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Vajont: sì, si poteva evitare

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Tragedia annunciata

Le testimonianze sono uscite a più di 50 anni dalla tragedia e danno conferma degli interessi che hanno ingabbiato il nostro paese. La gente aveva avuto subito la certezza. "Maledetti" dicevano a poche ore dalla tragedia intendendo quelli della Sade. E pochi giorni prima del disastro tutti sentivano di poter fare la fine del topo. Ne parlavano persino i tecnici della diga che uscivano alla sera e nel dopolavoro confidavano i loro timori. C'erano già stati degli scivolamenti di pochi centimetri.

Il sindaco del paese era preoccupato, chiamava il genio Civile di Belluno senza però avere rassicurazioni certe. L'invito era - anche a lui - di non dar corpo agli allarmismi. Ma già due giorni prima del disastro il monte si stava muovendo. Ma tutto remava contro: anche un telegramma urgente che segnalava l'imminenza del pericolo..fu spedito per posta ordinaria e arrivò a Roma una settimana dopo il disastro.

Tina Merlin, giornalista, era stata denunciata per aver scritto del pericolo incombente. Fu processata e assolta e quella assoluzione confermava che il pericolo esisteva. Finchè il boato e il vento gelido travolse tutto: una tragedia annunciata. "Avevo sconvolto l'ordine della Sade" commentò dopo la tragedia la giornalista che fu accusata di turbare l'ordine pubblico.

Il 12 ottobre, a disastro avvenuto, tutto il mondo manda giornalisti sul Vajont. Tina Merlin viene intervistata ma le sue dichiarazioni alla tv francese vengono fermate dal governo gollista che censura l'intervista su richiesta di quello italiano. La notizia in Francia esplode e la tv si vede costretta a pubblicarla, per poi farla sparire.

Tina Merlin aveva raccontato ai colleghi d'oltralpe di aver partecipato ad una assemblea di contadini ertani che erano convinti del pericolo. Erto era un paese  cresciuto infatti su una frana.
 




< foto: Tina Merlin



"La Sade aveva un geologo che nonostante ciò aveva fatto una perizia favorevole. Perciò i contadini si mossero per sentire un altro geologo internazionale che aveva dichiarato "pura follia" costruire una diga in quel luogo. Dunque la popolazione sapeva e si era anche mossa per fermare l'opera senza riuscirci" aveva raccontato alla tv francese la coraggiosa giornalista.

Le prove che ci fosse un pericolo fondato vennero fuori 8 giorni dopo il disastro e la stampa cominciò ad occuparsene: esisteva persino uno studio che simulava l'ondata di acqua che sarebbe venuta da un probabile distacco del monte Toc.

A chi farà uscire le carte saranno riservate persecuzioni di vario tipo come al geologo dell'Istituto di Idraulica Lorenzo Rizzato che aveva fatto i rilievi. E lo stesso accade al notaio Isidoro Chiarelli che si vide arrivare nello studio di Longarone, il giorno prima della tragedia (!), i tecnici della Sade che compravano con grande urgenza i lotti di terreno che sarebbero dovuti cadere con una frana "pilotata". Lo ha raccontato la figlia Francesca Chiarelli in queste ultime settimane.

Il notaio testimoniò al processo tenutosi all'Aquila ma non venne creduto. E dopo la tragedia il notaio subì pressioni di varia natura.

E non ebbe vita facile nemmeno Eduardo Semenza, figlio del progettista ing. Semenza, che cercò di convincere il padre sulla pericolosità di quella frana che era lì sin da epoca della preistorica. "Non mi credeva" ebbe il coraggio di dire. Consigliò di desistere dal progetto, ma la diga era ormai in fase di avanzata realizzaione e stava per essere consegnata.  Eduardo Semenza aveva calcolato il fronte su un lunghezza di 2 km, era alta 1 km, ovvero 2000 milioni di metri cubi di roccia poggiati su uno strato detritico e argillloso.




< foto: l'avv. Sandro Canestrini a L'Aquila 



La sua relazione è del '59. Sbagliò di poco le sue previsioni. Il geologo austriaco Leopold Muller aveva studiato la mobilità della montagna e le possibili conseguenze. Venne consigliato il livello massimo delle acque che non doveva essere superato per evitare tracimazioni in caso di distacco. Venne anche prodotto un modello idraulico e in gran segreto venne fatta una sperimentazione alla centrale idroelettrica di Nove (frazione di Vittorio Veneto) e si videro chiaramente gli effetti devastanti che un distacco poteva provocare. E siamo nel 1961, la tragedia è del 1963.

Nei giorni antecedenti la tragedia, dopo che alcuni distacchi si erano già effettuati (e Tina Merlin ne aveva puntualmente riferito e scritto), le acque erano al di sopra del livello così cominciarono gli svasi, maprodussero l'effetto contrario di accellerare la frana che proprio nell'acqua aveva trovato il suo contenimento.

Dopo 50 anni la verità c'è, la tragedia si poteva evitare: 1910 vittime innocenti che sapevano però di andare incontro alla morte e l'attesero - senza saperlo - in casa davanti alla tv. Intere famiglie furono decimate. Ottocentomila metri cubi di roccia erano venuti giù. La diga progettata da Semenza e voluta dal conte Volpi di Misurata aveva segnato la storia del Bellunese e gettato le prime basi dell'Italia dei misteri e dei poteri forti.
www.giornalesentire.it - ottobre 2016

 

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