano corretti.

E questo è quello che viene iniettato a bambini di tre mesi di età, con un sistema immunitario in costruzione, ancora non pronti a ricevere una botta di sei vaccini con il corollario di sostanze estranee che si portano dietro.



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Ma poi, perché sei vaccini, se gli obbligatori in Italia sono quattro? Per il motivo molto semplice che non è disponibile il vaccino quadrivalente, nessuno lo produce e lo Stato non chiede che venga prodotto. Chi vaccina il proprio figlio non ha quindi alternative se non l’esavalente. Che è come dire che l’obbligo di legge è per quattro vaccini, ma siccome quei quattro vengono con altri due, devi fartene per forza sei. In tutto questo ovviamente non c’è stata nessuna manovra dell’industria farmaceutica per aumentare i propri guadagni.

Un’altra assunzione che viene fatta pro-vaccino è che questa pratica contribuisce a creare la cosiddetta immunità del branco (o del gregge). In pratica, se si diffonde un’epidemia in una popolazione con un tasso di immunità (in teoria grazie alla vaccinazione) superiore ad una certa percentuale (attualmente stimata al 95%), questa non ha modo di propagarsi e quindi risultano protetti anche i soggetti che, per qualsiasi motivo, non si sono vaccinati (per scelta o per necessità).

In realtà anche questa assunzione viene messa in crisi. Dal punto di vista empirico, con i casi da una parte di popolazioni non vaccinate e nelle quali non si presentano più alcune malattie, dall’altra con i casi di popolazioni vaccinate con percentuali superiori al 99%, nelle quali compaiono comunque ancora focolai di epidemie.

Inoltre, è stato riconosciuto che proprio grazie all’immunità del branco i micro organismi patogeni possono essere spinti ad un’evoluzione, generando e/o facendo emergere ceppi più dannosi verso i quali nessuno sarebbe quindi protetto.

Un’altra questione aperta è quella dell’effettivo ruolo che i vaccini hanno avuto nel contrastare le malattie. E’ possibile infatti osservare grafici che dimostrano come l’incidenza di alcune malattie (morbillo, pertosse, ecc.) fosse in costante diminuizione già da molto prima dell’introduzione del vaccino. Questo viene imputato alle migliorate condizioni igienico-sanitarie, che di per se rendono molto meno pericolose malattie un tempo spesso mortali.

Il ruolo dei vaccini quali salvatori dell’umanità passerebbe quindi in deciso secondo piano (fino quasi a scomparire) in confronto a quello avuto dai nuovi impianti fognari, un’alimentazione equilibrata, alla conservazione dei cibi ecc.

Curiosamente, di fronte a questi grafici una reazione comune è di rifiuto (“sono falsi”), ma non si riesce, da questi “scettici”, a ottenerne di più ufficiali che dimostrino invece il ruolo determinante dei vaccini (ovviamente su scala temporale di almeno un secolo, per poter apprezzare il trend della malattia sul lungo periodo e non solo in prossimità dell’introduzione del vaccino).

Viene anzi ribattuto che tali dati non esistono, perché una volta queste statistiche non si tenevano. Anche fosse vero, da dove deriva allora questa sicurezza che i vaccini abbiano salvato l’umanità, se non si trovano dati a supporto di questa tesi?
 

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