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Ambiente

Giochi di guerra e ...disastri ambientali

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di Antonio Mazzeo

Un disastro ambientale di proporzioni enormi, ingiustificato, inaccettabile. Mercoledì 4 settembre, a Capo Frasca (provincia del Medio Campidano) trenta ettari di macchia mediterranea di grande pregio sono stati devastati a seguito dell’esplosione di un missile sganciato da un cacciabombardiere. L’ennesimo war game in un’isola, la Sardegna, dove sorgono i più grandi poligoni terrestri e aereonavali del Mediterraneo. Ed ora altri danni potrebbero interessare la Sicilia: Punta Bianca, Agrigento.

Il Comando Regione Militare Sud ha reso pubblico il calendario per il quarto trimestre 2014 delle esercitazioni “con utilizzo di armi da fuoco portatili e di reparto” presso il poligono di tiro fisso Drasy, tra la riva del fiume Naro e località Punta Bianca, Agrigento, a meno di una decina di km della Valle dei Templi (patrimonio UNESCO). Ebbene: dalle ore 8 a mezzanotte, ogni giorno, tutti i giorni, dall’1 ottobre sino a Natale, escluse le domeniche e le feste dei morti e dell’Immacolata le esercitazioni saranno... no stop.

A preoccupare gli ambientalisti è l’inquinamento del suolo e delle acque generato dai composti chimici dispersi con i tiri a fuoco e le grandi manovre di carri e blindati. Una contaminazione pericolosa per la salute e l’habitat naturale a cui non si sottraggono né le vie di accesso, né le spiagge di Punta Bianca, frequentate da turisti locali e internazionali nel solo periodo in cui le esercitazioni vengono sospese, da metà giugno a metà settembre.

Con ordinanza della Capitaneria di Porto Empedocle, nei periodi e negli orari dei cannoneggiamenti, è vietato il transito e la sosta di persone e veicoli nell’area demaniale marittima lungo la costa inclusa nel poligono, nonché la navigazione, l’ormeggio e la balneazione nel tratto di mare antistante. Alle guerre bisogna addestrarsi con cura e ufficiali e fanti devono affratellarsi con carri armati, cingolati e mitraglie. Peccato che l’area del poligono Drasy Punta Bianca siano uno degli ultimi paradisi paesaggistici e naturalistici della Sicilia, individuata con decreto regionale del 13 aprile 2001 come riserva naturale da istituire e assicurare alla pubblica fruizione.

Dall’alto, il territorio sembra un po’ la luna e un po’ un deserto roccioso: crateri dovunque, canyon e faglie, solchi aridi e profondi. Nulla d’antico o naturale, sono le lacerazioni e le ferite lasciate dalle ogive sparate dai reparti dell’esercito italiano e delle forze armate Usa di stanza in Sicilia. Sul terreno fanno cattiva mostra di sé i bossoli e i residui di munizioni. Un crimine contro l’uomo e l’ambiente che si perpetua da decenni, puntualmente e ininterrottamente da inizio autunno all’estate.

Durante le esercitazioni di fine anno 2013, i mezzi pesanti del 4° Reggimento genio guastatori e del 6° Reggimento “Lancieri Aosta” di Palermo hanno reso completamente inagibile il sistema viario di Punta Bianca e i boati dei war games hanno fatto tremare la terra di mezza provincia, i vetri delle abitazioni e persino i fragili colonnati dei templi greci. Le autoblindo cacciacarri “Centauro”, prodotte dal consorzio Iveco-Fiat-Oto Melara, hanno disseminato nella riserva naturale promessa i proiettili esplosi dalle mitragliatrici MG-42/59 (munite di 4.000 cartucce da 7,62 mm) e dai cannoni da 105 millimetri. L’8 gennaio scorso, un intero pezzo collinare è franato giù sulla splendida spiaggia di Punta Bianca e a mare. Ma smottamenti e frane sono all’ordine del giorno. “I boati e le vibrazioni causate dalle esercitazioni militari sono certamente una concausa e forse anche un elemento scatenante delle frequenti frane che hanno colpito la costa che, con la complicità dell’erosione, abbiamo visto arretrare di diversi metri negli ultimi decenni”, afferma Claudio Lombardo, presidente dell’associazione Mareamico di Agrigento.

Le associazioni Legambiente, Mareamico e Marevivo hanno più volte chiesto alle autorità regionali di effettuare controlli nel territorio per rilevare la presenza o meno di radioattività e metalli pesanti (cadmio, antimonio, piombo, nickel, rame, vanadio, zinco, ecc.). Il 22 gennaio 2014, una delegazione di ambientalisti è stata convocata dalla Commissione Territorio e Ambiente del Senato, presidente l’agrigentino Giuseppe Marinello (Ncd), per approfondire le problematiche relative all’uso del poligono Drasy. Solo a partire dallo scorso mese di marzo, però, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) ha avviato una prima azione di monitoraggio della zona. Le indagini diagnostiche, pesantemente condizionate dalle esercitazioni dei militari della Brigata Aosta, sono proseguite sino a fine maggio.

“I depositi che caratterizzano il pianoro sono costituiti da sabbie, limi e ghiaie; sono quindi sedimenti caratterizzati da una elevata permeabilità. L’erosione costiera in generale è dovuta ad azioni antropiche che hanno alterato gli apporti di sedimenti alle spiagge: cementificazione dei fiumi, realizzazione di porti e barriere frangiflutti, edificazione lungo le coste, ecc... In un contesto generale di dissesto idrogeologico dovuto a cause strutturali ed all’arretramento della linea di costa, va evidenziato che le attività di tiro e l’utilizzo di mezzi pesanti all’interno del Poligono Drasy contribuiscono, con ogni probabilità, ad alterare in negativo il precario equilibrio geomorfologico dell’area e a provocare il collasso del versante”. Per queste ragioni, il geologo di Legambiente ha chiesto formalmente di spostare il poligono in un altro sito, ritenendo “incompatibili le attività di esercitazione militari ivi condotte con la conservazione e la fruizione naturalistica e archeologica della fascia costiera compresa tra Punta Bianca ed il Castello di Palma di Montechiaro”.

L’iter politico-burocratico per istituire la riserva naturale continua intanto a languire negli uffici regionali di Palermo. Era il lontano 23 novembre del 1996, quando Marevivo inoltrò alla Commissione provinciale per la tutela dei beni culturali ed ambientali di Agrigento e all’Assessorato regionale del territorio ed ambiente la proposta di vincolo per il territorio costiero “dalla foce del vallone di Sumera al Castello di Palma di Montechiaro. Il 9 aprile del 1999, la Commissione diede il proprio parere positivo e due anni l’Assessorato regionale rilasciò la dichiarazione di “notevole interesse pubblico del territorio”. D’allora non è più accaduto nulla.

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