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Salute

Vaccino antinfluenzale: serve davvero?

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di Manuel D'Elia

17.10.2016 - Pronte 70 mila dosi di vaccino antinfluenzale: tante sono quelle già acquistate dall’APSS di Trento per far fronte all’epidemia di quest’anno. La campagna vaccinale inizierà ufficialmente il prossimo 2 novembre, mentre quella mediatica è già iniziata.
Quanto ci costa? Prendendo per buoni i dati raccolti dalla giornalista Alessandra Fabbretti, che per il 2014 ha stimato una spesa totale a livello italiano di quasi 90 milioni di euro per 10 milioni di dosi, possiamo dedurre, quest’anno, un esborso superiore a 600 mila euro per il solo Trentino.
Certo, se il vaccino funziona si può anche dire che sono soldi spesi bene. Ma è così?

E’ interessante in proposito leggere quanto pubblicato da una fonte al di sopra di ogni sospetto, l’Agenzia del Farmaco. Si trova infatti in rete il Bollettino Italiano del Farmaco, che nel 2009 pubblicava un’intervista al dott. Tom Jefferson, co-autore di uno studio, pubblicato sul prestigioso British Medical Journal.
Leggiamo nell’intervista le motivazioni che hanno spinto gli autori a fare questa ricerca (in corsivo).

“Il movente principale dello studio, il razionale, era la curiosità, come al solito: cercare di capire come mai a fronte di prove di efficacia scarse o assenti e una valutazione di sicurezza deficitaria, i vaccini influenzali sono diventati una specie di “vacca sacra” nel giro di una decade. Anche nonostante un crollo completo della mortalità – non per influenza – ma mortalità relativa all’influenza (ad esempio broncopolmonite) osservato dal 1945 a oggi in America. È un argomento che ci affascina perché, come i lettori sapranno, noi abbiamo fatto diverse revisioni Cochrane su questo argomento avendole successivamente aggiornate: e nonostante questi dubbi sulla validità delle prove scientifiche su questi vaccini, perplessità che ora stanno diventando crescenti nella comunità scientifica, governi, media, key opinion leaders (vale a dire quindi quei “personaggi” che si vedono e si sentono sui media e che discettano sull’argomento) continuano tranquillamente a raccomandare l’uso di questi vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove scientifiche. Ci saranno dei motivi?”

Da quanto pare di capire leggendo l’intervista, il 96% di tutti gli studi disponibili dal 1948 ad oggi sui vaccini antinfluenzali sono di “infima qualità”. In più, i ricercatori hanno verificato che più lo studio era scadente, più entusiastici erano i risultati per i prodotti. Senza sorpresa: i risultati erano tanto più trionfalistici quanto più gli studi erano finanziati dall’industria farmaceutica.

La vera novità, per i ricercatori, è stata scoprire che i lavori “commissionati” da Big Pharma erano quelli pubblicati su riviste con maggiore impact factor (e quindi ritenuti più autorevoli). E’ ovvio come tutto questo porti ad una distorsione rispetto all’efficacia del vaccino e spieghi il motivo per cui tanto si prodiga la sanità pubblica ad acquistare sempre più dosi, a fronte di tagli sempre più numerosi in altri settori.

Questo, tra l’altro, con buona pace di chi afferma che Big Pharma, a conti fatti, guadagnerebbe di più curando l’influenza che non prevenendola con i vaccini. Non si capirebbe infatti, se così fosse, perché l’Industria spinga così tanto a divulgare studi scadenti a favore dei vaccini.

Ma cosa possiamo dire dell’effettiva efficacia del vaccino antinfluenzale? Prendendo per buoni i dati del governativo CDC (Centre for Desease Control, ente governativo americano), pur tenendo presente quanto ricordato da Jefferson in merito alla validità degli studi effettuati, viene stimato un tasso di efficacia, dal 2005 al 2016, pari a circa il 40%. Ma attenzione: questa è la (supposta) efficacia del vaccino contro i tipi di virus per i quali è stato prodotto. Se però il virus che effettivamente ci colpisce è diverso dalle previsioni, il tasso di efficacia, cioè la probabilità di non prendersi l’influenza a seguito del vaccino, cala drasticamente. Come ricorda la già citata Fabbretti, nel 2014 il virus a maggiore diffusione è risultato essere, di gran lunga, appartenere ad un ceppo per il quale il vaccino non offriva protezione. Questo, come emerge da studi del CDC, era già noto a ottobre 2014, ma nonostante questo l’invito a vaccinarsi contro l’influenza è proseguito come al solito.

Merita una lettura l’articolo, citato nelle fonti, pubblicato sul sito di ASSIS (Associazione di Studi e Informazione sulla Salute) che, riportando dati ufficiali da numerosi studi, segnala benefici scarsi o nulli del vaccino antinfluenzale.
Insomma, la coperta per le spese della Sanità è sempre più corta, ma i soldi per i vaccini si trovano sempre. Nonostante i dati ufficiali in merito alla loro efficacia siano quantomeno discutibili. E’ una cosa che fa pensare.
Un’ultima avvertenza: noi non siamo medici, quindi non consigliamo ne di fare il vaccino ne di non farlo. Consigliamo solo di essere informati, qualunque sarà la scelta che farete.


Fonti
Famiglia Cristiana - Vaccino anti influenzale. Quanto costa? E quanto protegge?

Bollettino d’Informazione dei Farmaci - Studi sui vaccini influenzali e finanziamenti

CDC - Seasonal Influenza Vaccine Effectiveness, 2005-2016

ASSIS - Vaccinazione antinfluenzale. Indicazioni fittizie o motivate?
 

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